I Carmelitani Scalzi a Venezia e il loro Giardino

Lug 22, 2019 | ambiente, arte, chiese votive, curiosità e tradizioni veneziane, giardini | 0 commenti

 

Vi ricordate del mio post sulla chiesa dei Carmelitani Scalzi a Venezia? Ora vi racconto del suo giardino!

Il giardino dei Padri Carmelitani Scalzi è stato restaurato da pochi anni (2014) e sta crescendo velocemente; è puntualmente curato, amato e vissuto dai frati e può essere goduto anche da chi, accompagnato da una guida, volesse visitarlo.

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, all’entrata ci riceve una bella palma cinese o di Fortune (Trachicarpus Fortunei), originaria dell’Asia, chiamata così in onore al botanico scozzese a cui è dedicata

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, prolungamento dell’entrata al giardino

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, vista invernale del giardino; in questo periodo non crescono tutte le erbe officinali, per cui alcune vasche vengono usate come estensione dell’orto alimentare

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, vista complessiva del giardino sotto la neve

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, giardino d’estate con le zucchine in primo piano

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, altra prospettiva del giardino d’estate che mostra altezze progressive verso il boschetto

Viene chiamato così “giardino mistico” per il rimando di ogni suo elemento alla predicazione di Santa Teresa. Il termine “mysticòs” cioè misterioso, si riferisce ad un livello di conoscenza non spiegabile razionalmente.

Il giardino sottende studi numerologici di cui non scriverò, ma è interessante sapere che le aiuole sono sette (chi non ricorda i sette sacramenti o i sette peccati capitali o le sette virtù -tra teologali e cardinali-?), che gli ulivi sono tredici (Gesù e i dodici Apostoli), che gli alberi da frutto saranno -ad aiuola completata- quaranta come i giorni trascorsi da Mosè sul Sinai o da Gesù nel deserto.

La prima delle sette aiuole è rappresentata da un verde prato erboso, simbolo di accoglienza, come un campo veneziano. A Venezia tutte le piazze si chiamano ancor oggi proprio così “campi” perché tali erano (con l’unica eccezione di Piazza S. Marco dove il campo è stato presto ricoperto da mattoni) fino ad alcuni secoli fa; luoghi di raccolta dunque, di scambio, di presenze diverse.

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, spazio erboso verso il convento con il bel noce sulla sinistra e le conifere sulla destra

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, altra prospettiva dello spazio erboso sulla destra in fondo; in primo piano la vasca del piretro, utile in modo particolare come antiparassitario

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, parte del prato erboso seguito dalle vasche delle erbe medicinali e dal resto del giardino; è interessante notare che le altezze aumentano dal prato, alle erbe officinali, all’orto alimentare, al vigneto, al frutteto e così via fino al boschetto in un delizioso crescendo altimetrico

La seconda è un vero tripudio di erbe officinali. La cura del corpo con le erbe, sviluppata da secoli e particolarmente praticata nei conventi aperti all’ospitalità di pellegrini e malati (a cominciare da S. Benedetto nel VI sec.), ha ricevuto grande impulso all’epoca delle crociate e non è poi più stata abbandonata. Anche per questa lunga tradizione le erbe officinali hanno sempre avuto grande importanza nei conventi carmelitani.

Questa aiuola evidenzia la sapienza antica della farmacopea, riscoperta dall’odierna omeopatia; è divisa in nove vasche delimitate da traversine, a ricordare l’invasione dell’antico orto da parte della stazione ferroviaria.

Ogni vasca fa riferimento alla cura di diverse patologie per es. della cute (calendula e bardana), del cuore (cardiaca ed echinacea), del respiro (rabarbaro) ecc. Tra le piante usate per produrre balsami abbiamo la viola mammola e la verbena. Ma la vasca più grande ospita la più nota erba medicinale del nostro giardino, la melissa moldavica le cui proprietà sono state sperimentate da secoli. I frati carmelitani hanno diffuso un preparato a base di melissa officinalis dal 1600 in Francia, a Parigi, e di melissa moldavica dal Settecento a Venezia.

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, vasca con in primo piano calendula e bardana; la calendula è una pianta tipicamente mediterranea e guarisce le ferite per le sue proprietà cicatrizzanti; anche la bardana viene usata per la pelle, per curare acne, dermatiti ed eczemi; in secondo piano nella stessa vasca un tipo di malva

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, la cardiaca (Leonurus cardiaca) di cui si usano le foglie, è particolarmente indicata per la tachicardia e nella cura dell’ipertensione

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, l’echinacea ha proprietà antibatteriche, antivirali e antinfiammatorie; è quindi particolarmente indicata contro raffreddore e problemi da raffreddamento in genere tra cui gli stati influenzali

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, il rabarbaro rosso, oltre ad essere usato come lassativo per la stitichezza cronica, nella medicina popolare è associato ad una minor richiesta di ossigeno da parte del cuore; la sua azione ipotensiva riduce pertanto la frequenza cardiaca regolandone il ritmo; qui le grandi foglie nascondono le rosse coste

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, foglie rotonde del rabarbaro selvatico

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, scorcio del giardino con le foglie delle viole mammole a sinistra e le verbene rosse e viola a destra, tutte in primo piano

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, lo splendido colore intenso della melissa moldavica

A causa della diffusione di contraffazioni da parte di altre spezierie, i nostri Carmelitani hanno ottenuto il privilegio di produzione (=brevetto) dal governo della Repubblica (Provveditori alla Sanità) nel 1754 e da allora la produzione della melissa continua, anche se la distilleria è stata trasferita.

Una bottiglietta di acqua di melissa è a portata di mano in molte case di Venezia; mia nonna l’aveva sempre con sé ed io seguo il suo esempio. Si può assumere nei casi di stress, mal di testa, problemi di digestione, insonnia, irritazione al colon ecc.

La terza aiuola è l’orto vero e proprio, l’orto alimentare; in passato serviva al sostentamento dei frati che, come i loro predecessori eremiti, si nutrivano quasi unicamente di legumi e ortaggi (oltre a frutti di bosco, qui presenti in altra area ad essi dedicata).

Ovviamente l’orto è diverso in inverno o d’estate, con prodotti sempre belli da vedere e buoni da gustare; una parte di essi è venduta, a (meno di) km zero, nel piccolo negozio del convento.

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, alcuni prodotti dell’orto alimentare coperti dalla neve

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, scorcio dell’orto alimentare, con zucchine in primo piano a sinistra e pomodori in secondo piano a destra

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, altro scorcio dell’orto alimentare

L’orto alimentare realizza la richiesta di Dio presente fin dalle prime pagine della Bibbia, di custodire la terra, coltivarla, lavorarla, mantenerla bene e non abbandonarla a se stessa.

La quarta aiuola è il vigneto; c’è sempre stato in questo giardino, però le viti erano vecchie e pertanto il Consorzio Vini Venezia, attivo anche nella salvaguardia della produzione viticola dei conventi veneziani, ha aiutato, con studi e fondi, a ricostruire quanto già esisteva, innovando il vigneto. L’uva è talmente importante che si estende anche lungo gli assi principali.

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, i bei filari del vigneto

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, grappoli d’uva lungo l’asse sinistro

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, grappoli d’uva lungo l’asse sinistro, dettaglio

La malvasia, tra cui quella rarissima di Sitges, la fa da padrona perché cresce bene sul suolo sabbioso, ma ci sono anche altre viti, per es. di uva bianchetta e manzoni, il portainnesto kober e naturalmente non manca l’uva chiamata “terra promessa”, perché importata da un frate all’inizio del secolo scorso proprio da lì.

I grappoli di questi vitigni sono tutti diversi gli uni dagli altri, alla vista e al gusto, e gli acini sono più o meno grossi, rotondi o ovali, vicinissimi o separati.

Il vino prodotto, che ho assaggiato, è molto particolare, interessante e, come i nostri vini lagunari, diverso da tutti gli altri al mondo. La produzione è assolutamente limitata ma qualche rara bottiglia è messa in vendita per diffonderne la conoscenza ed il piacere della degustazione. E in quest’ottica per la prima volta i frati hanno anche partecipato a Vinitaly 2018, una delle più grandi manifestazioni al mondo dedicata al vino.

Non mi soffermo sull’importanza delle viti e del vino onnipresenti nei vangeli e nella tradizione della Chiesa (inoltre: eucaristia sotto le due specie, Gesù vera vite ecc.) ma su un aspetto che tanto mi piace e il vino rappresenta, quello della “gratuità”, perché non necessario né indispensabile per la vita; oltre a rallegrare ogni mensa umana, questa “gratuità” è simbolicamente estensibile a tutto quanto permette una qualità migliore della vita pur non essendo condizione di sopravvivenza.

La quinta aiuola è il frutteto. Non solo i suoi frutti sono importanti per vivere, ma ci ricordano la generosità della terra, la riproduzione. Si sono mantenuti, come per le viti, alcuni alberi già presenti nella stessa area, altri invece erano sparsi nel giardino e sono stati trapiantati; altri molto giovani sono stati aggiunti e altri ancora lo saranno per arrivare al numero quaranta progettato a ricordare per es. i quaranta giorni del diluvio universale.

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, scorcio del frutteto

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, altro scorcio del frutteto con pero in primo piano

Sono frutti legati al territorio: pesche, pesche noci dette anche nettarine, pere di vario tipo, fichi, mele di qualità diverse, prugne tra cui la varietà gocce d’oro, ciliegie, nespole, ecc.

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, pesche noci talmente belle da sembrare di porcellana laccata

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, uno dei meli del frutteto

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, ramo di susino o pruno selvatico che, dopo la caduta, ha piantato nuove radici per continuare a vivere

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, varietà di susino “goccia d’oro”

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, nespolo comune (=Mespilus germanica, perché diffuso dai romani in Germania) da non confondersi con quello arcinoto di origine asiatica (=Eriobotrya japonica) e, a sinistra, altro susino dal tronco molto grosso

La sesta aiuola, l’uliveto, rimanda per la resistenza e la capacità di “rinascita” dell’ulivo creduto perenne, alla simbologia sacra non solo cristiana. L’ulivo, simbolo cristiano di pace (Noè e la riconciliazione con Dio), era prezioso per l’olio impiegato in ambito sacro e profano per le lucerne e gli unguenti ed è ancora usato nell’ambito della Chiesa per tutte le unzioni sacramentali. Importante per l’alimentazione in passato come oggi resta alla base di molte cucine. Nel nostro uliveto i dodici ulivi vicini ricordano gli apostoli e quello isolato Gesù.

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, scorcio con l’uliveto; sullo sfondo a sinistra il tempietto del Longhena

La settima aiuola, il bosco, presenta gli alberi legati alla tradizione cristiana; per es. il salice piangente ricorda la leggenda del salice che abbassa i suoi rami  -che non alzerà mai più-  per aiutare Gesù caduto; oppure la tamerice ricorda la manna che nutrì gli ebrei nel deserto, oppure il Cercis siliquastrum (=dai lunghi baccelli) popolarmente detto albero di Giuda legato, sempre secondo la leggenda, al tradimento di Giuda e forse alla sua impiccagione. Gesù lo liberò da ogni colpa supposta concedendogli di rivestirsi di stupendi fiori vistosi in primavera prima di ogni altra fioritura arborea.

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, salice piangente in primavera

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, tamerice

Ci sono altre aree interessanti del giardino di cui si dirà in altra occasione, ma un accenno almeno va fatto al pergolato di rose che conduce alla cappella della Madonna fiancheggiato  -in continuità con il tema del bosco-  dall’aiuola dedicata alla Passione di Cristo dove non può mancare l’albero della corona di spine, la marruca o spinacristi, in continuità e come preciso riferimento ai temi presenti in Chiesa.

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, rose rosse a ricordo della Passione di Gesù

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, marruca o spinacristi o spina Christi: si notino le spine lunghissime ed acuminate di quest’albero chiamato non casualmente così, perché secondo la leggenda ha fornito le spine per la corona di Gesù

Il sentiero, che fino a metà Ottocento era centrale, è diventato  -a causa della trasformazione ottocentesca-  laterale di sinistra; fin dall’inizio però, i frati si erano concessi una variante rispetto alla tradizione veneziana, facendolo terminare non con un casino sala da tè o biblioteca, ma con la Cappella della Madonna preceduta da un pergolato di bianchissime rose.

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, pergola con roseto -ancora giovane- di rose Iceberg; la pergola conduce al Tempietto con la grotta della Madonna

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, rosa Iceberg della pergola

Il giardino mistico è di grande fascino anche per chi mistico non è, o non è ancora, apre alla contemplazione della natura meravigliosa anche nelle sue più piccole manifestazioni e -oltre ad essere occasione di riposo, di pace per la vista e di godimento per tutti i sensi- offre infiniti spunti di meditata riflessione.

Giardino Carmelitani Scalzi, Venezia, fiori di cappero; il cappero è una pianta con poche esigenze e ci offre i suoi squisiti boccioli chiusi, oppure gli eleganti fiori come questi, oppure i frutti (=cucunci) di forma più allungata dei boccioli ed ugualmente eduli ed apprezzatii

Loredana Giacomini
BestVeniceGuides
loredanagiacomini@gmail.com

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