Il campo a Venezia era e continua ad essere il cuore pulsante della comunità. Luogo di incontro, di giochi, di mercato, con la chiesa, il campanile e oggi i bar e i ristoranti… l’equivalente delle nostre piazze italiane, solo che a Venezia di piazza ce n’è sempre stata una sola: Piazza San Marco! Ma iniziamo dalle origini del nome campo: a Venezia il suolo pubblico venne pavimentato in cotto intorno al XVI secolo. La preziosa mappa del 1500 di Jacopo de’ Barbari non lascia dubbi! Quindi, il campo era inizialmente a tutti gli effetti uno spazio erboso.

Esempi di campo a Venezia dalla Mappa di Jacopo de’ Barbari, 1500

In una forma urbana come è quella veneziana, caratterizzata dalla mancanza di vasti spazi e dalla frammentazione in oltre cento piccole isole, il bisogno di luoghi aperti pubblici si fece sentire ben presto. Ogni isola, quindi, avrebbe racchiuso all’interno il proprio campo. E ogni campo, così, assunse una fisionomia molto simile, specchio di una formula ideale e funzionale.

Campo Sant’Angelo a Venezia dalla mappa del de’ Barbari, 1500

Campo Sant’Angelo, nel cuore del sestiere di San Marco, ha origini antiche e fu uno dei primi campi ad essere pavimentato in cotto, come possiamo notare nella mappa del de’ Barbari. Fino agli inizi del 1500 si presentava quindi così: la chiesa in diagonale con la facciata rivolta verso il canale, intorno i quattrocenteschi palazzi Pisani, Gritti-Morosini e Duodo, nell’isola adiacente la chiesa con il convento di Santo Stefano. 

Secondo la tradizione, una prima chiesa dedicata a San Michele Arcangelo sarebbe stata edificata nel 1096 grazie alla generosità della famiglia Morosini e poi, distrutta più volte da incendi, venne ricostruita e rimaneggiata. Curiosa la vicenda del campanile! Sopravvissuto al terremoto del 1347, dopo circa un secolo incominciò ad inclinarsi paurosamente. L’opera di consolidamento venne affidata ad un ingegnere bolognese, Aristotele Fioravanti. Fioravanti si era guadagnato stima e reputazione spostando di ben 13 metri la Torre della Magione a Bologna con un ingegnosissimo espediente. L’eco di questa impresa si sparse velocemente e Venezia decise quindi di affidargli il campanile di Sant’Angelo.  L’opera però non ebbe un felice esito perché il giorno seguente il campanile cadde rovinosamente sfondando il tetto del convento di Santo Stefano e uccidendo due frati. L’incidente non sembrò interrompere una sfolgorante carriera. Fioravanti venne chiamato a Firenze da Cosimo de Medici, a Mantova dai Gonzaga, a Milano. All’uomo “che move le torri” venne proposto di spostare l’obelisco vaticano e infine a Mosca, Ivan III gli affidò l’incarico di ricostruire la Cattedrale dell’Assunzione crollata a seguito di un terremoto e chissà se parte della ristrutturazione del Cremlino lo vide coinvolto… fatto sta, che a Fioravanti non verrà mai concessa l’autorizzazione di poter tornare in patria e della sua morte avvenuta a Mosca intorno al 1486 non si ebbero mai chiare notizie!

Canaletto, Veduta di Campo Sant’Angelo, 1732, Venezia, collezione privata

La settecentesca veduta di Canaletto ci consente di immaginare il campo nella sua quasi interezza e a colori, ma con un’angolazione diversa rispetto alla mappa del de’ Barbari. La chiesa è quella completamente ricostruita nel 1630 con addossato il campanile, a sinistra la facciata gotica di Palazzo Duodo, che nel 1801 venne convertito in un albergo e dove morì il musicista Cimarosa, e a destra parte della facciata di Palazzo Gritti-Morosini, intatto, e Palazzo Pisani, ricostruito in forme rinascimentali.

Dettaglio dalla Veduta del Canaletto di campo Sant’Angelo

Si vedono anche le botteghe. Ed è anche visibile la scoletta dei sòti.  Questo piccolo oratorio dedicato alla Vergine Annunciata venne messo a disposizione dalla famiglia Morosini agli zoppi (sòti in veneziano), ai monchi e ai ciechi nel 1329. L’edificio venne ristrutturato nel 1528. La scoleta, o confraternita, si prendeva cura dei suoi sfortunati associati provvedendo anche alle doti delle figlie.

sezione di una cisterna per la raccolta di acqua piovana, Venezia

Intonsi i due pozzi quattrocenteschi. I pozzi erano in verità cisterne per la raccolta di acqua piovana. La scarsità di falde acquifere rese necessario questo geniale sistema che assicurava l’approvvigionamento di acqua potabile. Attraverso le aperture in genere disposte nei quattro angoli, l’acqua penetrava all’interno della cisterna sottostante passando attraverso uno strato di sabbia e, filtrata, veniva convogliata e immagazzinata nel condotto centrale. Presenti in ogni campo, venivano controllati dai capi di contrada che ne regolavano e razionavano la distribuzione. Nel 1884, quando venne costruito l’acquedotto, se ne contavano più di 6.000! C’è da notare inoltre che nella veduta del Canaletto l’area intorno ai pozzi appare priva del rialzo della pavimentazione, realizzato posteriormente per impedire che eventuali acque alte penetrassero nelle cisterne contaminandole.

Campo Sant’Angelo, Venezia

Ma la chiesa? La chiesa venne demolita insieme al campanile nel 1837. L’ultima opera di Tiziano, la straordinaria Pietà, che rifiutata dai Frari si trovava al suo interno, venne trasferita alle Gallerie dell’ Accademia.

Pietà di Tiziano Vecellio, Gallerie dell’Accademia, Venezia

E così, a memoria della chiesa, oggi non rimane che questa lapide.

Lapide commemorativa della chiesa di Sant’Angelo a Venezia

In tempi recenti, il campo è stato luogo di rappresentazioni, incontri, per un certo periodo ha ospitato il cinema all’aperto. E’ uno spazio di continuo passaggio, cerniera tra Accademia, Campo Santo Stefano, Rialto e San Marco. Nelle vicinanze sorgono il teatro della Fenice, il meraviglioso Museo di Palazzo Fortuny e la straordinaria Scala del Bovolo. Imperdibile la vista del campanile inclinato della vicina chiesa di Santo Stefano. Vi abbiamo incuriosito abbastanza?

Laura Sabbadin
BestVeniceGuides
www.venice-revisited.com

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