Ghana Padiglione Biennale 2019

Ott 28, 2019 | arte | 0 commenti

Tra i padiglioni nazionali presenti alla Biennale Arte, il Ghana è decisamente uno dei più interessanti e significativi. Ghana Freedom è il titolo scelto dalla curatrice Nana Oforiatta Ayim per celebrare l’indipendenza dal dominio coloniale della Gran Bretagna, ottenuta dal paese nel 1957, e per dare una idea esaustiva dell’arte del paese africano, interpretata da 6 artisti di grande rilievo, provenienti da tre generazioni diverse.

Le grandi installazioni di El Anatsui e Ibrahim Mahama aprono e chiudono la mostra e le loro opere seguono la forma ellittica e incurvata dei muri; al centro troviamo i ritratti, con le foto in bianco e nero della famosa fotografa Felicia Abban e gli intensi dipinti della pittrice Lynette Yiadom-Boakye; ai lati i video, con una proiezione cinematografica a tre canali di John Akomfrah e una video scultura di Selasi Awusi Sosu. Le opere maestose sono disposte in una labirintica installazione, creata apposta dal celebre architetto Sir David Adjaye Obe, ideata in modo da riprendere i colori e le forme sinuose dell’architettura ghanese e dell’argilla usata nelle costruzioni locali. Quasi tutti i lavori sono stati commissionati ex novo per il padiglione.

Arrivando alle Artiglierie veniamo accolti da uno strano odore proviente dalle code di pesce  essiccato, prelibatezza ghanese, intrappolate in griglie metalliche assieme a carte geografiche, carte bruciacchiate, documenti rovinati, reti da pesca, a ricordare l’attività del paese, la tratta degli schiavi e la mappa internazionale di questi commerci. Ibrahim Mahama ci parla di libertà e della nascita di una nazione.

Ibrahim Mahama, A Straight Line Through the Carcass of History, Ghana Freedom, Biennale di Venezia 2019

Ibrahim Mahama, A Straight Line Through the Carcass of History, Dettaglio, Ghana Freedom, Biennale di Venezia 2019

Seguono i bellissimi e intensi ritratti di Lynette Yadom-Boakye, scuri nello scuro, personaggi anonimi protagonisti della loro vita, quasi un rinascimento della ritrattistica senza tempo, modernissima e antica.

Lynette Yadom-Boakye, Just Among Ourselves, Ghana Freedom, Biennale di Venezia 2019

Le foto e autoritratti di donne ghanesi anni ‘60/70 in posa nello studio di Felicia Abban, la prima fotografa del paese, son raggruppate uno di fronte all’altra, quasi a confrontarsi nel modo in cui le donne si mettono in posa indossando i vestiti occidentali e quelli tradizionali africani. Sono occhi di donna che meglio di qualunque uomo ritraggono lo spirito di quegli anni, quando Felicia era una celebrità.

Il potente video di John Akomfrah s’intitola Four Nocturnes, terza parte di una trilogia, è formato da tre video sincronizzati che raccontano la storia della distruzione della natura da parte dell’uomo. Akomfrah usa immagini poetiche e crude e, usando come metafora l’estinzione degli elefanti, ci lascia vagare tra memoria, identità, storia, perdita, com’è nello stile acclamato dell’autore.

Selasi Awusi Sosu ci presenta Glass Factory, una video installazione incentrato sull’economia ghanese legata al vetro, nello spazio espositivo centinaia di bottiglie impolverate sono ammassate e lasciate in un angolo, mentre scorre un video su una fabbrica di vetro abbandonata, decadimento della tradizione e del lavoro industriale.

Selasi Awusi Sosu, Glass Factory, Ghana Freedom, Biennale di Venezia 2019

Il gran finale è l’esplosione potente degli arazzi preziosi realizzati da El Anatsui, già Leone d’Oro alla carriera e presente spesso alla Biennale. Le sue sono magnifiche tappezzerie fatte riutilizzando il metallo dei tappi di bottiglie di liquore e birra, uniti da sottili fili di rame, un riciclo incredibile ed elegante, colorato e ricco. A tratti però gli arazzi sono spezzati, ricuciti, cadenti, quasi a voler lasciare una traccia di umana imperfezione nel luccicore abbagliante di cotanta bellezza.

El Anatsui, Ghana Freedom, Biennale di Venezia 2019

El Anatsui Yaw Berko, Ghana Freedom, Biennale di Venezia 2019

Ecco, il Ghana ha scelto il meglio tra gli artisti nazionali e della diaspora e al meglio ha usato il consiglio di Okwui Enwesor di esporre artisti famosi e noti per rappresentare per la prima volta il paese alla Biennale.

Marialaura Bidorini
BestVeniceGuides
www.guidedtoursinvenice.com

in copertina: El Anatsui Earth Shedding Its Skin, Ghana Freedom, Biennale di Venezia 2019