Venezia è un vero labirinto dove è facile (e bellissimo) perdersi, tra calli anguste, canali e ponti. E tuttavia, ogni fitto reticolo di calli si conclude prima o poi in un ampio spazio pubblico: il campo! Venezia venne pavimentata solamente intorno al 1500 e quindi i campi, l’equivalente delle nostre piazze italiane, erano ampi spazi erbosi. Di piazze a Venezia, infatti, ce n’è una sola… Piazza San Marco!

Esempi di campo dalla mappa di Jacopo de Barbari, Venezia, 1500

Venezia è un insieme di oltre cento piccole isole unite da ponti, e in ogni isola il campo è sempre stato il centro della comunità. La chiesa gli dava il nome e la chiesa di San Polo, dedicata all’apostolo Paolo, è di antica fondazione. La fabbrica, di impianto bizantino, venne rimaneggiata pesantemente nel corso dell’Ottocento, e poi restituita alle sue forme quattrocentesche nel 1930: una pianta basilicale con ampia abside, coronata da uno splendido soffitto a carena di nave.

Campo San Polo, interno della chiesa di San Polo, Venezia

Nel Settecento, il portico e la facciata della chiesa che davano sul canale vennero ristrutturati per ospitare l’oratorio invernale, a cui oggi si accede dall’interno della chiesa. La decorazione venne affidata a Giandomenico Tiepolo, allora ventenne. Giandomenico realizzò una serie di piccole tele raffiguranti la Via Crucis, la prima rappresentazione compiuta di questo esercizio spirituale che si andava consolidando secondo una certa formula proprio intorno a quegli anni. Un’opera ardua che per assenza di modelli lo mise a dura prova, con un risultato originalissimo e fuori da ogni schema, ma che per lungo tempo lo espose a severe ed aspre critiche!

La Via Crucis di Giandomenico Tiepolo – 1747, Venezia, Chiesa di San Polo

Il campanile venne eretto nel 1362 e ornato da due leoni, uno dei quali regge tra gli artigli una misteriosa testa mozzata, si dice a ricordo dell’esecuzione capitale del doge Marin Faliero, decapitato nel 1355 o del  Conte di Carmagnola, giustiziato nel 1432, entrambi condannati per alto tradimento. In verità i due leoni risalgono al XII secolo… si tratta quindi di una leggenda!

Leone stiloforo del campanile di San Polo, Venezia

Quello di San Polo è il più grande campo di Venezia. E oltre al mercato e alle moltissime feste, qui si disputarano per lungo tempo le cacce ai tori. Immaginate l’arrivo degli animali, condotti in barca, alcuni cadevano nei canali, altri scappavano spaventando i presenti… Una volta ristabilito l’ordine, gli animali venivano legati per le corna e gli si aizzavano contro dei cani: un parapiglia, uno spettacolo molto più simile alla festa di San Fermìn a Pamplona che alle classiche e formali corride. Pensate che l’ultima caccia ai tori disputata a Venezia si svolse in campo Santo Stefano nel 1802: un toro imbizzarrito si scagliò contro una gradinata allestita per gli spettatori seminando il panico, ci furono e morti e feriti e questo tipo di spettacolo venne quindi abolito.

Joseph Heintz il Giovane, Caccia ai tori in Campo San Polo – 1649, Venezia

Nel dipinto di Heintz il Giovane, ma ancora più chiaramente nella famosa mappa di Jacopo de Barbari, è interessante notare che il confine orientale del campo appare delimitato da un canale e una serie di antichi palazzi, disposti in forma curvilinea lungo il canale e dotati di piccoli ponti privati. Il canale infatti venne interrato nel 1761 per ampliare il campo. C’è da notare inoltre che nella mappa del De Barbari il campo appare già pavimentato, una rara eccezione nella Venezia del 1500.

Campo San Polo, mappa di Jacopo de Barbari, Venezia, 1500

I due grandi palazzi gotici risalgono al XIV e al XV secolo. Vennero costruiti da una famiglia di mercanti cremonesi, i De Bugni. Ricchissimi, acquisirono la cittadinanza veneziana e nel 1401 diedero in moglie a Vittorio Soranzo la figlia Bianca.

palazzi Soranzo, casa “vecchia” e casa “nuova”, Venezia, campo San Polo

I palazzi sono ancor oggi proprietà dei discendenti della famiglia e sulla targhetta in ottone del campanello, accanto al cognome, è inciso un corno dogale, il berretto del doge, a memoria dell’illustre antenato Giovanni Soranzo, eletto nel 1312.

campanello di casa Soranzo, campo San Polo, Venezia

Ed infine il grande pozzo al centro del campo. Uno dei più grandi in città. E’ da queste cisterne che gli abitanti potevano accedere alle risorse di acqua potabile che a Venezia scarseggiavano. Eh già, difficile a credersi, ma come scrisse il cronista veneziano Marin Sanudo, la città “è in acqua e non ha acqua”.

sezione di un pozzo veneziano

Infatti, l’approvvigionamento idrico era di acqua piovana, che veniva raccolta nel condotto del pozzo dopo averla fatta passare e filtrare nella sabbia all’interno della cisterna sottostante. Presenti da tempo immemore, venivano controllati dai capi contrada che ne custodivano le chiavi e li aprivano due volte al giorno al suono della campana. Nel 1884, quando entrò in funzione l’acquedotto pubblico, se ne contavano più di seimila!

Laura Sabbadin
BestVeniceGuides
www.venice-revisited.com

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