I pavimenti veneziani, come tappeti di marmo colorati

Feb 20, 2017 | archeologia, architettura, arte, artigianato, ordine domenicano, palazzo, personaggi illustri, Uncategorized | 0 commenti

Colorati e raffinati i disegni degli antichi pavimenti veneziani si presentano come ricchi tappeti di marmo dove i materiali e le forme cambiano secondo le epoche. Punto d’incrocio di commerci tra il medio oriente e l’occidente, Venezia importava marmi greci, turchi, africani e porfidi egiziani che ritroviamo, assieme a marmi locali, nelle chiese e nei palazzi.

Nelle antiche basiliche di Venezia e della sua laguna si trovano i più preziosi pavimenti a mosaico; Santa Maria Assunta a Torcello, Santa Maria e Donato a Murano e San Marco a Venezia, dove opus sectile e opus tesselatum si alternano creando forme geometriche e disegnando figure allegoriche con simboli pagani e cristiani. Il pavimento di Santa Maria e Donato porta impressa all’interno della grande ruota centrale la data 1141 e stupisce per la fantasia delle sue geometrie colorate e dei suoi simboli religiosi che un sapiente restauro è riuscito a risanare e salvare dall’acqua alta trent’anni fa.

Santa Maria e Donato, Murano

Santa Maria e Donato, Murano, dettaglio del pavimento

Santa Maria e Donato, Murano

Santa Maria e Donato, Murano, dettaglio del pavimento

Santa Maria e Donato, Murano, dettaglio del pavimento

Santa Maria e Donato, Murano, dettaglio del pavimento

Santa Maria e Donato, Murano, dettaglio del pavimento

Santa Maria e Donato, Murano, dettaglio del pavimento

Se nei quadri di Vittore Carpaccio e degli artisti rinascimentali spesso i pavimenti di interni (chiese o abitazioni) mostrano il tipico disegno geometrico a quadroni rosa/rosso e bianco, in epoca barocca e nel Settecento il terrazzo si fa decorazione e fantasia lasciando lo spazio a nuove geometrie e disegni floreali e di animali.

tore Carpaccio, (attr.) Apparizione dei crocefissi, Gallerie dell'Accademia, Venezia

Vittore Carpaccio, (attr.) Apparizione dei crocefissi, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Francesco Sansovino parla per la prima volta nel 1581 dei terrazzieri e dei terrazzi realizzati da maestri che tramandavano gelosamente la loro arte di padre in figlio. I terrazzi e i pastelloni veneziani composti di calce, stucco e marmi sbriciolati, si adattano con la loro elasticità alla miracolosa architettura di Venezia che poggia in gran parte su fango e legno.

Pavimento a terrazzo, Palazzo Ducale, Venezia

Pavimento a terrazzo, Palazzo Ducale, Venezia

Pavimento a terrazzo, Ca' Pesaro, Venezia

Pavimento a terrazzo, Ca’ Pesaro, Venezia

Una visita della città con una Bestveniceguide è l’occasione per scoprire l’arte dei terrazzieri, ancor oggi attiva in città e gli splendidi terrazzi veneziani.

Ed ecco alcuni dettagli del pavimento nel convento domenicano di Santi Giovanni e Paolo

Convento Santi Giovanni e Paolo, Venezia

Convento Santi Giovanni e Paolo, Venezia

Convento Santi Giovanni e Paolo, Venezia

Convento Santi Giovanni e Paolo, Venezia

Agli inizi del ventesimo secolo il nobile collezionista Giorgio Franchetti si ispirò ai pavimenti veneziani nella sua dimora sul Canal Grande, il palazzo Ca’ d’Oro per il pavimento che lui stesso disegnò e realizzò nella loggia al pian terreno arricchendola con marmi antichi e preziosi, in particolare traendo spunto dalla basilica marciana. Sotto questo pavimento scelse poi di essere sepolto.

Ca' d'Oro, Venezia, dettaglio del pavimento

Ca’ d’Oro, Venezia, dettaglio del pavimento

Ca' d'Oro, Venezia, dettaglio del pavimento

Ca’ d’Oro, Venezia, dettaglio del pavimento

Fu poi l’architetto Carlo Scarpa che a metà del Novecento seguì e reinterpretò la tradizione dei mosaici veneziani, rendendo l’acqua e la luce, assieme ai marmi, materiali da costruzione nel palazzo Querini Stampalia a Santa Maria Formosa e nel negozio Olivetti in piazza San Marco.

Carlo Scarpa, Fondazione Querini Stampalia, Venezia

Carlo Scarpa, Fondazione Querini Stampalia, Venezia, dettaglio del pavimento

Fiorella Pagotto
BestVeniceGuides
fiorepagotto@alice.it