Le Compagnie della Calza a Venezia

Feb 3, 2020 | arte, curiosità e tradizioni veneziane | 0 commenti

 

Venezia, con il suo Carnevale e la sua intensa vita teatrale, possiede tuttora immutata, tra le sue tante vocazioni, quella verso le feste e gli spettacoli. E le radici di questa vocazione si perdono nel tempo… Un esempio viene dalle cosiddette Compagnie della Calza: brigate di giovani, soprattutto nobili veneziani, il cui scopo, come racconta Giuseppe Tassini, era principalmente quelle di “tenere allegra la città”! In che modo? Organizzando feste e spettacoli. Il loro nome curioso deriva dal fatto che indossavano calzoni (anticamente detti anche calze) stretti, con una gamba spesso di colore differente rispetto all’altra e con l’insegna della Compagnia impressa sulla calza stessa o sul cappuccio. Gli appartenenti alle Compagnie della Calza indossavano una giubba di panno d’oro, velluto o seta, le cui “maniche erano allacciate con stringhe assai spesse di seta o d’oro con puntali d’oro massiccio…”,  citando Cesare Vecellio, in Habiti.., Venezia 1598. Sul capo portavano un berretto di stoffa preziosa o rossa o nera, ornato in punta da un gioiello.

Compagno della Calza, Cesare Vecellio - Habiti… 1598, Venice

Compagno della Calza, Cesare Vecellio- Habiti… 1598, Venezia

Un po’ di storia delle Compagnie della Calza

In base alle ricerche più aggiornate e approfondite, queste compagnie si affacciarono per la prima volta sulla scena della vita veneziana nell’anno 1364. Una lettera del poeta Francesco Petrarca racconta delle feste che seguirono l’annunzio della conquista di Creta. Altri studiosi citano le feste per onorare il doge Michele Steno o quelle che si tennero in occasione della visita di Roberto imperatore con Elisabetta, sua sposa. La prima notizia sicura circa la partecipazione di una Compagnia della Calza ad una festa è comunque quella relativa alle nozze di Lucrezia Contarini e Jacopo Foscari, unione celebrata nel 1442, che vide le due famiglie impegnate a tener festa in città per molti giorni. La prima compagnia furono forse i Pavoni, seguirono poi altri nomi curiosi: i Modesti, i Concordi,  i Floridi, solo per citarne alcuni esempi. Nel 1542, la storia di questi gruppi si concluse sostanzialmente con la recita da parte della Compagnia detta dei Sempiterni della “Talanta” di Pietro Aretino in un teatro provvisorio, costruito da un artista del calibro di Giorgio Vasari. La Compagnia degli Accesi tentò un rilancio di questi sodalizi nel 1561/62, ma non ebbe molto seguito.

Compagnia degli Accesi’s theatre, Museo Correr, Cod. Gradenigo-Dolfin, reference source: Lionello Venturi

Il teatro della Compagnia degli Accesi, Museo Correr, Cod. Gradenigo-Dolfin, Fonte: Lionello Venturi

Girolamo Foscari, Prior of the Compagnia degli Accesi, Museo Correr, Cod. Gradenigo-Dolfin, reference source: Lionello Venturi

Girolamo Foscari, Prior der Compagnia degli Accesi, Museo Correr, Cod. Gradenigo-Dolfin, Fonte Lionello Venturi

A member of the Compagnia degli Accesi, Museo Correr, Cod. Gradenigo-Dolfin, reference source: Lionello Venturi

Un Compagno degli Accesi, Museo Correr, Cod. Gradenigo-Dolfin, Fonte:  Lionello Venturi

In quasi un secolo, agirono a Venezia, probabilmente tra le 30 e le 40 compagnie: 34 secondo l’attento cronista dell’epoca Marin Sanudo, forse 43 secondo Francesco Sansovino; talvolta due o tre compagnie erano presenti contemporaneamente e quindi in concorrenza tra loro. I Compagni organizzavano le feste e ne pagavano le spese. Recitavano di persona, ma ingaggiavano anche attori semiprofessionisti come il noto Ruzante. Racconta il Sanudo nei suoi famosi “Diarii”, che i loro festeggiamenti “consistevano in balli, conviti, mascherate, rappresentazioni teatrali, regate, pompose cavalcate…”, ma si divertivano e divertivano il loro pubblico anche con cacce ai tori o semplicemente, gettando uova piene d’acqua rosata o muschiata verso le finestre delle più avvenenti spettatrici. E che dire del loro gioco teatrale? Ebbene, spaziava dall’egloga alla farsa, alla momaria, ma non solo. Le loro feste avevano un duplice aspetto: un momento pubblico, aperto a chiunque e che generalmente si teneva in un campo sui cosiddetti soleri (sorta di palchi con la funzione di teatro rudimentale) o poteva dar vita a cortei che invadevano la città per concludersi a San Marco in Piazzetta o nel Cortile di Palazzo Ducale; c’era però anche un momento privato, riservato ad ospiti rigorosamente selezionati. Feste e recite di carattere esclusivo si spostavano nei palazzi dei diversi membri della Compagnia. Va detto che per poter formare una Compagnia della Calza, era necessaria la licenza del Consiglio dei X, speciale magistratura della Repubblica di Venezia, preposta agli affari segreti e alla sicurezza dello Stato.

Un "Compagno della Calza“, Museo Correr Cod. Gradenigo-Dolfin, Fonte: Lionello Venturi

Un “Compagno della Calza“, Museo Correr Cod. Gradenigo-Dolfin, Fonte: Lionello Venturi

Quali erano le occasioni di festa?

Si festeggiava a Carnevale, che fu sempre una componente centrale dell’attività delle Compagnie per il suo carattere ludico e trasgressivo, ma anche per le nozze di un compagno, per la visita di un ospite illustre o per l’assunzione in Compagnia di un principe di Sangue.

Le momarie

Il termine momaria deriva forse da Momo, dio della satira e delle buffonerie, o da un termine greco che significa “larva” o da un altro termine che significa “imitazione”. Erano una sorta di rappresentazione pantomimica di carattere profano, eseguita da attori mascherati che si muovevano a ritmo di musica e indossavano spesso costumi sfarzosi. Un esempio di momaria era quella legata alle feste nuziali: dopo aver celebrato la sacra funzione, ci si recava a casa della sposa per il convito, finito il quale, alcuni membri della comitiva indossavano la maschera di deità oppure di personaggi eroici, recitando una sorta di commedia, spesso interpretando in modo ironico le imprese degli antenati degli sposi.

Le Compagnie della Calza nella pittura

Le compagnie della Calza sono comparse nei dipinti di molti pittori veneti del ‘500. Gentile Bellini, Cima da Conegliano, ma in particolare, va menzionato Vittore Carpaccio, nei suoi famosi teleri dedicati alle Storie di Sant’Orsola, o nel quadro Miracolo della Croce a Rialto. Sarà interessante scoprire insieme i dettagli! Ritratto di un Compagno della calza fu sempre ritenuto l’affresco, oggi perduto, dipinto da Tiziano sulla facciata del Fondaco dei Tedeschi.

Vittore Carpaccio, Miracolo della croce a Rialto, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Vittore Carpaccio, Miracolo della croce a Rialto, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Le Compagnie della Calza… esistono ancora? Il circolo “I Antichi”, con il motto “Divertire Divertendosi”, è risorto nel 1979, per iniziativa di alcune famiglie veneziane. Gli anni ’80 sono stati all’insegna di quella straordinaria rinascita del Carnevale veneziano, voluto con passione dagli stessi cittadini, dopo tanti anni di oblio.

Barbara Tasca
BestVeniceGuides
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