Quando si parla della Serenissima Repubblica di Venezia, immediatamente si pensa al Doge, emblematica figura in carica a vita; meno nota – invece – è la figura della dogaressa, titolo spettante alla consorte del doge. Se per oltre mille anni si sono succeduti 120 dogi al governo della città lagunare, si hanno notizie – invece – di solo 62 dogaresse ( tra l’altro molti dogi non erano sposati).

Ritratto di Loredana Marcello Mocenigo, Venezia

Ma chi era la dogaressa?

Tornando indietro nei secoli, nell’età ducale veneziana, fino al XIII secolo, le aspirazioni dinastiche delle grandi famiglie ducali dettavano la scelta di una consorte in funzione della politica estera, avendo così una funzione mediatica e politica ben precisa.

Le prime mogli del capo supremo dello Stato non sono veneziane e quasi non si menziona il loro nome. Si sa, per esempio, che nell’anno 804 viene eletto doge Obelario, tribuno di Malamocco e sposato con Carola (morta nell’811), una contessa franca di illustre lignaggio, datagli in moglie – secondo alcuni – dallo stesso Carlo Magno.

L’ultima dogaressa straniera fu la bizantina Anna Teodora Dukas (1058-1083) che sposò il Doge Domenico Selvo nel 1077 e che portò scompiglio a Palazzo Ducale e tra i veneziani per le sue lussuose abitudini. Teodora si lavava con acque profumate; le sue stanze odoravano d’incenso ed essenze e soprattutto non toccava il cibo con le dita, bensì lo faceva tagliare dagli eunuchi al suo servizio e lo portava alla bocca con una specie di forchetta d’oro a due o tre denti, insegnò alle dame l’uso del trucco e introdusse a palazzo una danza tradizionale bizantina.

Ritratto di Teodora Anna Selvo (1058 – 1083), Dogaressa di Venezia da: The Dogaressas of Venice: The Wives of the Doges (1912) – Edgcumbe Staley, T.W. Laurie, Londra

Ma quale ruolo aveva la dogaressa?

Col tempo assunse la figura principesca di ducissa: inanzitutto doveva vantare origini veneziane e nobili: infatti a partire dal 1275 si proibisce al doge e ai suoi figli di sposare donne straniere senza l’approvazione del Maggior Consiglio e la futura consorte deve essere di nobili origini. A questo proposito vanno ricordati due dogi che crearono scalpore a causa dei lori matrimoni con plebee: Marco Corner che prima della sua elezione aveva spostato una popolana e l’ultrasessantenne Paolo Renier che giunse a Venezia da Costantinopoli con una giovane bellissima ma di umili origini, che di mestiere – si insinuava – facesse la ballerina o la funanbola.

Poco a poco, la dogaressa ricopre un ruolo rilevante come “ first lady” ed è circondata dallo stesso ampio apparato di magnificenza e onori riservato al doge.

Come per il doge, anche per la dogaressa esisteva l’uso della cerimonia di incoronazione, durante la quale doveva sottoscrivere la promissione ducale del consorte, rispettare tutte le procedure e le regole dogali ed essere presente alle sontuose cerimonie.

Oltre ad ottenere il titolo di Serenissima la moglie del Doge inizia ad indossare vesti sfarzose e riccamente ornate d’oro, con sottogonna di broccato e solo a lei è concesso l’uso delle perle. Anche il suo ingresso a Palazzo Ducale è accolto con straordinaria pompa e la sua incoronazione a dogaressa si trasforma in un momento di grandi festeggiamenti. Per raggiungere Piazza San Marco e Palazzo Ducale lo fa a bordo del Bucintoro tra il fragore dell’artiglieria e il rintocco delle campane; e si reca in Basilica di San Marco con un lungo corteo al seguito. I festeggiamenti continuano, a volte per giorni interi, con ricchi banchetti rallegrati da musica e danze, fuochi d’artificio, caccie al toro, tornei.

In occasione dell’incoronazione Morosina Morosini (1545- 1614) nel 1597, la cerimonia iniziò nel salone di palazzo Grimani, dove la dogaressa accolse i consiglieri della Signoria e la rappresentanza del Senato; è qui che pronunciò il giuramento di fedeltà alla Repubblica e regalò ai nobili borse d’oro e oselle, monete con la propria immagine. In seguito salì sul Bucintoro, dando inizio alla sfilata fino a San Marco.

Sbarco della dogaressa Morosina Morosini di Andrea Vicentino, Museo Correr, Venezia

Era elegantissima: indossava una veste d’oro con sopra un mantello dorato a fiorami d’argento; sul capo portava il corno ducale da cui scendeva un lungo velo di seta e, sul petto, aveva una collana d’oro con una croce di diamanti. Si parla di un corteo di 14 gondole coperte di damasco cremisino e delle stanze di Palazzo Ducale addobbate con arazzi, tappeti preziosi, damaschi e drappi d’oro; mentre il ricco banchetto ha luogo nella sala del Maggior Consiglio.

Dogaressa Morosina Morosini di Domenico Tintoretto, Venezia

Per l’investitura di Morosina Morosini nel 1597 e  per quella di Elisabetta Querini  (1628-1709) nel 1694 vengono inoltre coniate delle oselle d’oro, d’argento e rame.

Le oselle per la dogaressa Morosina Morosini Grimani, Venezia

La dogaressa Morosina Morosini Grimani, Venezia

Dopo questi festeggiamenti e forse per il loro eccessivo costo, nel 1645 il Consiglio dei Dieci abolisce qualsiasi tipo di cerimonia ritenendola superflua, fino al 1694 quando, per una sola volta ed in via del tutto eccezionale si celebra con opulenza l’incoronazione di Elisabetta Querini, moglie di Silvestro Valier.

La dogaressa Elisabetta Querini Valier, Museo Palazzo Querini Stampalia, Venezia

Osella della dogaressa Elisabetta Querini Valier, Venezia

L’ostentazione permea anche il rito funebre della dogaressa che, come il doge, viene imbalsamata ed esposta a palazzo Ducale, mentre le esequie avvengono nella chiesa di San Giovanni e Paolo.

Alla dogaressa era preclusa ogni forma di esercizio del potere e le si richiedeva modestia e riservatezza (per esaltare questa queste qualità, ogni anno durante la Festa dell’Ascensione si presentavano a Palazzo Ducale un gruppo di uomini e donne dell’isola di Poveglia che consegnava alla dogaressa poche monete di rame per l’acquisto di un paio di pantofole).

Tuttavia poteva rivestire un ruolo culturale, occupandosi per esempio di tenere “salotti di conversazione” con artisti e poeti, grazie alla sua educazione e preparazione. Basti ricordare Loredana Marcello Mocenigo (1533? – 1572) che non solo si interessò di botanica grazie  all’incontro con Melchior Wieland e coltivò personalmente il suo orto botanico alla Giudecca, ma frequentò un ambiente vivace che ruotava attorno all’Accademia della Fama, dove si dilettava con la cerchia di amici eruditi nella discussione accademica.

Ritratto di Loredana Marcello Mocenigo, Venezia

Ricordiamo inoltre che Giovanna Dandolo prima e in seguito Morosina Morosini, incoraggiarono e rilanciarono moltissimo il merletto di Burano, fondando a proprie spese una scuola per merlettaie e rendendolo popolare anche fra le nobildonne della città.

Elisabetta Querini Valier – già nota per i fasti della sua cerimonia d’investitura – oltre a dimostrarsi sempre molto generosa con i bisognosi, svolse un ruolo di consigliera che le consentì di influire sulle scelte politiche del marito.

Ancora molto c’è da scoprire sulle first ladies della Serenissima, ma per questo vi aspettano le #bestveniceguides!

Marta Gabassi
Best Venice Guides
www.thinkvenice.com

L’immagine in evidenza è un quadro di Leandro Bassano, Ritratto di Morosina Morosini, www.rijksmuseum.nl

Fonti
Le Dogaresse, Pompeo Molmenti
Il Doge di Venezia, Giorgio Ravegnani
I Dogi di Venezia, Andrea Da Mosto
La dogaressa erudita. Loredana Marcello Mocenigo tra sapere e potere; di Dorit Raines in Donne di potere nel Rinascimento;

 

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