Il dialetto veneziano tra letteratura e detti popolari

Set 5, 2016 | curiosità e tradizioni veneziane, enogastronomia, lingua e letteratura, Rialto, società | 0 commenti

Sotoportego del Bancogiro a Rialto

Sotoportego del Bancogiro a Rialto

Carlo Goldoni – il dialetto scritto

A Venezia un itinerario alla scoperta della venezianità e del dialetto ha il suo punto di partenza ideale in Campo San Bartolomeo, famoso luogo di ritrovo dei veneziani. Proprio al centro del campo c’è la statua di Carlo Goldoni, che nelle sue commedie dà al dialetto dignità letteraria e lo usa per descrivere in modo assai efficace la società veneziana del Settecento, in tutte le sue diverse sfumature.

Già da molti secoli prima di lui, le cronache e molta parte dei documenti ufficiali della Serenissima, scritti in dialetto, ci raccontano la storia di Venezia in quel modo sagace e colorito che ne caratterizza la lingua e anche l’indole della sua gente.

Statua di Carlo Goldoni in Campo San Bartolomeo

Statua di Carlo Goldoni in Campo San Bartolomeo

A Rialto: far do ciacoe al marcà (due chiacchiere al mercato) – il dialetto parlato

E dove si può vedere la gente del posto esprimersi con più autenticità se non al mercato?

Allora attraversiamo il Ponte di Rialto e tra i banchi del pesce, della frutta e della verdura – dove i veneziani fanno la spesa – tra articiochi, pomidori e suchete (carciofi, pomodori e zucchine), tra caparosoi, peoci e canoce (vongole veraci, mitili e cicale di mare) si sente il chiacchiericcio della gente e i venditori che siga (parlano a voce alta).

A Venezia tutti parlano il venesian: il dialetto è una lingua molto viva e usata in vario modo da tutte le classi sociali.

Spesa e chiacchiere al mercato di Rialto

Spesa e chiacchiere al mercato di Rialto

…e poi andare a bersi un’ombra

Può capitare allora che qualcuno ti inviti a bere un’ombra, espressione tipica che indica il bicchiere di vino e si rifà alla tradizione secondo cui il vino un tempo veniva servito all’ombra del Campanile. E di certo un’ombra non si può rifiutare e non si può bere solo acqua, perché l’acqua marsise i pai (l’acqua marcisce i pali) e questo in una città come Venezia si sa!

Tra un bicchiere e l’altro si parla dei problemi quotidiani e ci si può sentir dire che xe inutie filar caigo (è inutile filare la nebbia, che in laguna non manca, ma di certo non si può filare!) e che è meglio prenderla con calma che tanto sie ore la cala e sie ore la crese (sei ore cala e sei ore cresce), che è naturalmente riferito alla marea, ma anche all’andamento delle cose della vita che vanno ad alti e bassi, in modo ciclico, come la marea.

Tipico detto veneziano - Prima di parlare taci

Tipico detto veneziano – Prima di parlare taci!

Se poi uno offre da bere e l’altro dice “la prossima volta tocca a me”, una risposta potrebbe essere “Nota sul giaso e metilo al sol a sugar” (annota sul ghiaccio e mettilo al sole ad asciugare).

Così, tra ombra, sole, nebbia e ghiaccio, si finisce sempre a parlar del tempo e dopo essersi rifocillati con un buon bicchiere di prosecco, si è pronti ad iniziare un nuovo itinerario…

Sempre con BestVeniceGuides e così avete la garanzia che… la professionalità non è acqua! 🙂

Un buon bicchiere di prosecco...

Un buon bicchiere di prosecco…

Federica Fresch
BestVeniceGuides
ffresch@alice.it