Venezia e la Costa D’Oro: il viaggio delle perle

Mag 13, 2019 | arte, artigianato, curiosità e tradizioni veneziane, donne | 0 commenti

 

Perle veneziane e il Ghana

Preparando il breve testo del blog di BestVeniceGuides sulla Rosetta, la regina delle perle veneziane, leggo attentamente il nome Costa d’Oro”. La mia curiosità si sofferma su quelle parole, e così decido di cercare, tra i tanti e bellissimi libri qualcosa di più su quel luogo dal nome affascinante e sul rapporto che lo legava a Venezia.

La costa d’Oro era una piccola zona dell’Africa Occidentale, che corrisponde all’odierno Ghana (nome che prende solo dal 1957), ed esattamente alla zona che va da Capo Three Points ad Accra. Una area occupata da coloni portoghesi, poi olandesi ed infine britannici interessati ai suoi ricchi giacimenti d’oro.

I Veneziani non hanno mai avuto rapporti commerciali diretti con il Ghana, ma grazie alla società J.F.Sick & Co., una ditta tedesca, poi divenuta olandese, con importante filiale a Venezia, inizia verso la metà dell’800 la più grande esportazione di perle in vetro veneziane verso l’Africa occidentale, che durerà per un secolo.

La ditta venne probabilmente aperta ad Amburgo alla fine del 1909 con due sedi distaccate, una a Venezia e una a Gablonz (odierna Jablonec nella Repubblica Ceca). Dopo la prima guerra mondiale, la sede principale venne trasferita a Rotterdam per poi passare ad Amsterdam dal 1927. La sede veneziana a Cannaregio, aveva il compito di acquistare e spedire le perle verso, il Ghana, dove si trovava la sede principale per l’Africa, la Nigeria e il Camerun. La J.F.Sick & Co. non aveva una produzione propria, ma si affidava a vari laboratori e a lavoratrici (perlere) autonome fornendo loro il vetro (canne) per la lavorazione.

Già nel 1824 si contavano unicamente a Venezia circa 40 banchi e 150 operaie e operai che lavoravano le perle. Una volta pronte, le perle venivano infilate nei magazzini, imballate ed infine spedite. Quando raggiungevano l’Africa venivano solitamente nuovamente infilate con materiali locali, come la rafia.

Etichetta sulla confezione dei mazzi di perle veneziane

J.F. Sick & Co. controllava il 95% del commercio di perle del West Africa. Ogni sede aveva un catalogo per effettuare gli ordini, formato da cartelle con tutti i campioni di perle che venivano prodotte, le stesse cartelle che ancora oggi sono in parte visibili al Museo del Vetro di Murano.

Cartella di perle per il Ghana Augusto Panini Museo di Murano

La varietà di modelli di perle prodotte sembra infinita e la finitura era prevalentemente satinata per il Ghana e lucida per la Nigeria. Si tratta esclusivamente di perle in vetro a lume, spesso decorate con murrine o con disegni sulla superficie e di una bellezza unica. E molto del loro fascino deriva dal viaggio che queste perle hanno compiuto e dalla storia che hanno conosciuto.

Le perle più belle sono per me quelle cosiddette “viaggiate”, ovvero quelle che sono state usate e che mi fanno sognare perché raccontano con la loro patina la storia di uomini, sabbie e venti di quell’Africa lontana e vicina a Venezia.

Alessia Ferrari Bravo
BestVeniceGuides
www.guidaturisticavenezia.it

Bibliografia:

“The Bead goes on – Koos van Brakel” Tropenmuseum
Archivio di Stato di Venezia
Gianni Moretti- “Ercole Moretti”

Translations: deDeutsch