Tra i tanti modi di scoprire le bellezze di una città, uno dei meno considerati è quello di alzare gli occhi e guardare in alto. Farlo a Venezia significa entrare in un’altra dimensione, significa scoprire rilievi sulle facciate dei palazzi, resti di antichi affreschi, bellissime terrazze sui tetti e una selva di particolari e originalissimi camini.

Vi chiederete: cosa ci sarà mai di così bello in un camino? Ebbene… guardate in alto… il tessuto urbano di Venezia è così fittamente costruito, che raramente offre ampie panoramiche, regala invece improvvisi squarci di cielo, dove si stagliano le antiche forme dei camini.

Tanti i pittori che hanno ritratto questo elemento decorativo, a partire dal famoso quadro di Vittore Carpaccio “Il miracolo della Croce”, che riproduce una loggia veneziana, sulla riva di san Silvestro sul Canal Grande nel 15° secolo

Vittore Carpaccio, Ponte di Rialto, Gallerie dell'Accademia, Venezia

Vittore Carpaccio, Ponte di Rialto, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Per continuare con Canaletto…

Canaletto, Rio dei Mendicanti, Museo di Ca' Rezzonico, Venezia

Canaletto, Rio dei Mendicanti, Museo di Ca’ Rezzonico, Venezia

… e con Michele Marieschi

Michele Marieschi, Ponte di Rialto

Michele Marieschi, Il Ponte di Rialto dalla Riva del Vin, 1740. Museo dell’Hermitage, San Pietroburgo

Di fronte alla particolarità delle forme dei camini veneziani, viene immediato chiedersi come mai un popolo così pratico, che aveva adottato soluzioni estremamente razionali per sopravvivere in un ambiente ostile quale quello lagunare, si sia cimentato in costruzioni così elaborate, laboriose e costose.

Il motivo principale è da ricercarsi nella sicurezza che tali forme garantivano. La fuoriuscita di scintille dai camini era la principale causa di incendi. Questi camini, come si può vedere dai disegni, assicuravano che le scintille portate in alto dalla forza ascensionale dell’aria calda non fuoriuscissero dalla canna.
La struttura del camino obbligava l’aria a seguire percorsi tortuosi e le scintille urtando sulle pareti, venivano guidate in zone interne al camino stesso, dove si raffreddavano e dove, in considerazione della copertura del camino, restavano imprigionate.

Sezione trasversale dei camini veneziani

Sezione trasversale dei camini veneziani

I camini veneziani e le loro diverse forme

I camini veneziani e le loro diverse forme

L’edilizia veneziana dal 12° secolo, secolo in cui la Repubblica di Venezia cominciò ad affermarsi come Regina dei Mari, e quindi ad arricchirsi, prende una sua precisa configurazione: anziché in legno, si comincia a edificare in pietra. Nascono allora anche organi di governo preposti a regolare l’attività costruttiva e si delinea con sempre più precisione il mestiere dell’artefice della costruzione della città: il “murer” (muratore). Come conseguenza, si arriva alla creazione di una aggregazione artigiana, la corporazione dei mureri, con regole ben precise per garantire, tra l’altro, la qualità del lavoro svolto. Questo è un bassorilievo che ancora si trova nella parte alte della facciata della vecchia scuola dei mureri.

Scuola dei mureri, bassorilievo, Venezia

Scuola dei mureri, bassorilievo, Venezia

Come in tutte le corporazioni, per diventare maestro, bisognava superare un esame, quello dei mureri consisteva nel costruire un camino, che doveva essere perfettamente funzionante ed esteticamente consono all’urbanistica della città. Ed ecco che l’umile, semplice e decorativo camino, assunse nell’edilizia veneziana, una posizione di rilievo.

L’abilità dei costruttori veneziani portò alla creazione delle caratteristiche forme che possiamo vedere ancora oggi: a campana dritta e rovesciata, a forchetta, a dado, a vaso, in tutte le possibili immaginabili varianti.

La forma a campana si presenta tronco-conica con la sua base maggiore rivolta verso l’alto. È questa la più classica forma di “camin” veneziano, molte volte rappresentato nei dipinti dei grandi pittori di scuola veneziana, ed è certamente il più funzionale.
Per testimoniare quanta cura i veneziani riservassero a questo particolare, le “campane” erano decorate e affrescate (anche Giorgione e Tiziano lo fecero in alcune abitazioni).

Vittore Carpaccio, Miracolo della Croce a Rialto, Gallerie dell'Accademia, Venezia, dettaglio dei camini affescati

Vittore Carpaccio, Miracolo della Croce a Rialto, Gallerie dell’Accademia, Venezia, dettaglio dei camini affescati

Un’altra forma era quella a dado, dove il vaso di espansione assume forma cubica o a parallelepipedo; talvolta l’aspetto estetico era migliorato con elementi aggiuntivi. Caratteristica è la visione di nove camini “a dado” posti nelle case della Ca’ di Dio (Castello).

Venezia, Ca' di Dio, dettaglio camini

Venezia, Ca’ di Dio, dettaglio camini

Una forma assai particolare è quella a forchetta o a tridente, largamente usate nella campagna veneta e importate in città da muratori che arrivavano dall’entroterra.

La struttura interna di un camino veneziano

La struttura interna di un camino veneziano

La struttura dei camini a Venezia

La struttura dei camini a Venezia

E molte molte altre come potete vedere anche in questa immagine tratta da Venezia dall’alto [Venice from above]. 1892. (Studio de G.M. Urbani de Gheltof e 320 disegni di Luigi Lanza).

Venezia dall'alto: i camini

Venezia dall’alto: i camini

Non possiamo ovviamente dimenticarci di una figura importantissima che aveva a che fare con questo elemento edilizio: lo “scoacamin” (spazzacamino), colui che nel tempo ha garantito la conservazione dei camini con la sua manutenzione continua. Personaggio caratteristico, generalmente piccolo, nero di fuliggine, portava a spalla i suoi arnesi da lavoro: una scaletta, una corda nera, un fascio di “pungitopo” ed un peso.

Erano 80 a Venezia gli addetti nel 1661, provenienti dalla Val Brembana, dalla Savoia, dalla Val Camonica. Abitavano in calle dei “Scoacamini” (vicina a San Marco).

Ninzioeto "calle dei scoacamini" a Venezia

Ninzioeto “calle dei scoacamini” a Venezia

Ora sono introvabili. Erano una presenza un po’ malinconica, nere figure sullo sfondo di una Venezia che ormai stava scomparendo.

Gaetano Zompini, pittore, lo rappresenta in quella serie delle sue “Arti che vanno per la città di Venezia” del 1785, come un vecchio curvo, che passa per la strada, mentre da lontano un altro sta sul tetto intento a pulire un fumaiolo.

Gaetano Zompini, Le arti che vanno per via nella città di Venezia, 1753, dettaglio dello spazzacamino

Gaetano Zompini, Le arti che vanno per via nella città di Venezia, 1753, dettaglio dello spazzacamino

Al basso sta la scritta:

Spazzo i camini, e suodo a ora scura
Le fosse; e me sfadigo zorno, e notte
Per render stà Città netta, e segura

(Spazzo i camini e svuoto a ora scura
Le fosse ; e mi affatico giorno, e notte
Per rendere questa città pulita, e sicura).

Non solo sui camini, ma anche su ponti, barbacani, pavimentazioni in mattoni a spina di pesce, dettagli particolari, e molto molto altro (sempre risultato di studio ed accurata ricerca storica) potrete sapere facendo una visita con noi BestVeniceGuides.

Cristina Taddeo
BestVeniceGuides
www.veniceismagic.com

fonti:
www.archeove.com/wp-content/uploads/2016/03/AVcamini92.pdf
www.cannafumariasicura.it/i-camini-di-venezia