Un orfanotrofio, la musica e la sua chiesa: la Pietà

Ott 3, 2016 | arte, curiosità e tradizioni veneziane, musica, pittura, sanità, società, storia | 0 commenti

Era una domenica di sole e vento di un mese di marzo di moltissimi anni fa. Avrò avuto forse 15 o 16 anni, non ricordo, ma so che era il giorno del mio compleanno, che la laguna era azzurra quasi come il cielo e che stavo passeggiando con mia sorella lungo la riva degli Schiavoni. Passando davanti alla buia calle tra la chiesa della Pietà e l’hotel Metropole, Silvia mi disse “Sei nata qui, come me, all’Ospedale della Pietà.” Che strano, avevo sempre pensato di essere nata all’Ospedale Civile dei Santi Giovanni e Paolo, per me era l’unico con reparto maternità a Venezia, tanto più che a quel tempo associavo Pietà solo a chiesa, Vivaldi, musica. Sapevo che i miei genitori lavoravano per l’ONMI (Organizzazione nazionale maternità e infanzia), e che si occupavano di bambini, asili, adozioni, ma non avevo mai collegato la Pietà a loro, tantomeno alla mia nascita. Seppi che quell’ospedale era stato chiuso da poco e che, a differenza degli altri tre al tempo della Repubblica, non era un ricovero per malati, ma era riservato esclusivamente ai bambini orfani, abbandonati, illegittimi.

Venezia, Calle della Pietà

Venezia, Calle della Pietà

 

Venezia, Calle della Pietà, bassoriilievo della Vergine con Bambino

Venezia, Calle della Pietà, bassoriilievo della Vergine con Bambino

Entrammo in quella calle. Sul muro dell’hotel, a destra sotto l’altorilievo di una Vergine con Bambino c’era scritto “offerta agli esposti” e una fessura, in cui una volta si poteva lasciare una donazione per l’istituzione che si occupava della cura dei neonati abbandonati.

Vicino, una strana porta tonda in legno ricorda dov’era la ruota degli innocenti, proprio all’esterno di quello che oggi è l’hotel Metropole. La ruota era infatti un cilindro di legno cavo all’interno e ruotante intorno ad un’asse verticale: permetteva che vi entrassero anche bambini un po’ più grandi e non solo neonati come nella scafetta. Quest’ultima era invece un piccolo lavatoio e in origine si trovava sulla riva degli Schiavoni, ai piedi dell’attuale ponte del Santo Sepolcro. Durante il giorno era chiuso da una finestrella di legno, che veniva aperta alla sera, dietro c’era un buco dove venivano infilati i neonati. Sarà sostituita dalla ruota nella rifabbrica dei primi anni dell’800, prima nella Calle della Pietà, poi nel 1857 presso il ponte dei Bechi, perché un po’ più nascosto, più vicino ad un approdo di gondole e soprattutto alla sala dei lattanti. Appena più avanti, sul muro della Chiesa, che Vivaldi non vedrà mai, perché morirà prima della sua costruzione, una targa ricorda la bolla del 1548 di papa Paolo III: “coloro che abbandonano i figli pur avendo le risorse per crescerli saranno maledetti e scomunicati”: sì, anche qualche ricco cercava di lasciare il figlio all’Ospedale.

Tra la chiesa e l’hotel, in alto ci sono tutt’ora due passaggi chiusi, uno allo stesso livello delle cantorie. Ancora oggi, se entriamo nella hall del Metropole, vediamo due colonne dell’antica chiesa dove Vivaldi aveva suonato, la corte con la vera da pozzo del monastero, la scala ovoidale che collegava i luoghi dove vivevano le ragazze del coro.

Porta dell'Hotel Metropole a ricordarci dove si trovava la ruota per i bimbi abbandonati

Porta dell’Hotel Metropole a ricordarci dove si trovava la ruota per i bimbi abbandonati

Tutti questi luoghi hanno conservato l’antico ed importante ruolo che avevano ai tempi della Serenissima, infatti l’istituzione gestisce comunità educative per minori e mamme con bambini, continuando la tradizione dell’Ospedale fondato nel 1346, che non ha mai cessato l’attività di accoglienza, assistenza, educazione e beneficenza.

Il patrimonio storico dell’ Archivio è ricchissimo e nel museo sono esposti alcuni strumenti musicali antichi, che ritroviamo anche nel grande Tiepolo del soffitto della chiesa, un vero concerto celeste con liuto, viole da braccio e da gamba, violoncello, cembalo, tromba…dove le coriste sono le “ospealere”, perché hanno tra i capelli il fiore di melograno. Nel piccolo museo ci viene raccontata la vita quotidiana delle orfane, esistenze tagliate a metà, come la metà di quegli oggetti, i “segnali”: pezzi di legno intagliati o pezzi di carta con forme strane, immagini di Madonne, medagliette, santini, una rosa dei venti, carte da gioco, monete, crocifissi, gioiellini vari… fragili prove a cui aggrapparsi (anche per tutta una vita) e che davano a madre e figlio la speranza e la possibilità del riconoscimento e quindi di un incontro e di un ritorno, che nella maggior parte dei casi non sarebbe mai avvenuto.

Un segno: una santa

Un segno: una santa

Un segno: una carta da gioco

Un segno: una carta da gioco

Per visitare questi luoghi, in particolare il museo, la prenotazione è obbligatoria. Sarò felice di organizzare la visita per voi e di accompagnarvi nel piccolo museo e nella chiesa della Pietà, tra ricordi di bambini abbandonati, di oggetti tagliati a metà, di fiori di melograno, di cieli tiepoleschi bagnati di sole, tra musica e nuvole.

Anna Maria Venier
BestVeniceGuides
www.veniseguide.com