Il Ponte di Rialto sul Canal Grande, una storia particolare

Giu 10, 2019 | architettura, arte | 0 commenti

 

Il ponte di Rialto era considerato l’ottava meraviglia del mondo nel 1594, solamente pochi anni dopo che fu terminata la sua costruzione tra il 1588 e il 1591. Era costato davvero un sacco di soldi: più di 250.000 ducati, come scrisse nella sua guida cartacea edita a Venezia Francesco Sansovino. Per molti secoli è stato l’unico ponte costruito sul Canal Grande, detto anche Canalazzo, come viene soprannominato qui.

E’ uno degli edifici più iconici di Venezia, anche se oggigiorno nei negozi che si trovano qui non si vendono  più esclusivamente oro e gioielli come un tempo.

Il primo ponte a pedaggio che fu costruito nel XII secolo fu chiamato ponte de la Moneda. Forse lo hanno chiamato così perché era vicino alla prima Zecca.

Rialto era un centro del commercio internazionale, un emporio cosmopolita, ma anche un centro di scambio culturale. Nel XV secolo qui fu istituita una scuola filosofica, come ci ricorda Francesco Sansovino. Nella sua guida turistica ha descritto pittori, musicisti e artigiani che davano lezioni nell’area intorno al mercato. Sul vecchio ponte erano situate non meno di tre librerie e questo testimoniava la supremazia di Venezia in questo settore.

Il vecchio ponte di legno descritto così mirabilmente da Carpaccio nel suo dipinto realizzato per la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista che si può ammirare alle Gallerie dell’Accademia era in condizione deprecabile. Il ponte di Rialto era usato durante le visite che il Doge faceva alle chiese dell’area del mercato durante le feste più solenni come il Mercoledì delle Ceneri o il Giovedì Santo. Le processioni di Stato potevano andare sotto il ponte di Rialto per accompagnare gli ospiti illustri, che venivano alloggiati nel palazzo che oggi conosciamo con il nome Fondaco dei Turchi (che durante il Rinascimento si chiamava Palazzo del Duca di Ferrara).

Vittore Carpaccio, The Rialto bridge, Gallerie dell'Accademia, Venice

Vittore Carpaccio, The Rialto bridge, Gallerie dell’Accademia, Venice

Questo ponte di legno è anche citato nella veduta a volo d’uccello di Jacopo de’ Barbari.

The Rialto bridge as in the map by Jacopo de' Barbari, 1500, Venice

The Rialto bridge as in the map by Jacopo de’ Barbari, 1500, Venice

Il mercato di Rialto andò a fuoco in maniera disastrosa nel 1514. Il ponte nuovo fu progettato dal proto anziano Antonio da Ponte e fu particolarmente famoso per via della sua arcata unica particolarmente ampia.

La costruzione del ponte di Rialto era di competenza dei funzionari della Magistratura del Sale, come del resto anche il Palazzo Ducale, che garantiva enormi utili alla Repubblica di Venezia.

Nel 1546 il Proto al Sal Pietro de’ Guberni suggerì un ponte di legno con quattro file di negozi, ma questo progetto non poté essere realizzato.

Il Consiglio dei Dieci propose di ricostruire il ponte di Rialto di pietra nel 1507. Fu suggerito di nominare come supervisore del progetto una speciale magistratura apposita, ma non fu nominato nessuno per almeno trent’anni e quando ciò avvenne nel 1551, era risaputo che due degli eletti erano ferventi sostenitori di Jacopo Sansovino, il padre del suddetto Francesco, nato a Firenze, ma veneziano d’adozione. Successivamente il Senato Veneziano rielesse tre componenti della magistratura in maniera continuativa, ma il progetto non progrediva. Non esistono prove che Sansovino abbia disegnato un progetto per fare il nuovo ponte e non esistono tracce di presunti progetti di Michelangelo e del Vignola.

Andrea Palladio realizzò il suo progetto per il ponte di Rialto degli anni ’60 sulla base del ponte di Augusto a Rimini. Questa idea non poteva essere applicata sul Canal Grande, poiché si rischiava di ostacolare la navigazione, ma anche la circolazione dell’acqua. Questo progetto utopico avrebbe richiesto continue ristrutturazioni su entrambi i lati. Era un progetto memore di quello dell’umanista Fra’ Giocondo, architetto e ingegnere che aveva proposto di realizzare un progetto idealistico di piazza quadrata che ricordava una sorta di agorà greca nell’area del mercato di Rialto.

Andrea Palladio, Progetto per la costruzione del ponte di Rialto a cinque arcate, Vicenza, Museo Civico

Andrea Palladio, Progetto per la costruzione del ponte di Rialto a cinque arcate, Vicenza, Museo Civico

Osservate il capriccio di Canaletto del XVIII secolo che mostra il progetto di Palladio e notate come erano ripide le scalinate da entrambi i lati. Immaginate come questo fattore avrebbe influito sulle processioni alle quali partecipavano i membri delle Scuole, ma anche Senatori anziani.

Canaletto, Capriccio, dettaglio, Galleria Nazionale di Parma

Canaletto, Capriccio, dettaglio, Galleria Nazionale di Parma

Bene, ora torniamo pure al momento in cui il ponte di Rialto stava per essere ricostruito. Nel 1587 i tre magistrati eletti dal Senato che erano obbligati a restare in carica fino al completamento del nuovo ponte erano Marcantonio Barbaro, il suo amico fraterno Giacomo Foscarini e Alvise Zorzi.

Marco Antonio Barbaro, Ambasciatore di Venezia a Parigi e Costantinopoli, Procuratore di San Marco, dettaglio, Innsbruck, Schloß Ambras

Marco Antonio Barbaro, Ambasciatore di Venezia a Parigi e Costantinopoli, Procuratore di San Marco, dettaglio, Innsbruck, Schloß Ambras

Furono loro a decidere che il ponte avrebbe dovuto avere due file di negozi come il vecchio ponte di legno, ma nello stesso tempo doveva essere aperto su entrambi i lati verso il canale in modo da avere passaggi pedonali laterali dotati di balaustre.

Non riuscirono a riunire il ponte alla Drapperia, poiché questo avrebbe comportato la demolizione di edifici esistenti dal lato di campo San Bortolomio e la compensazione dei proprietari. Barbaro era a favore della costruzione di un ponte con tre arcate insieme a Foscarini, Zorzi invece era favorevole a costruire un ponte ad arcata unica. Barbaro era a favore di una soluzione classicista, ma fu sconfitto, cosi come nel caso della costruzione della chiesa del Redentore e della ricostruzione del Palazzo Ducale. Invece il Senato approvò la proposta dei Capi di Quaranta di basare la decisione sui vari pareri di proti ed esperti.

A prima vista la nomina di Antonio da Ponte, che allora aveva circa settantotto anni, poteva sembrare sorprendente perché era meno colto dei suoi colleghi e non era un sostenitore dell’opzione ad arcata singola, ma il suo mirabile restauro del Palazzo Ducale dopo l’incendio del 1577 aveva favorevolmente impressionato i funzionari dell’Ufficio al Sale.

Ritratto di Antonio da Ponte, Scuola italiana, Parigi, Museo del Louvre

Ritratto di Antonio da Ponte, Scuola italiana, Parigi, Museo del Louvre

Antonio propose di costruire a sue spese una robusta barriera per isolare dall’acqua del Canal Grande l’area interessata dalla costruzione del ponte. In pochi mesi furono fatte le fondamenta e furono interpellati perfino i venditori di arance, i luganegheri, i mercanti di vino della Riva del Ferro per confermare che le palificazioni per mettere in opera le fondamenta andavano bene. Barbaro criticò che le pietre delle fondamenta erano state posizionate in obliquo e si raccomandò che fosse rifatto il lavoro mettendo diritte le stesse.

Disegno delle palificazioni del ponte di Rialto, probabilmente di F. Zamberlan per l'ufficio dei Provveditori sopra la Fabbrica del Ponte di Rialto, Venezia, Archivio di Stato

Disegno delle palificazioni del ponte di Rialto, probabilmente di F. Zamberlan per l’ufficio dei Provveditori sopra la Fabbrica del Ponte di Rialto, Venezia, Archivio di Stato

Antonio da Ponte fu anche responsabile della costruzione dell’arcata, ma non fu coinvolto nella realizzazione della sovrastruttura del ponte. Furono Benedetto Banelli e Antonio Contin (quest’ultimo lavorò anche alla costruzione del Ponte dei Sospiri) a realizzare i modelli delle balaustre e della cornice.

A Venezia la voce dell’esperienza aveva trionfato sulla teoria. A Firenze, per esempio, il mecenatismo di Stato era meno democratico: il Granduca Cosimo I controllò personalmente la ricostruzione dei ponti distrutti dal terribile maltempo nel 1557.

Nell’ottobre del 1590 il Senato garantì a Da Ponte il brevetto per la tecnologia innovativa usata nel ponte e nessuno poteva vendere vedute del ponte per vent’anni. Vincenzo Scamozzi disse che era lui l’autore del progetto.

Vincenzo Scamozzi, Ponte di Rialto a tre arcate, Londra, Royal Institute of British Architects

Vincenzo Scamozzi, Ponte di Rialto a tre arcate, Londra, Royal Institute of British Architects

Il ponte di Rialto ci affascina ancora con le sue storie e la sua bellezza: il Mercante di Venezia di Shakespeare, i gondolieri, Clint Eastwood.

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Stefania Colecchia
BestVeniceGuides
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