I Carmelitani Scalzi a Venezia e la loro chiesa

Apr 29, 2019 | architettura, arte, chiese votive, giardini, orto, scultura, storia | 0 commenti

 

E’ dal XVII secolo che un gruppo di Carmelitani Scalzi si è insediato anche a Venezia. Gli Scalzi sono un nuovo ramo, fondato da S. Teresa di Gesù, nata ad Avila nel 1515, coadiuvata da S. Giovanni della Croce (entrambi del XVI sec.), del più grande gruppo dei Carmelitani.

Originariamente nel XII sec. d. C. erano, nell’allora Palestina, eremiti; arrivati in Europa alla fine del secolo, si sono trasformati in un Ordine Mendicante dedicato e rivolto non solo a se stessi, ma anche agli altri, per essere più accettati dalla Chiesa e dal Papato.

I Carmelitani eremiti vivevano sul Monte Carmelo dove il profeta Elia, come loro anche eremita, era vissuto ben prima di loro (sec . IX a.C.); il monte era stato frequentato, secondo la leggenda, anche da Maria, Madre di Gesù.

A lei tutti i Carmelitani sono sempre stati particolarmente devoti tanto da dedicarle la loro prima chiesetta sul Carmelo, a lei che -bambina- andava con i suoi genitori su quel monte non lontano da Nazaret per ammirarne la bellezza.

Il termine Karmel in ebraico significa infatti giardino, e per estensione fu usato dagli autori sacri per indicare una terra paradisiaca ricca di acque e di piante, proprio come ancor oggi è il Carmelo.

Arrivati a Venezia (1633) dopo aver vissuto in aree diverse della città, i frati sono riusciti a acquistare con l’aiuto di alcune famiglie locali l’area dell’attuale Chiesa  -dedicata non a caso a S. Maria di Nazaret-  e del giardino. Anzi un’area ben più grande, perché l’attuale giardino è quasi dimezzato a causa della costruzione della stazione ferroviaria dalla metà circa dell’Ottocento.

Vicine alla nuova sensibilità, al nuovo credo e al nuovo messaggio carmelitano sono le “nuove” ricche famiglie di Venezia presenti  -per ragioni di lavoro-  nell’area allora periferica della nuova proprietà dei religiosi.

Dapprima dunque non quelle di nobiltà secolare, arcinote, ma i Mora, i Cavazza Lion, i Tasca, i Flangini, i Gussoni, i Lumaga ecc. Non tutte si aggregheranno al patriziato veneziano nel corso del 1600; erano famiglie provenienti da Vicenza o Bergamo, da Cipro, dalla Valtellina o da altre realtà. Alcune di esse saranno poi sepolte all’interno della chiesa per il loro mecenatismo.

A queste si sono aggiunte, grazie anche alla vicinanza delle nobildonne veneziane alla sensibilità e al messaggio di Santa Teresa di Gesù, le famiglie patrizie di vecchia tradizione e di sempre grande ricchezza come i Badoer, i Venier, i Contarini, i Valier ecc. spesso diplomatici legati alle grandi corti di Spagna, Francia o del Papato, quindi con conoscenze precise ed aggiornate di quanto gli Scalzi proponessero, del loro messaggio mistico portatore di una nuova sensibilità di fede, di trasformazione sociale e di altro ancora.

La Chiesa degli Scalzi, tra le più ricche della città, mostra puntualmente la presenza  -anche ostentata-  di tutte queste famiglie, con marmi di ogni tipo, un vero spettacolo di bellezza incorporata nelle pietre e nella creazione artistica.

Paliotto dell’altare del Carmine o della Sacra Famiglia o Manin, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Paliotto dell’altare del Carmine o della Sacra Famiglia o Manin, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Volta della cappella di San Sebastiano con il contrasto tra i marmi bianco di Carrara, rosso di Francia, verde di Genova e nero del Belgio, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Volta della cappella di San Sebastiano con il contrasto tra i marmi bianco di Carrara, rosso di Francia, verde di Genova e nero del Belgio, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Lato sinistro del presbiterio con sibille in marmo di Carrara e rosso di Francia alle pareti, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Lato sinistro del presbiterio con sibille in marmo di Carrara e rosso di Francia alle pareti, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Tra i marmi più diffusi la breccia di Seravezza (Lucca), lungo tutta la navata, e il bellissimo rosso di Francia.

Lesene e lastre marmoree della navata in marmo di Ser(r)avezza, Lucca, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Lesene e lastre marmoree della navata in marmo di Ser(r)avezza, Lucca, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Colonne tortili dell’altar maggiore, tutte ricoperte di rosso di Francia (= di Linguadoca), Chiesa degli Scalzi, Venezia

Colonne tortili dell’altar maggiore, tutte ricoperte di rosso di Francia (= di Linguadoca), Chiesa degli Scalzi, Venezia

C’è poi il marmo nero del Belgio, molto prezioso, di ben due cappelle disegnate dal Longhena,

Cappella di San Sebastiano, sponsorizzata dalla famiglia Venier, in marmo nero di Paragone (Belgio), bianco di Carrara e rosso di Francia, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Cappella di San Sebastiano, sponsorizzata dalla famiglia Venier, in marmo nero di Paragone (Belgio), bianco di Carrara e rosso di Francia, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Cappella di San Giovanni Battista, finanziata dalla famiglia Mora il cui capostipite è sepolto sotto l’altare; rigorosa, solenne e relativamente spartana per l’epoca barocca; anch’essa come la precedente in marmo nero del Belgio e bianco di Carrara, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Cappella di San Giovanni Battista, finanziata dalla famiglia Mora il cui capostipite è sepolto sotto l’altare; rigorosa, solenne e relativamente spartana per l’epoca barocca; anch’essa come la precedente in marmo nero del Belgio e bianco di Carrara, Chiesa degli Scalzi, Venezia

ed il verde antico di Genova, il verde antico della Tessaglia, la breccia gialla dei nostri monti trentini,

La cornice gialla in marmo Brentonico, del Trentino, circondata da marmo verde antico della Tessaglia, inquadra l’angelo Gabriele del Torretti; sotto la mensola, la dedica a Manin, ultimo Doge di Venezia, sepolto nella cappella, Chiesa degli Scalzi, Venezia

La cornice gialla in marmo Brentonico, del Trentino, circondata da marmo verde antico della Tessaglia, inquadra l’angelo Gabriele del Torretti; sotto la mensola, la dedica a Manin, ultimo Doge di Venezia, sepolto nella cappella, Chiesa degli Scalzi, Venezia

il grigio bardiglio, per non parlare del bianco di Carrara, e di molti altri ancora.

Ovviamente un decoro privilegiato è dedicato ai due Santi fondatori di questo ramo dell’Ordine, Santa Teresa -grande mistica- e San Giovanni della Croce.

Altare con l’estasi di Santa Teresa del Merengo (Meyring); le colonne monolitiche sono in rosso di Francia; l’angioletto in basso ricorda con una scritta il tributo di devozione delle nobili matrone veneziane della congregazione di S. Teresa, sepolte nella cappella stessa, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Altare con l’estasi di Santa Teresa del Merengo (Meyring); le colonne monolitiche sono in rosso di Francia; l’angioletto in basso ricorda con una scritta il tributo di devozione delle nobili matrone veneziane della congregazione di S. Teresa, sepolte nella cappella stessa, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Statua di San Giovanni della Croce, in marmo di Carrara non ancora ripulito dalla polvere secolare; la parete di fondo della nicchia è in diaspro, un marmo molto prezioso; dettaglio della cappella a lui dedicata, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Statua di San Giovanni della Croce, in marmo di Carrara non ancora ripulito dalla polvere secolare; la parete di fondo della nicchia è in diaspro, un marmo molto prezioso; dettaglio della cappella a lui dedicata, Chiesa degli Scalzi, Venezia

E’ proprio la cappella di Santa Teresa a mostrare la bravura dei nostri Maestri veneziani secenteschi e settecenteschi, tra cui il grande Tiepolo.

Dettaglio nella volta della cappella di Santa Teresa; è interessante notare che Teresa, rappresentata in abito carmelitano (tonaca marrone cappa bianca e velo nero), guarda verso il basso, verso i fedeli e non, come avviene abitualmente nelle glorificazioni dei santi, verso l’alto, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Dettaglio nella volta della cappella di Santa Teresa; è interessante notare che Teresa, rappresentata in abito carmelitano (tonaca marrone cappa bianca e velo nero), guarda verso il basso, verso i fedeli e non, come avviene abitualmente nelle glorificazioni dei santi, verso l’alto, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Intarsio marmoreo del paliotto d’altare con Teresa che scrive (verrà proclamata in seguito dottore della chiesa), Chiesa degli Scalzi, Venezia

Intarsio marmoreo del paliotto d’altare con Teresa che scrive (verrà proclamata in seguito dottore della chiesa), Chiesa degli Scalzi, Venezia

Tiepolo è presente anche nella cappella del Crocefisso con i simboli della Passione ben identificabili quando il sole è generoso.

Angeli del Tiepolo con la corona di spine ed il mantello rosso di Gesù, dettaglio dell’affresco nella cappella del Crocefisso, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Angeli del Tiepolo con la corona di spine ed il mantello rosso di Gesù, dettaglio dell’affresco nella cappella del Crocefisso, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Altro dettaglio dell’affresco del Tiepolo; sotto angioletto con tenaglia, sopra angioletto con spugna e frusta, a sinistra angioletto con la lancia del centurione, in alto a destra il sudario, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Altro dettaglio dell’affresco del Tiepolo; sotto angioletto con tenaglia, sopra angioletto con spugna e frusta, a sinistra angioletto con la lancia del centurione, in alto a destra il sudario, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Ma anche i Maestri meno noti sono strepitosi: gli angeli dei fratelli Domenico e Giuseppe Valeriani, presenti non solo nel presbiterio,

Cupola del presbiterio con angeli dei fratelli Valeriani, affresco, Chiesa degli Scalzi

Cupola del presbiterio con angeli dei fratelli Valeriani, affresco, Chiesa degli Scalzi

ma anche nel coro dietro l’altar maggiore,

Abside del coro dei frati: ascesa di angeli tra le nubi verso la Trinità, altro affresco dei fratelli Valeriani, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Abside del coro dei frati: ascesa di angeli tra le nubi verso la Trinità, altro affresco dei fratelli Valeriani, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Padre Eterno in gloria; anche il catino del coro è affrescato dai fratelli Valeriani, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Padre Eterno in gloria; anche il catino del coro è affrescato dai fratelli Valeriani, Chiesa degli Scalzi, Venezia

rapiscono la nostra attenzione. Sono visioni del paradiso, della Trinità, delle virtù quelle che vediamo dipinte nel coro per la contemplazione dei frati, le stesse che abbiamo visto rappresentate in tutta la chiesa.

Nella chiesa certo i temi sono quelli su cui Santa Teresa ha richiamato l’attenzione e dunque oggetto della devozione dei fedeli, come per esempio la centralità dell’umanità di Gesù e della sua Passione come negli affreschi di Tiepolo, o le virtù evangeliche, o la presenza degli angeli.

Volta della Sacra Famiglia o Manin, affrescata da Dorigny, con angeli inneggianti allo Spirito Santo, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Volta della Sacra Famiglia o Manin, affrescata da Dorigny, con angeli inneggianti allo Spirito Santo, Chiesa degli Scalzi, Venezia

Ma oltre ai numerosi riferimenti offerti dalle sculture, dai dipinti o dagli affreschi, è nel valore attribuito alla natura che la genialità di questa Santa si manifesta anche concretamente.

Santa Teresa porrà l’accento sul rapporto tra preghiera e vita e dunque sulla vita come preghiera. Di conseguenza anche il lavoro della terra è preghiera.

Quello che per gli altri ordini religiosi sono stati i chiostri, che nel Medio Evo e per secoli hanno rappresentato il Paradiso Terrestre, per Teresa è un angolo di natura, una bella vista, un bel giardino o un bel panorama (nel nostro caso un bel giardino, cui in passato si aggiungeva anche una bella vista  -oggi perduta-  sulla laguna).

Fin dall’inizio del loro insediamento nel luogo tuttora da loro occupato a Venezia, gli Scalzi hanno dunque avuto un bel giardino che oggi rimane un “unicum” prezioso nella mia città. Un unicum da più punti di vista: innanzitutto è un giardino di Carmelitani Scalzi e dunque esprime tutta la loro tradizionale teresiana attenzione per la natura; poi è un unicum dal punto di vista della quantità delle erbe officinali coltivate, purtroppo non più così presenti in altri orti di conventi veneziani; ma un unicum anche dal punto di vista progettuale, simbolico, allegorico e “mistico”.

Un giardino da scoprire in ogni suo aspetto per questa straordinaria ricchezza e che sarà oggetto della seconda parte di questo post.

A presto dunque!

Loredana Giacomini
BestVeniceGuides
loredanagiacomini@gmail.com

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