La Basilica di San Marco e i suoi restauri: ma è originale?

Ott 14, 2019 | architettura, arte, restauro, storia | 0 commenti

Quante volte ci capita, nel nostro lavoro come Best Venice Guides, di sentirci chiedere dai clienti, di fronte allo splendore degli ori della Basilica di San Marco: “Ma è originale?”

Una bella domanda, alla quale però è molto difficile rispondere.

Per originale si intende autentico, e autentico è il contrario di falso. Che cosa si intende per autentico e originale, quando si parla di monumenti?

Facciata ovest della basilica di San Marco, Venezia

La Basilica di San Marco è un edificio al quale si è lavorato per secoli, nel corso di tutta la sua storia, a volte per modificare, abbellire o aggiungere parti, altre volte per la manutenzione e i restauri. I Procuratori di San Marco, preposti alla custodia della chiesa, non badavano a spese: ne andava della dignità della Serenissima Repubblica di Venezia.

Oggi diamo per scontato che restaurare significhi conservare, ossia preservare il monumento come ci è arrivato, per poterlo consegnare alle generazioni future, ma non è sempre stato così.

Gli Antichi l’idea del restauro non ce l’avevano proprio: nel trattato sull’architettura di Vitruvio, redatto nel I secolo d. C., il restauro neppure è nominato. Per secoli in Occidente, quando un manufatto risultava ammalorato, lo si riparava o lo si rifaceva.

Venezia, Basilica di San Marco, Cupola della creazione, Wikimedia

Pensiamo ai mosaici di San Marco: nel medioevo i mosaici erano realizzati da maestranze specializzate che, sempre di più a partire dal XIII secolo, aggiornavano i loro soggetti prendendo a modello la pittura e in questo modo, pian piano, il mosaico divenne arte suddita della pittura. Dal Quattrocento furono infatti i pittori – e spesso grandi pittori – a sostituirsi ai mosaicisti nella realizzazione dei cartoni, così che i mosaicisti si ridussero a meri esecutori, ai quali si richiedeva solo perizia tecnica, niente di più.

Fu probabilmente per questo che al mosaico a lungo fu negato il valore di espressione artistica meritevole di essere conservata. Se occorreva consolidare un muro, e per farlo si dovevano demolire i mosaici che lo rivestivano, lo si faceva senza rimpianti. Poi si chiamava un valente pittore che, nell’ideare il cartone per il mosaico nuovo, tenesse conto del soggetto precedente, ma solo di quello.

Per questo a San Marco troviamo mosaici cinquecenteschi eseguiti su cartoni persino di Tiziano o di Tintoretto.

I mosaicisti presero a contare poco, ma nel Cinquecento a San Marco lavoravano famiglie – basta pensare ai fratelli Zuccato – con una lunga e prestigiosa tradizione.

Poi, anche a causa della peste del 1630, questa tradizione andò perduta, con l’estinzione di ben tre sulle 4 più importanti famiglie di mosaicisti veneziani.

All’inizio del Settecento nessuno a Venezia sapeva più eseguire mosaici dignitosi, al punto che quando, nel 1715, ci si trovò nell’urgenza di intervenire su alcuni mosaici, si chiamò un mosaicista da Roma, Leopoldo Dal Pozzo.

Venezia, Basilica San Marco, Portale San Pietro, Il Doge riceve le spoglie di San Marco

Era bravo, questo Dal Pozzo, e il suo intervento a Venezia ebbe grande importanza, perché fu lui a introdurre in città una nuova maniera di lavorare: 1) Dal Pozzo utilizzava solo paste vitree, ed ecco perché i suoi mosaici sono così brillanti; 2) Dal Pozzo introdusse un nuovo legante, lo “stucco romano”, una malta che ritardava la presa e quindi consentiva più libertà al mosaicista.

Peccato che lo stucco romano contenesse olio di lino, materiale che, se usato con gli smalti, va benissimo, ma che al contrario macchia e annerisce irrimediabilmente le tessere lapidee, quelle che a Venezia erano tradizionalmente utilizzate per gli incarnati.

Vi furono proteste e ricerche per recuperare le tecniche antiche, ma a lungo si continuò a utilizzare lo stucco romano e, soprattutto, a lungo si pensò che restaurare significasse sostituire il vecchio, aggiornando il soggetto con lo stile della pittura del momento.

Indicativa del metodo è la vicenda – per noi inconcepibile – del mosaico che decora il semicatino del portale maggiore della Basilica, quello che raffigura il Giudizio Universale.

Gentile Bellini, Processione in piazza San Marco, Gallerie dell’Accademia, Venezia

C’è un dipinto celeberrimo, oggi conservato alle Gallerie dell’Accademia, che ci mostra Piazza San Marco come era alla fine del Quattrocento e in questo quadro, eseguito da Gentile Bellini, vediamo la facciata ovest della Basilica e i mosaici duecenteschi che la rivestono.

Solo uno tra questi mosaici è sopravvissuto sino a noi, ed è l’ultimo verso sinistra. Poiché Bellini lo raffigura in modo estremamente dettagliato e fedele, non abbiamo ragione di pensare che abbia applicato minor attenzione nel dipingere gli altri.

Dettaglio da Gentile Bellini, Processione in piazza San Marco, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Questo dipinto, di conseguenza, è un documento attendibile e qui vediamo il mosaico centrale, che raffigura al centro il Cristo giudice attorniato dagli angeli, con ai due lati il gruppo dei reprobi e quello degli eletti.

Nel 1837 il mosaicista Liborio Salandri fu incaricato del rifacimento della parte centrale di questo mosaico, quindi la parte con Cristo e gli angeli, e l’autore del cartone fu il pittore Lattanzio Querena.

Portale centrale, dettaglio Cristo e angeli (Querena: Liborio)

Il soggetto restò lo stesso, ma cambiò totalmente la composizione, e furono aggiunte le figure della Vergine e del Battista. Finite le figure centrali, ci si accorse che le parti originali non si accordavano a quelle nuove. E’ mai possibile che non ci avessero pensato prima? Possiamo restare sbalorditi, ma così andò. Non perché fossero rovinati, ma esclusivamente perché non si accordavano a quelli nuovi, i due gruppi duecenteschi con gli eletti e i reprobi, insieme ai due grandi angeli con le trombe, furono distrutti, e Querena li disegnò nuovi.

E allora come rispondere alla domanda dalla quale siamo partiti? Sono originali, i mosaici della Basilica? Sì! Alcuni sono originali del Duecento, altri del Cinquecento, molti del Settecento e altri ancora dell’Ottocento, nella più totale mancanza di rispetto per il lavoro dei mosaicisti del passato.

Solo qualche decennio dopo si comincerà a pensare al restauro come fedele riproduzione documentata dell’esistente, ma questo ve lo racconterò nel prossimo post.

Maria Colombo
BestVeniceGuides
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