I Carmelitani Scalzi a Venezia e il loro Giardino
Vi ricordate del mio post sulla chiesa dei Carmelitani Scalzi a Venezia? Ora vi racconto del suo giardino!
Il giardino dei Padri Carmelitani Scalzi è stato restaurato da pochi anni (2014) e sta crescendo velocemente; è puntualmente curato, amato e vissuto dai frati e può essere goduto anche da chi, accompagnato da una guida, volesse visitarlo.






Viene chiamato così “giardino mistico” per il rimando di ogni suo elemento alla predicazione di Santa Teresa. Il termine “mysticòs” cioè misterioso, si riferisce ad un livello di conoscenza non spiegabile razionalmente.
Il giardino sottende studi numerologici di cui non scriverò, ma è interessante sapere che le aiuole sono sette (chi non ricorda i sette sacramenti o i sette peccati capitali o le sette virtù -tra teologali e cardinali-?), che gli ulivi sono tredici (Gesù e i dodici Apostoli), che gli alberi da frutto saranno -ad aiuola completata- quaranta come i giorni trascorsi da Mosè sul Sinai o da Gesù nel deserto.
La prima delle sette aiuole è rappresentata da un verde prato erboso, simbolo di accoglienza, come un campo veneziano. A Venezia tutte le piazze si chiamano ancor oggi proprio così “campi” perché tali erano (con l’unica eccezione di Piazza S. Marco dove il campo è stato presto ricoperto da mattoni) fino ad alcuni secoli fa; luoghi di raccolta dunque, di scambio, di presenze diverse.



La seconda è un vero tripudio di erbe officinali. La cura del corpo con le erbe, sviluppata da secoli e particolarmente praticata nei conventi aperti all’ospitalità di pellegrini e malati (a cominciare da S. Benedetto nel VI sec.), ha ricevuto grande impulso all’epoca delle crociate e non è poi più stata abbandonata. Anche per questa lunga tradizione le erbe officinali hanno sempre avuto grande importanza nei conventi carmelitani.
Questa aiuola evidenzia la sapienza antica della farmacopea, riscoperta dall’odierna omeopatia; è divisa in nove vasche delimitate da traversine, a ricordare l’invasione dell’antico orto da parte della stazione ferroviaria.
Ogni vasca fa riferimento alla cura di diverse patologie per es. della cute (calendula e bardana), del cuore (cardiaca ed echinacea), del respiro (rabarbaro) ecc. Tra le piante usate per produrre balsami abbiamo la viola mammola e la verbena. Ma la vasca più grande ospita la più nota erba medicinale del nostro giardino, la melissa moldavica le cui proprietà sono state sperimentate da secoli. I frati carmelitani hanno diffuso un preparato a base di melissa officinalis dal 1600 in Francia, a Parigi, e di melissa moldavica dal Settecento a Venezia.







A causa della diffusione di contraffazioni da parte di altre spezierie, i nostri Carmelitani hanno ottenuto il privilegio di produzione (=brevetto) dal governo della Repubblica (Provveditori alla Sanità) nel 1754 e da allora la produzione della melissa continua, anche se la distilleria è stata trasferita.
Una bottiglietta di acqua di melissa è a portata di mano in molte case di Venezia; mia nonna l’aveva sempre con sé ed io seguo il suo esempio. Si può assumere nei casi di stress, mal di testa, problemi di digestione, insonnia, irritazione al colon ecc.
La terza aiuola è l’orto vero e proprio, l’orto alimentare; in passato serviva al sostentamento dei frati che, come i loro predecessori eremiti, si nutrivano quasi unicamente di legumi e ortaggi (oltre a frutti di bosco, qui presenti in altra area ad essi dedicata).
Ovviamente l’orto è diverso in inverno o d’estate, con prodotti sempre belli da vedere e buoni da gustare; una parte di essi è venduta, a (meno di) km zero, nel piccolo negozio del convento.



L’orto alimentare realizza la richiesta di Dio presente fin dalle prime pagine della Bibbia, di custodire la terra, coltivarla, lavorarla, mantenerla bene e non abbandonarla a se stessa.
La quarta aiuola è il vigneto; c’è sempre stato in questo giardino, però le viti erano vecchie e pertanto il Consorzio Vini Venezia, attivo anche nella salvaguardia della produzione viticola dei conventi veneziani, ha aiutato, con studi e fondi, a ricostruire quanto già esisteva, innovando il vigneto. L’uva è talmente importante che si estende anche lungo gli assi principali.



La malvasia, tra cui quella rarissima di Sitges, la fa da padrona perché cresce bene sul suolo sabbioso, ma ci sono anche altre viti, per es. di uva bianchetta e manzoni, il portainnesto kober e naturalmente non manca l’uva chiamata “terra promessa”, perché importata da un frate all’inizio del secolo scorso proprio da lì.
I grappoli di questi vitigni sono tutti diversi gli uni dagli altri, alla vista e al gusto, e gli acini sono più o meno grossi, rotondi o ovali, vicinissimi o separati.
Il vino prodotto, che ho assaggiato, è molto particolare, interessante e, come i nostri vini lagunari, diverso da tutti gli altri al mondo. La produzione è assolutamente limitata ma qualche rara bottiglia è messa in vendita per diffonderne la conoscenza ed il piacere della degustazione. E in quest’ottica per la prima volta i frati hanno anche partecipato a Vinitaly 2018, una delle più grandi manifestazioni al mondo dedicata al vino.
Non mi soffermo sull’importanza delle viti e del vino onnipresenti nei vangeli e nella tradizione della Chiesa (inoltre: eucaristia sotto le due specie, Gesù vera vite ecc.) ma su un aspetto che tanto mi piace e il vino rappresenta, quello della “gratuità”, perché non necessario né indispensabile per la vita; oltre a rallegrare ogni mensa umana, questa “gratuità” è simbolicamente estensibile a tutto quanto permette una qualità migliore della vita pur non essendo condizione di sopravvivenza.
La quinta aiuola è il frutteto. Non solo i suoi frutti sono importanti per vivere, ma ci ricordano la generosità della terra, la riproduzione. Si sono mantenuti, come per le viti, alcuni alberi già presenti nella stessa area, altri invece erano sparsi nel giardino e sono stati trapiantati; altri molto giovani sono stati aggiunti e altri ancora lo saranno per arrivare al numero quaranta progettato a ricordare per es. i quaranta giorni del diluvio universale.


Sono frutti legati al territorio: pesche, pesche noci dette anche nettarine, pere di vario tipo, fichi, mele di qualità diverse, prugne tra cui la varietà gocce d’oro, ciliegie, nespole, ecc.





La sesta aiuola, l’uliveto, rimanda per la resistenza e la capacità di “rinascita” dell’ulivo creduto perenne, alla simbologia sacra non solo cristiana. L’ulivo, simbolo cristiano di pace (Noè e la riconciliazione con Dio), era prezioso per l’olio impiegato in ambito sacro e profano per le lucerne e gli unguenti ed è ancora usato nell’ambito della Chiesa per tutte le unzioni sacramentali. Importante per l’alimentazione in passato come oggi resta alla base di molte cucine. Nel nostro uliveto i dodici ulivi vicini ricordano gli apostoli e quello isolato Gesù.

La settima aiuola, il bosco, presenta gli alberi legati alla tradizione cristiana; per es. il salice piangente ricorda la leggenda del salice che abbassa i suoi rami -che non alzerà mai più- per aiutare Gesù caduto; oppure la tamerice ricorda la manna che nutrì gli ebrei nel deserto, oppure il Cercis siliquastrum (=dai lunghi baccelli) popolarmente detto albero di Giuda legato, sempre secondo la leggenda, al tradimento di Giuda e forse alla sua impiccagione. Gesù lo liberò da ogni colpa supposta concedendogli di rivestirsi di stupendi fiori vistosi in primavera prima di ogni altra fioritura arborea.


Ci sono altre aree interessanti del giardino di cui si dirà in altra occasione, ma un accenno almeno va fatto al pergolato di rose che conduce alla cappella della Madonna fiancheggiato -in continuità con il tema del bosco- dall’aiuola dedicata alla Passione di Cristo dove non può mancare l’albero della corona di spine, la marruca o spinacristi, in continuità e come preciso riferimento ai temi presenti in Chiesa.


Il sentiero, che fino a metà Ottocento era centrale, è diventato -a causa della trasformazione ottocentesca- laterale di sinistra; fin dall’inizio però, i frati si erano concessi una variante rispetto alla tradizione veneziana, facendolo terminare non con un casino sala da tè o biblioteca, ma con la Cappella della Madonna preceduta da un pergolato di bianchissime rose.


Il giardino mistico è di grande fascino anche per chi mistico non è, o non è ancora, apre alla contemplazione della natura meravigliosa anche nelle sue più piccole manifestazioni e -oltre ad essere occasione di riposo, di pace per la vista e di godimento per tutti i sensi- offre infiniti spunti di meditata riflessione.

Loredana Giacomini
BestVeniceGuides
loredanagiacomini@gmail.com

