Ca’ Zenobio e il Collegio armeno di Venezia

Set 12, 2016 | architettura, arte, giardini, palazzo, pittura, società, storia | 0 commenti

Ca’ Zenobio, un palazzo per le feste

Nel sestiere di Dorsoduro, a pochi passi da Campo Santa Margherita e dalla chiesa dei Carmini, si affaccia sul rio un palazzo tardo-barocco, Ca’ Zenobio. Sobrio all’esterno, sontuoso all’interno e vagamente intrigante, tanto da essere diventato negli ultimi anni la perfetta location per feste private e videoclip musicali (per i curiosi: date un’occhiata a “Like a Virgin” di Madonna).

Ma vediamo dove inizia la storia di questo palazzo. Il nome Zenobio è quello di una ricchissima famiglia veronese che attorno al 1690 trasforma un precedente palazzetto gotico in una moderna residenza patrizia. Gli Zenobio, proprietari terrieri, si sono comprati da poco il titolo di nobili veneziani sborsando una cifra astronomica. Aspettano l’occasione giusta per entrare in società, sono ancora ‘foresti’ (come tuttora i veneziani chiamano chi viene da fuori) e l’occasione si presenta di lì a qualche anno con il matrimonio di una giovane Zenobio e un patrizio veneziano. Il palazzo è pronto e serve a questo, a festeggiare!

Venezia, Palazzo Zenobio, facciata

Venezia, Palazzo Zenobio, facciata

Vi sono almeno due buoni motivi per andare a visitare il palazzo: il giardino e il salone da ballo.

Il giardino si estende luminoso sul retro e invisibile dall’esterno, quasi fosse una villa di campagna. Una rarità per Venezia, povera di verde. Sul fondo è chiuso da una loggetta settecentesca che gli Zenobio usavano per incontri letterari.

Venezia, Palazzo Zenobio, Giardino d'inverno

Venezia, Il giardino di Ca’ Zenobio in inverno

Venezia, Palazzo Zenobio, facciata interna verso il giardino

Venezia, Palazzo Zenobio, facciata interna verso il giardino

Il salone da ballo si trova al primo piano del palazzo ma copre in altezza anche il secondo, chiamato “sala degli specchi”. In questa sala ci si trova improvvisamente proiettati in una dimensione diversa, è come entrare ad una festa. La decorazione è ridondante, gli stucchi, l’oro, le false prospettive, le mensole, le volute, i festoni e i medaglioni, tutto è pensato per le feste. E il senso di unità e armonia è davvero speciale. Il soffitto e le pareti sono decorati con affreschi a soggetto mitologico all’interno di architetture trompe-l’eoil e su tutti domina il mito di Apollo, dio della luce, a glorificare la famiglia Zenobio. I grandi specchi ai lati, magnifici, amplificano all’infinito l’oro e la luce, il bianco e il rosa delle pareti, con un effetto scenografico degno di un grande teatro. Una galleria seminascosta ospitava l’orchestra. A ben guardare mancano solo gli invitati!

Venezia, Ca' Zenobio, La sala degli Specchi

Venezia, Ca’ Zenobio, La sala degli Specchi

Il Collegio armeno, una lunga storia di relazioni tra armeni e Venezia

Dal 1851 il palazzo è sede veneziana del Collegio mechitarista armeno.

Cosa c’entrano gli armeni con la famiglia Zenobio? Niente. La famiglia si estingue ai primi dell’800 e i frati armeni dell’isola di San Lazzaro acquistano il palazzo per farne la sede del Collegio, un’istituzione che ha rappresentato per più di cento anni un saldo punto di riferimento per i giovani armeni di tutto il mondo.

Non è un caso che proprio a Venezia si trovino due centri così importanti per la cultura armena come l’isola di San Lazzaro e il Collegio. Per secoli le relazioni tra i due popoli sono state profonde, basate sul mutuo rispetto e su floridi scambi commerciali. Già ai tempi di Marco Polo la Grande Armenia era considerata una terra eccezionalmente fertile. Basti pensare che ancor oggi a Venezia l‘albicocca (arrivata in Europa dall’Armenia in epoca romana) si chiama ‘armelin’!

Gli armeni importano merci di valore: oro, argento, diamanti, spezie, coloranti per i vetri di Murano, seta, lino e bambagia, pellicce e tappeti. L’intesa commerciale si fa intesa sociale. E quando i rapporti con l’impero ottomano si fanno difficili Venezia diventa un punto di riferimento per gli armeni in fuga. Qui possono professare il loro culto, stampare i loro libri, garantire continuità alla loro storia. Venezia si riconferma attraverso la storia degli armeni luogo di tolleranza culturale.

Venezia, Ca' Zenobio, La sala degli Specchi verso la galleria dell'orchestra

Venezia, Ca’ Zenobio, La sala degli Specchi verso la galleria dell’orchestra

 

Venezia, Ca' Zenobio, La sala degli Specchi, Apollo e Dafne

Venezia, Ca’ Zenobio, La sala degli Specchi, Apollo e Dafne

 

Venezia, Ca' Zenobio, La sala degli Specchi, Il nano

Venezia, Ca’ Zenobio, La sala degli Specchi, Il nano

Oggi, benché il collegio abbia chiuso i battenti per mancanza di fondi, il palazzo continua a vivere organizzando eventi di natura culturale e ospitando mostre di arte contemporanea specialmente nel periodo della Biennale. Può capitare dunque di trovarlo aperto e di poter entrare a dare una sbirciatina!

Giovanna Gradella
BestVeniceGuides
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