Edicole e capitelli votivi sono elementi decisamente ricorrenti nel paesaggio urbano italiano.

Anticamente l’edicola era un tempietto o una cappellina che ospitava la statua di un dio pagano; l’epoca cristiana implicò la sostituzione degli dèi con immagini di santi, l’utilizzo non solo di statue ma anche di dipinti e un sostanziale aumento delle forme architettoniche dei capitelli.

Queste strutture di piccole dimensioni rappresentavano quasi sempre forme popolari di devozione religiosa, quindi venivano costruite nei luoghi più disparati utilizzando risorse locali poco costose; di conseguenza è difficile che un capitello costituisca un prezioso esempio di architettura storica.

È però interessante analizzare quali tecniche costruttive “povere” venivano adottate per proteggere l’immagine sacra e il valore sociale che questi elementi urbani potevano costituire.

Che si tratti di una semplice statua in gesso all’interno di una nicchia scavata nella nuda roccia, di un crocifisso ligneo coperto da un tettuccio a capanna, di un’ampia edicola in muratura inserita in uno spazio urbano, ogni capitello assume un valore storico legato alla sua posizione nell’ambiente circostante e, talvolta, ci affascina per l’ingegno profuso nella sua realizzazione.

Venezia ovviamente non fa eccezione a questa consuetudine urbana e offre un’ampia varietà di capitelli; inoltre dal momento che questa città invita il visitatore a camminare senza fretta, gli permette di osservare tali elementi da vicino e, talvolta, di entrare “in contatto” con essi.

Durante una passeggiata guidata attraverso le calli e i ponti cittadini, la vostra BestVeniceGuide non mancherà mai di farvi notare i dettagli più nascosti e di raccontarvi gli aneddoti più curiosi.

Ecco alcuni dei miei capitelli preferiti.

Sestiere di San Marco, Ponte della Paglia

In una città “d’acqua” come Venezia, come non partire dall’elemento naturale più presente, che circonda, protegge e a volte minaccia?

Ponti e barche sono gli elementi che permettono di attraversare l’acqua e in questo capitello si ritrovano collegati. Sull’arcata sud-ovest del Ponte della Paglia un bassorilievo in pietra protetto da una cornice rinascimentale rappresenta Maria col Bambino. Sotto le figure è presente un breve testo inciso che identifica il capitello “del traghetto del Ponte della Paglia”; più in basso compaiono due gondole coperte da felze(calotta in legno e stoffa) e la data di dedicazione (1583): questa immagine sacra venne commissionata dai gondolieri che nel passato operavano il servizio di trasporto pubblico tra Piazza San Marco e l’isola di S. Giorgio.

Probabilmente pochissimi, tra i milioni di turisti che ogni anno attraversano questo famoso ponte, hanno mai notato tale opera.

Il Ponte della Paglia verso Piazza San Marco

Capitello del traghetto, particolare

Sestiere di San Polo, Traghetto di S. Tomà

Altro quartiere, altro traghetto: questa volta però si tratta di un servizio pubblico ancora attivo, che permette di attraversare il Canal Grande quando ci si trova lontano dai ponti principali.

Qui si trova un tipo di capitello votivo piuttosto frequente in città e dalla forma ben definita: l’immagine sacra, di solito la Madonna, è ospitata all’interno di un’edicola lignea di colore verde, con copertura a guglia e colonnine tortili agli spigoli; le finestrelle che si vengono a creare sono di solito chiuse da piccole vetrate colorate.

Tali capitelli vengono chiamati “Madonnina del Ferale” poiché in epoca moderna l’immagine di Maria ha sostituito il ferale(lume a olio) che in origine serviva da insegna notturna dei traghetti.

Dal momento che questi capitelli sono posti sopra delle bricole(pali in legno), perciò esposti all’acqua salata e alle intemperie, si deteriorano facilmente: la manutenzione viene sostenuta dai gondolieri che operano il traghetto mediante una forma di auto-tassazione.

Madonnina del ferale a San Tomà

Sestiere di Cannaregio, Calle Priuli

Questo bassorilievo in pietra, inserito nella muratura di un edificio privato, è un’opera moderna.

La calle in cui si trova il capitello è un’importante arteria di comunicazione tra Strada Nuova e le Fondamenta Nuove ed è percorsa sia da studenti che da turisti.

La quantità di fiori e di ceri votivi depositati sulla mensola testimonia l’attaccamento dei residenti a questa semplice immagine sacra; ogni tanto capita di trovare un devoto fermo in preghiera.

Edicola in Calle Priuli

Sestiere di Cannaregio, Calle Larga

Fondamenta della Misericordia è ormai nota per la quantità di locali – ristoranti, wine-bar e bacari(osterie) – che vi si può incontrare. È però anche una delle aree residenziali più vive della città, che alterna magnifici esempi di architettura veneziana a semplici elementi urbani, come questo tempietto in legno dedicato a S. Antonio e datato al 1668.

Il tempietto dedicato a S. Antonio, Cannaregio

Pare che in origine il sacello ospitasse un ritratto del santo dipinto addirittura dal Tintoretto, che in effetti aveva dimora dall’altra parte del ponte che si vede alla fine della calle; di tale opera però non rimane alcuna traccia.

A dire il vero al momento non c’è traccia neppure del dipinto donato in epoca moderna (1982): sia il quadro che il sacello avevano bisogno di urgente restauro. E anche se qualche residente si era offerto per finanziarlo, la situazione non è migliorata.

S. Antonio, dove sei andato?

Sestiere di Castello, Corte Nova

Questo è un capitello famoso, non tanto per la manifattura, quanto per la posizione.

Nel quartiere più popolare di Venezia, dominato dalla presenza dell’Arsenale della Repubblica e abitato da generazioni di artigiani e operai che prestarono opera nel cuore “industriale” della città, luogo storicamente segnato da battaglie per i diritti dei lavoratori, ecco apparire un Cristo che offre il suo cuore ai passanti mentre veglia sulla sede locale del partito comunista.

Verso chi possiamo riporre le nostre speranze?

Sestiere di Castello, Calle Zorzi e Corte Nova

Nelle vicinanze di San Francesco della Vigna, una seconda corte “nuova” è ancora testimone di devozione locale.

L’ampio spazio in questione aveva in origine un solo accesso, attraverso uno scuro sottoportico posto alla fine di Calle Zorzi. La tradizione popolare, suffragata dalle parole incise nella lunetta dell’arco esterno, narra che gli abitanti di questa corte furono risparmiati sia dal contagio della peste (in ben due occasioni: 1630 e 1849), sia dalle bombe della I guerra mondiale. Questa prodigiosa protezione sarebbe stata ottenuta grazie alla presenza di una miracolosa immagine della Vergine.

In seguito l’intero sottoportico venne trasformato una sorta di cappella “di passaggio”, decorata con due altarini e quattro tele di autori non noti.

Il sotoportego di Corte Nova

L’iscrizione di Corte Nova

Sestiere di S. Croce, Fondamenta Barbarigo

Nei pressi della facciata della chiesa dell’Angelo Raffaele si trova il Ponte de l’Anzolo: dall’altro lato rispetto alla chiesa è posta un’enorme edicola che custodisce un delicato crocifisso. Entrambi i manufatti sono lignei, ma se l’edicola si data al 1800 la statua all’interno sembra essere un’opera quattrocentesca.

Perché sono così affezionato a questo capitello? Perché in occasione del suo ultimo restauro, pochi anni fa, ho partecipato personalmente al riposizionamento in loco dei due elementi. Il crocifisso non presentava particolari problemi di peso, ma l’edicola è alta 3,5 metri e lunga più di due: l’abbiamo sollevata a mano e ricordo ancora l’impresa!

Grande capitello ligneo, Santa Croce

A Venezia sono presenti più di 500 capitelli e non era ovviamente possibile elencarli tutti in questo breve post. Nel caso qualcuno fosse interessato a una trattazione più approfondita esiste il testo “I capitèli di Venezia” edito nel 1987; oppure può provare a contattarmi per una visita guidata a tema.

Matteo Gabbrielli
BestVeniceGuides
www.wheninvenice.com

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