Guillaume Postel e l’Inquisizione a Venezia

Apr 30, 2018 | arte, curiosità e tradizioni veneziane, personaggi illustri, storia | 0 commenti

Recentemente, con lo smontaggio di un’impalcatura per il rifacimento dell’intonaco, sulla facciata di un edificio in angolo tra campiello della Cason e calle Muazzo, ai SS. Apostoli, è apparsa una lapide con la seguente iscrizione “A Guillaume Postel umanista francese qui tratto nel 1555 dall’Inquisizione”, priva però dell’indicazione del committente che se ne era fatto carico della sua posa in opera.

Venezia, Campiello de la Cason

Venezia, Campiello de la Cason

Chi era costui? Oggi è un personaggio quasi sconosciuto alla gran parte dei turisti che visitano la nostra città, anche a quelli “trés cultivés”, ma nel corso del XVI sec. ebbe una certa notorietà nell’Europa dilaniata dalle guerre di religione e la cui figura oggi è in corso di studio e di riscoperta da parte di gruppi ed associazioni di carattere esoterico, che ne curano la revisione e la pubblicazione di alcuni tra i più importanti testi della sua vastissima produzione libraria.

Egli nacque nel 1510 a Barenton, un villaggio della Manche, fu uomo di una cultura enciclopedica e cosmopolitica, aveva grandi conoscenze della matematica, della cosmografia, delle lingue antiche e di quelle orientali, della cabala. Pur stimato come profondo  studioso ebbe una vita molto movimentata per le sue idee stravaganti. Fin da giovane fu portato verso la ricerca e lo studio di una lingua universale in modo da arrivare ad uno stato di concordia e di pace comune tra gli uomini, questo grazie anche alla nascita di una nuova religione universale nata dalla fusione delle tre grandi religioni monoteistiche. Fu inoltre uno dei primi pensatori dell’età moderna a sottolineare l’ingiustizia della condizione femminile subalterna a quella dell’uomo.

Entrato molto giovane negli ambienti di corte, cercò convertire Francesco I alle sue tesi, ma il sovrano, che lo riteneva un esaltato e per di più impegnato nei conflitti con Carlo V, era poco propenso a seguire le sue elucubrazioni su una monarchia universale della quale avrebbe dovuto esserne il capo. Cercò quindi di toglierselo di torno inviandolo al seguito dell’ambasciatore francese a Costantinopoli presso il sultano Solimano nel 1535 in funzione di interprete. Gli commissionò anche la ricerca di manoscritti e libri antichi per la biblioteca reale, incarico che Postel svolse benissimo; oggi queste raccolte sono confluite nella Biblioteca nazionale.

A Costantinopoli iniziò lo studio dell’arabo, conosceva già l’ebraico ed il greco. Dopo questo viaggio scrisse “ La republique des Turcs”, nella quale espresse dei giudizi positivi nei riguardi della società islamica.

Ritornato in Francia, nel 1539 fu nominato professore di matematica e di lingue orientali al College Royal.

Nel 1543 lasciò l’insegnamento per unirsi ad Ignazio di Loyola ed ai suoi primi compagni, che aveva conosciuto assieme a Francesco Saverio al College Sainte Barbe. Fu ordinato prete nel 1544, ma per le sue posizioni ideologiche non fu ammesso nella Compagnia di Gesù, secondo alcuni studiosi invece ne fu allontanato.

Tra il 1545 ed il 1555 condusse un’esistenza piuttosto errabonda, viaggiando per l’Europa e l’Oriente, visitando più volte Venezia. Qui, mentre lavorava alle sue traduzioni dello Zohar e del Bahir, (importanti testi di natura cabalistica), divenne confessore di una mistica veneziana, suor Zuana, responsabile della cucina nell’Ospedale dei SS. Giovanni e Paolo (l’Ospedaletto), a lei dedicò due sue opere: Les trés merveilleuses victoires des femmes du Nouveau Monde e La Vergine Venetiana.

Tra il 1548/51 effettuò un secondo viaggio in oriente con ulteriore raccolta di libri.

Postel, come prima di lui Paolo Vergerio, Filippo Melantone ed in seguito Mattia Flaccio Illirico e Giordano Bruno, fu tra quelli che guardarono al Governo Veneto, visto come “mitius et moderatus”, con molta simpatia e speranza. Egli immaginò Venezia come al luogo ove sarebbe iniziata la nuova riforma ecclesiastica in senso universale: “Dio si è preso più cura di Venezia che di tutto il resto del mondo e pertanto ha voluto suscitare in questa città la cosa più grande che mai sia apparsa e che mai in futuro potrà apparire. Per lui: “Venezia è la capitale voluta da Dio per la prossima monarchia universale, essa si qualifica come la Gerusalemme ponentina”.

Purtroppo l’istituzione della Congregazione del Sant’Uffizio nel 1542 da parte di Paolo III, rivitalizzerà l’inquisizione veneziana, la cui azione era in parte frenata dalla presenza nei processi dai Tre Savi all’Eresia, magistrati laici di nomina governativa.

Il clima anticuriale dell’epoca di Andrea Gritti e le simpatie verso i principi riformati tedeschi si raffredderanno di molto specialmente dopo la vittoria di Muhlberg da parte di Carlo V nel 1547.

Il clima di tolleranza verso i riformati si raggelò, grazie anche all’intensa attività del nunzio mons. Giovanni Della Casa, colto e raffinato umanista, ma intransigente nei riguardi dell’ortodossia cattolica. Egli è noto per l’elaborazione di un corposo elenco di libri proibiti, che provocò il loro sequestro e successivo rogo.

Questa azione darà luogo alla nascita di un’attività di  intenso contrabbando di libri da e per la Germania lungo la via Venezia-Feltre-Primiero, (il percorso che fece Albrecht Dürer), dove al confine i controlli doganali erano meno scrupolosi, grazie anche a legami di parentela tra le popolazioni limitrofe.

In questo clima di conformismo nell’ortodossia cattolica, la presenza a Venezia di un personaggio come il Postel poteva essere imbarazzante e scomoda. Nel 1555 il governo non oppose resistenza quando il nunzio Filippo  Archinto ne chiese l’estradizione assieme a quella dell’eretico fiorentino Giuliano Nerini.

A Roma il Postel fu giudicato più pazzo che eretico e fu lasciato languire in prigione fino alla morte di Paolo VI. Liberato, rientrò in Francia e si stabilì a Parigi.

Parigi, Veduta delle absidi di St Martin Des Champs

Parigi, Veduta delle absidi di St Martin Des Champs

Dopo qualche anno scoppiò in Francia il caso del “miracolo di Laon”, (la storia di un’indemoniata liberata dal vescovo dopo vari operazioni pubbliche di esorcismo nella cattedrale di Laon) e sfruttato dalla parte cattolica in chiave antiugonotta.

Questo episodio suscitò un profondo effetto su Postel, che nel 1566 pubblicò un racconto “De Summopere considerando miraculo”, in cui relazionava ancora sull’interrelazione fra tutte le parti dell’universo e l’imminente restaurazione dell’ordine mondiale.

Forse tali concetti erano un po’ troppo arditi anche in luoghi lontani da Roma, il Parlamento di Parigi non lo giudicò eretico, ma lo condannò ad un domicilio coatto nel monastero di St Martin Des Champs, ove trascorse gli ultimi anni della sua vita spegnendosi nel 1581.

Parigi, Interno del refettorio di St Martin Des Champs (arch. Pierre de Montreuil)

Parigi, Interno del refettorio di St Martin Des Champs (arch. Pierre de Montreuil)

Alcune opere della sua vastissima produzione libraria sono oggetto di studio da parte di gruppi iniziatici, in particolare il suo “De orbis terrae concordia“ è stato pubblicato dalle edizioni Athanor.

Ritornando alla premessa del presente testo mi viene un dubbio: Postel abitò in una casa di  campiello della Cason oppure fu temporaneamente rinchiuso nella cason, che sorgeva nei paraggi e che aveva le funzioni di carcere rionale? Generalmente gli eretici venivano rinchiusi in quella situata alla Bragora. Il dubbio potrà risolversi, forse, dopo un’accurata ricerca presso l’Archivio di Stato.

In ogni caso, spesso, neanche la Serenissima, per opportunità politica, era poi tanto disponibile in libertà di pensiero, per questo bisognerà aspettare la fine del XVIII sec.

Roberto Fantoni
BestVeniceGuides
roberto.fantoni.ve@gmail.com