Le grottesche di palazzo Grimani a Venezia

Mar 6, 2017 | archeologia, architettura, arte, palazzo, personaggi illustri, pittura, società, ville venete | 0 commenti

Tra i molti palazzi veneziani del Rinascimento, Palazzo Grimani costituisce un unicum dal punto di vista architettonico e artistico.

Il patriarca Giovanni Grimani prese a modello per la sua dimora di Santa Maria Formosa le ville della Roma antica e le residenze del clero romano del ‘500.

Per questo motivo troviamo nel suo palazzo numerose grottesche, un tipo di decorazione molto alla moda nella Roma rinascimentale ma poco diffuso a Venezia.

Scopriamo insieme l’affascinante storia delle grottesche, dall’antichità a Palazzo Grimani.

Il soffitto del Camerino di Apollo in Palazzo Grimani, con le grottesche di Giovanni da Udine (1540)

Il soffitto del Camerino di Apollo in Palazzo Grimani, con le grottesche di Giovanni da Udine (1540)

 

La Domus Aurea: l’antico anticlassico

Cosa sono le grottesche? Sono immagini che mettono insieme elementi reali e immaginari, senza la necessità di raccontare una storia né di creare uno spazio realistico.

Il termine fu inventato nel ‘400 riferendosi alle decorazioni della Domus Aurea, la villa di Nerone scoperta intorno al 1480 e che ai contemporanei appariva come un complesso sotterraneo, una “grotta” appunto.

Seppur già diffuse in precedenza, le grottesche furono privilegiate da Nerone, che ne rivestì intere stanze usando colori forti e contrastanti, dorature e stucchi.

Un soffitto della Domus Aurea (64-68 d.C.) Foto di sébastien amiet;l - Domus Aurea Roma, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=52683239

Un soffitto della Domus Aurea (64-68 d.C.) Foto di sébastien amiet;l – Domus Aurea Roma, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=52683239

Il carattere ludico ed eversivo ben si addiceva a Nerone, che esercitava un potere assoluto con la facoltà di sovvertire ogni regola. L’imperatore vedeva il suo regno come un eterno Saturnale, l’antica festa paragonabile al nostro carnevale: non a caso maschere e creature fantastiche sono tipiche delle grottesche.

Dettagli di mascheroni dalla Domus Aurea e dal basamento del Camerino di Callisto in Palazzo Grimani, decorato da Giovanni da Udine (1537-39)

Dettagli di mascheroni dalla Domus Aurea e dal basamento del Camerino di Callisto in Palazzo Grimani, decorato da Giovanni da Udine (1537-39)

Apprezzate dai committenti dell’antichità, queste decorazioni non incontravano invece il favore dei critici. Primo fra tutti Vitruvio, che nel suo “De Architectura” le condanna definendole “depravato costume” e “mostri”. Secondo le sue teorie, infatti, l’arte doveva essere fedele riproduzione del vero e narrare episodi storici e mitologici.

Di origine classica ma anticlassiche per il contenuto, dunque, le grottesche incontrarono la stessa ricezione controversa anche nel Rinascimento.

Giovanni “Il Ricamatore”: dalla Roma di Raffaello a Palazzo Grimani

Anche Raffaello visitò la Domus Aurea: lo accompagnò nella visita il suo collaboratore Giovanni da Udine, pittore friulano detto anche “Il Ricamatore” in ricordo della professione dei suoi avi.

Giovanni si specializzò così nel ricamare volte e soffitti con delicate grottesche: eseguì molti lavori con Raffaello, tra cui le Logge Vaticane (1517-1519), e fu sepolto accanto al maestro nel Pantheon a Roma.

Dettaglio delle grottesche di Giovanni da Udine nella Loggia del Cardinal Bibbiena a Roma

Dettaglio delle grottesche di Giovanni da Udine nella Loggia del Cardinal Bibbiena a Roma

Anche Giovanni Grimani chiamò Giovanni da Udine a decorare il suo palazzo di Santa Maria Formosa.

Nel Camerino di Callisto (1537-39) l’artista utilizzò la ricetta degli stucchi antichi, mischiando marmo e calcina di travertino. Con questa tecnica narrò il mito della ninfa sedotta da Zeus in piccoli riquadri che circondò poi di ghirlande, eroti, cigni, maschere, fino a ricoprire l’intera volta di bianco e oro.

Stucchi di Giovanni da Udine nel Camerino di Callisto in Palazzo Grimani (1537-39)

Stucchi di Giovanni da Udine nel Camerino di Callisto in Palazzo Grimani (1537-39)

Nella stanza di Apollo, invece, agli stucchi si affiancano affreschi dai colori vivacissimi, tra cui spiccano uccellini di diverse specie in equilibrio su fantasiosi elementi vegetali.

 

Dettaglio del soffitto del Camerino di Apollo in Palazzo Grimani, con le grottesche di Giovanni da Udine (1540)

Dettaglio del soffitto del Camerino di Apollo in Palazzo Grimani, con le grottesche di Giovanni da Udine (1540)

Non c’è nulla di eversivo nelle grottesche di Giovanni da Udine a Palazzo Grimani: domato il mostruoso, resta la leggerezza dell’invenzione.

Gli elementi bizzarri e demoniaci verranno accentuati invece in altri ambienti, soprattutto nordici: pensiamo all’arte di Hieronimus Bosch, artista presente nella collezione dello zio di Giovanni, il cardinale Domenico Grimani.

Tuttavia, anche semplici fantasie possono essere oggetto di critiche veementi.

Il concilio di Trento sconsiglia l’uso delle grottesche in quanto sconvenienti; Vincenzo Scamozzi afferma che “dove regnano gli ordini architettonici non c’è posto per la grottesca che si fa beffe di qualsiasi legge architettonica”. Un altro patriarca veneziano, Daniele Barbaro, le aveva condannate: esse infatti non compaiono mai nella ricca e assolutamente veritiera decorazione della sua villa di Maser, progettata dal Palladio e affrescata dal Veronese.

Dettaglio della Sala a Fogliami in Palazzo Grimani, decorata da Camillo Mantovano (1560 ca.)

Dettaglio della Sala a Fogliami in Palazzo Grimani, decorata da Camillo Mantovano (1560 ca.)

Le grottesche di Camillo Mantovano

Nella cosiddetta “sala a fogliami” di Palazzo Grimani, la decorazione è invece affidata a un artista poco conosciuto, Camillo Mantovano.

Nelle vele della volta, anche Camillo inserisce delle grottesche, forse meno raffinate di quelle di Giovanni da Udine, ma non per questo meno interessanti.

Nelle 16 vele si sviluppano 10 temi su sfondi di 10 colori diversi, in un gioco di incroci che rimanda da un lato all’altro della stanza.

Dettagli della Sala a Fogliami in Palazzo Grimani, decorata da Camillo Mantovano (1560 ca.)

Dettagli della Sala a Fogliami in Palazzo Grimani, decorata da Camillo Mantovano (1560 ca.)

A osservarle con cura, sembra che vogliano raccontarci una storia.

Sappiamo bene che tutta la sala è dedicata alla controversa vicenda del patriarca Giovanni Grimani accusato di eresia, scagionato, eppure mai nominato cardinale: lo possiamo intuire dalla simbologia degli elementi naturali nella volta, dai motti in latino e dagli emblemi nelle lunette.

Forse anche le grottesche non sono solo divagazioni della fantasia ma parte di questo messaggio cifrato.

Erika Cornali
BestVeniceGuides
www.wheninvenice.com