Il Carnevale veneziano: il giovedì grasso si taglia la testa al toro!

Feb 5, 2018 | arte, artigianato, curiosità e tradizioni veneziane, enogastronomia, pittura, società, teatro | 0 commenti

“Zioba grasso, tutte e boche ica” è un espressione dialettale ancora in uso qui a Venezia per indicare che il giovedì prima della Quaresima è l’ultimo giorno in cui ci si può dedicare ai piaceri del palato e al divertimento prima dell’inizio del periodo di preparazione alla Pasqua.

Il tipico dolce del Carnevale, le "fritoe", con crema, o pinoli e uvetta

Le frittoe sono un tipico dolce veneziano che si consuma a Carnevale. Sono frittelle ripiene di crema o di un impasto con pinoli e uvetta.

Era proprio il giovedì grasso il giorno più importante e più celebrato durante il Carnevale. Le origini del Carnevale sono antichissime e risalgono al Medioevo, quando iniziava il giorno di Santo Stefano e terminava il giorno prima del mercoledì delle Ceneri. In questo periodo la realtà veniva letteralmente capovolta, l’uso della maschera consentiva di abbandonare temporaneamente la propria identità per indossare i panni di qualcun altro. Le maschere e i travestimenti fornivano l’illusione che tutti fossero uguali e allo stesso tempo costituivano una protezione per poter dare dare sfogo ad eventuali tensioni o sentimenti repressi.

Maschere fatte a mano nel laboratorio di Ca' del Sol, Venezia

Maschere fatte a mano nel laboratorio di Ca’ del Sol, Venezia

L’importanza del giovedì grasso a Venezia risiede in un evento storico accaduto nel 1163. Ulrico, Patriarca di Aquileia, appoggiato da alcuni nobili del Friuli, invase la città di Grado costringendo il Patriarca della città a fuggire per cercare asilo a Venezia. La risposta dei veneziani a questo oltraggioso attacco non tardò ad arrivare. La flotta fu armata rapidamente e il doge Vitale Michiel II diede l’ordine di salpare per Grado. Presto fu riportato l’ordine in città, il patriarca e dodici canonici vennero arrestati e Grado tornò nuovamente ad essere sotto il controllo del governo veneziano.

Grazie all’intervento del papa, il patriarca ed i suoi canonici vennero liberati, ma il doge pretese dal Patriarca di Aquileia un tributo annuale in memoria dell’oltraggio subito: ogni anno un toro e dodici maiali dovevano essere donati a Venezia il giovedì grasso, giorno in cui avvenne la riconquista di Grado da parte di Venezia.

Una cerimonia si sarebbe svolta ogni anno in questa ricorrenza: il toro ed i dodici maiali, che rappresentavano il patriarca ed i suoi canonici, venivano processati e poi condannati a morte. La messa in scena si concludeva quindi con il taglio della testa del povero toro, e la sua carne veniva in seguito donata ai poveri della città, alla presenza di folle di cittadini che si raccoglievano in Piazzetta San Marco per assistere all’evento.

Giacomo Franco, Feste del giovedì grasso nella Piazzetta di Venezia. Da Giacomo Franco, "Habiti d’huomini et donne venetiane […]", Venezia 1610. http://www.drammaturgia.fupress.net/saggi/multimedia.php?id=141

Giacomo Franco, Feste del giovedì grasso nella Piazzetta di Venezia. Da Giacomo Franco, “Habiti d’huomini et donne venetiane […]”, Venezia 1610.
http://www.drammaturgia.fupress.net/saggi/multimedia.php?id=141

Altre celebrazioni del giovedì grasso: nel centro la “macchina”, una costruzione temporanea che doveva contenere l’orchestra, e dalla la quale venivano lanciati i fuochi d’artificio.

Gabriel Bella, Giovedi grasso in Piazzetta, Museo Querini Stampalia, Venezia

Gabriel Bella, Giovedi grasso in Piazzetta, Museo Querini Stampalia, Venezia

La cerimonia si concludeva quindi a Palazzo Ducale, dove si svolgeva il rito finale: il doge e la Signoria abbattevano con dei bastoni delle riproduzioni di legno dei castelli appartenuti ai nobili friulani che avevano appoggiato il Patriarca di Aquileia nella rivolta.

La cerimonia si svolse fino all’anno 1420, quando il patriarcato di Aquileia cessò di esistere. Successivamente il bue ed i maiali non vennero più utilizzati, ma altre cerimonie si svolsero fino alla caduta della Repubblica per ricordare quanto era accaduto, e ancora oggi qui a Venezia l’espressione “tagiar ea testa al toro” significa risolvere una questione una volta per tutte.

Eleonora Penzo
BestVeniceGuides
leonor81@hotmail.com

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