La Pietà, ora come allora, a Venezia

Ott 29, 2018 | architettura, arte, musica, personaggi illustri, pittura, sanità, società, storia, teatro | 0 commenti

E’ un’istituzione – la Pietà – veramente emozionante dalla sua nascita, nel lontano 1346, quando i bambini piccoli, inizialmente solo di famiglie povere, venivano abbandonati sulle strade di Venezia, città che – come altre – ha sofferto di questa piaga.

E’ un’istituzione nata per accoglierli allora, ma viva ed attiva ancor oggi nello stesso settore, sia pur in modo diverso da quello del passato (vedi Anna Venier, Un orfanatrofio, la musica e la sua chiesa: la Pietà).

Per fortuna i bambini non vengono più abbandonati sulla strada, ma ci sono comunque  bambini fragili e problemi in famiglie fragili di cui la Pietà si occupa attualmente.

L’Istituzione è nata per volontà di un francescano, Fra’ Pietruccio d’Assisi che, al grido di “Pietà”, ha cominciato la raccolta delle elemosine per nutrire i bambini, dar loro un tetto ed educarli; i laici però sono subentrati ben presto – sia patrizi che cittadini – ed hanno dato progressivamente il loro supporto aiutando con offerte e donazioni di vario genere, anche immobiliari, e con l’assistenza per tanti secoli.

Case a S. Eufemia: quella di proprietà della Pietà è riconoscibile perché in rilievo e con le finestre scure

Case a S. Eufemia: quella di proprietà della Pietà è riconoscibile perché in rilievo e con le finestre scure

Mentre i maschietti venivano mandati “fuori” nelle botteghe ad apprendere un lavoro fin da giovanissimi per poter diventare indipendenti ed autonomi in un prossimo futuro, le ragazze venivano – per protezione – sempre tenute “dentro” cioè negli edifici della Pietà.

Si occupavano un po’ di tutto quanto riguardava la “casa”, ma non solo, facevano per es. lavori di sartoria, cioè scucivano gli abiti – anche da sposa – donati dalle ricche veneziane per farne pianete, tonacelle

Tonacella ricamata del XVII sec

Tonacella ricamata del XVII sec.

e piviali per i sacerdoti

Piviale ricamato del XVII sec.

Piviale ricamato del XVII sec.

oppure creavano merletti preziosi che andavano ad aggiungersi ai corredi della Chiesa.

Camice con balza e polsini in merletto ad ago dal patrimonio della Pietà (fine 1600-inizio 1700), dettaglio

Camice con balza e polsini in merletto ad ago dal patrimonio della Pietà (fine 1600-inizio 1700), dettaglio

Uno degli sviluppi più affascinanti che le riguarda è però quello della musica.

Nel corso del XVI sec. le più dotate dal punto di vista vocale hanno cominciato a preparare dei canti per messe ed altre cerimonie religiose un po’ per gioco, un po’ per divertimento e un po’ per interrompere il ritmo del lavoro quotidiano, contribuendo così indirettamente  (perché i fedeli erano più contenti e donavano di più) ad un aumento notevole delle elemosine.

L’Istituzione si è quindi progressivamente impegnata ad incaricare maestri di musica sempre più noti, per migliorare dapprima le capacità vocali ed in seguito anche quelle strumentali delle “putte” (così venivano infatti chiamate le figlie della Pietà).

Tra i Maestri più famosi c’è indubbiamente Antonio Vivaldi, che vi ha lavorato dal 1703 al 1740, come si vede dalla targa sulla facciata dell’attuale Hotel Metropole (vedi articolo in tedesco di Fiona Giusto, Vivaldi und die virtuosen Waisenmädchen von La Pietà in Venedig).  Il 1740 è anche l’anno della sua partenza da Venezia per l’Austria, da cui non avrebbe più fatto ritorno.

All’interno ed all’esterno del Metropole infatti rimangono alcuni elementi architettonici dell’antico complesso edilizio come la bella scala a chiocciola

Scala a chiocciola dell’antico complesso edilizio della Pietà, oggi parte dell’Hotel Metropole

Scala a chiocciola dell’antico complesso edilizio della Pietà, oggi parte dell’Hotel Metropole

ed il capitello per la raccolta delle elemosine.

Capitello per le offerte agli esposti

Capitello per le offerte agli esposti

Vivaldi, oltre alle molte opere oggi note in tutto il mondo, ha composto più volte mottetti salmi concerti ed altro per le figlie del coro in base alle capacità specifiche delle loro voci straordinarie, ed ha addirittura scelto alcuni strumenti musicali in base alle loro abilità strumentali personali.

Un esempio è la Sonata RV779 scritta per Prudenza dal Violin, – le putte prendono il cognome che non hanno dallo strumento che suonano e con cui si identificano – Pellegrina dall’Oboe, Lucietta Organista e Candida Salmoè (strumento, quest’ultimo, oggi in disuso e da cui si sviluppò il clarinetto).

Nel piccolo intimo e straordinario percorso museale della Chiesa della Pietà  “ViVe, Vivaldi Venezia”

Vista generale delle prime sale del museo

Vista generale delle prime sale del museo

Vista ravvicinata del museo

Vista ravvicinata del museo

è possibile vedere alcuni degli strumenti musicali barocchi dell’allora ricca collezione della Pietà.

Ci sono – oltre agli immancabili violini  tra cui anche un Guarn(i)eri

Violino del famoso liutaio cremonese Guarnieri (1654 circa)

Violino del famoso liutaio cremonese Guarnieri (1654 circa)

ed i corni –

Violini e corni in ottone, duplicati dallo specchio di fondo

Violini e corni in ottone, duplicati dallo specchio di fondo

alcuni strumenti considerati allora prettamente maschili a causa della posizione corporea da essi occupata, ma ugualmente accettati alla Pietà, quali il contrabbasso

Scorcio dell’area con gli strumenti musicali; in primo piano un bel contrabbasso con corde di budello

Scorcio dell’area con gli strumenti musicali; in primo piano un bel contrabbasso con corde di budello

e il violoncello.

Violoncello famoso attribuito a Goffriller (inizio Settecento)

Violoncello famoso attribuito a Goffriller (inizio Settecento)

Essi venivano regolarmente suonati dalle putte come si può anche vedere dalla loro presenza nel soffitto tiepolesco

Dettaglio del soffitto con contrabbasso in primo piano tra tromba e liuto lungo

Dettaglio del soffitto con contrabbasso in primo piano tra tromba e liuto lungo

che li rappresenta con le loro suonatrici dalle voci angeliche.

Oggi molti concerti vengono eseguiti nella Chiesa della Pietà, che Vivaldi non ha mai visto completata come edificio, ma di cui l’orfanatrofio già alla sua epoca sentiva necessità. La Chiesa vanta un Nacchini del 1759, restaurato, il cui suono si può ben apprezzare con l’organista al lavoro.

Video con scorcio dell’organo della Pietà e l’organista Paola Talamini mentre suona

 

Il piccolo oratorio infatti,

A destra della facciata non ancora terminata della Chiesa, l’edificio precedente all’attuale Hotel Metropole; a sinistra della porta d’entrata l’antico piccolo oratorio; in primo piano i ragazzi dei diversi ospizi-conservatori veneziani tra cui quello della Pietà vestito di rosso

A destra della facciata non ancora terminata della Chiesa, l’edificio precedente all’attuale Hotel Metropole; a sinistra della porta d’entrata l’antico piccolo oratorio; in primo piano i ragazzi dei diversi ospizi-conservatori veneziani tra cui quello della Pietà vestito di rosso

il cui spazio è ora integrato nell’Hotel Metropole, non era sufficiente ad ospitare i musicisti, gli artisti e gli intellettuali che nel Settecento intraprendevano il Grand Tour in Italia.

Questi visitatori si fermavano a Venezia, non omettevano mai di assistere ai concerti nei “conservatori” veneziani e sostavano immancabilmente alla Pietà per sentire le famosissime putte del coro cantare e suonare.

L’Istituto Provinciale per l’infanzia Santa Maria della Pietà (così oggi si chiama l’antica Istituzione) continua a sviluppare l’interesse per la musica in genere e, per i Maestri che hanno operato in loco, in particolare.

Tra i concerti a cui ho personalmente assistito, mi piace ricordarne uno straordinario, quello de I Virtuosi Italiani;

Video con alcune note del primo violino

nel corso della serata è stato dato il premio Vivaldi a Sara Mingardo, contralto d’eccezione, ed è stato eseguito un salmo di Vivaldi, appena riscoperto, di cui qui possiamo sentire l’ in saecula saeculorum finale.

Video con le ultime note del Salmo “Laetatus sum”

Dal punto di vista della vocazione dell’Istituto all’assistenza c’è pure un’evoluzione, in base alla sensibilità ed ai bisogni attuali, in termini completamente moderni.

Nel 2017, in sintonia con i grandi temi affrontati dalla 57 Biennale d’arte, la Pietà ha  presentato, per la prima volta nella sua storia all’interno della Chiesa stessa, una mostra, Exodus, dell’artista bosniaco Safet Zec, con un ciclo di opere legate ai problemi dell’accoglienza di bambini e adulti esposti non solo alla fame ma a tutti i tipi di rifiuto della loro povertà, diversità ed estraneità.

Safet Zec: Uomo e Bimbi, 2017, tempera su carta su tela

Safet Zec: Uomo e Bimbi, 2017, tempera su carta su tela

Safet Zec: dettaglio del Polittico Barca, 2017, tempera su carta su tela

Safet Zec: dettaglio del Polittico Barca, 2017, tempera su carta su tela

L’Istituto ospita inoltre nei suoi molteplici spazi artisti di altri Paesi tra i quali l’interessante Charles Bhebe

Charles Bebe: Quest for belonging

Charles Bebe: Quest for belonging

e Dana Whabira

Dana Wabira: dettaglio di uno dei suoi Circles of Uncertainty

Dana Wabira: dettaglio di uno dei suoi Circles of Uncertainty

entrambi dello Zimbabwe.

A rappresentare Andorra, l’originale Eve Ariza è presente con Murmuri (=mormorio);

vibrazioni quasi impercettibili, emesse da ciotole imbutiformi di argille forme e colori molteplici create così per  sottolineare la bellezza della diversità, sono udibili solo avvicinando l’orecchio ed isolandosi dai rumori del “mondo”.

Eve Ariza: Murmuri

Eve Ariza: Murmuri

Oggi dunque, nell’era della globalizzazione, un’antica “piccola-grande” esperienza come questa della Pietà può non solo continuare le sue antiche funzioni, aggiornandole, ma essere – con la musica e con l’arte – una luce che rischiara la via ed offre indicazioni al problema, che tutto il mondo si trova oggi ad affrontare, dell’incontro-scontro con l’altro.

Loredana Giacomini
BestVeniceGuides
loredanagiacomini@gmail.com

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