Esistono le fogne a Venezia?

Mag 25, 2020architettura, curiosità e tradizioni veneziane, urbanistica0 commenti

Il trattamento degli scarichi reflui a Venezia è uno di quegli argomenti che suscitano tanto interesse quanto la storia e le bellezze artistiche della città. Costruire una città in una laguna è sicuramente stata una grande sfida e molte domande di chi visita Venezia vertono su come funziona. Quindi perché non chiedersi cosa succede quando si va al gabinetto?

Mentre Venezia è una città moderna per quanto riguarda l’acquedotto, gli impianti elettrici e del gas metano, per le fognature Venezia ha adottato una soluzione particolare.

Fino agli anni ’60, gli scarichi reflui erano lentamente incanalati nei cosiddetti “gatoli”, ossia delle canalizzazioni in mattoni che correndo sotto la strada raggiungevano i canali. Questo sistema molto ingegnoso fu progettato già nel XVI secolo.

Un tipico “gatolo” che conduce lo scarico in un canale di Venezia

Questi cunicoli erano costruiti in mattoni d’argilla ed erano studiati perché il sedimento più pesante rimanesse in basso, mentre la parte liquida raggiungeva il canale. Le fosse settiche odierne funzionano con un principio simile. I “gatoli” erano svuotati con costanza della loro parte solida.

In questo modo si raggiunse una situazione ideale: le strade della città rimanevano pulite! L’acqua della laguna, salmastra, aveva anche un potere disinfettante. E la marea ripuliva i canali in continuazione.

Questo sistema resse fino agli anni ’60 quando il boom economico raggiunse anche Venezia. L’uso di lavatrici e di lavastoviglie si impose anche nelle case veneziane. Detergenti chimici e carta igienica cominciarono a essere usati in modo sempre crescente. I “gatoli” della città inoltre cominciarono a ricevere molta più acqua di quanto si usasse in passato. Peccato che questo coincise anche con la decisione del Comune di non pulire più i “gatoli” e di dragare i canali, insomma si decise di procedere per interventi straordinari laddove una manutenzione ordinaria e continua era preferibile.

Al fine di non otturare gli sbocchi dei “gatoli” nei canali, questi stessi sbocchi furono spostati sempre più in alto con il risultato che durante la bassa marea rimanevano scoperti con conseguenze spiacevoli. Puzza, condizioni igieniche dei canali terribili, ratti e… insetti. Ricordo benissimo quando imparai la parola “chironomide”. Le vetrate dei pontili del vaporetto erano ricoperte di queste zanzare che non pungevano. Era il 1987. La laguna fu letteralmente invasa da questi insetti generati dall’eutrofizzazione dell’acqua.

Qualche anno più tardi si studiò una soluzione. Fare una mappatura dei “gatoli” fu utile, anche se parzialmente si rivelò impossibile completarla, visto che il sistema era stato modificato nel corso dei secoli. A volte non era chiaro capire in quali canali si svuotavano i reflui delle abitazioni.

Abbandonato quindi il progetto di dotare Venezia di un sistema fognario centralizzato e moderno, dato che questo avrebbe comportato la ricostruzione di Venezia stessa, si optò per un compromesso. Ossia: fosse settiche, manutenzione dei “gatoli” esistenti, scavo dei rii.

Illustrazione di cosa succede sotto le strade a Venezia mentre si puliscono i canali; pubblicato da Insula SpA

Un “gatolo” e lo sbocco in canale durante la manutenzione a Venezia; foto di Michela Scibilia

Qualcuno si ricorderà dei canali svuotati dell’acqua. Il progetto fu seguito da Insula SpA fino al 2010. Pompe, barriere ai lati, e veri e propri eroi che scavavano il rio, ripulendolo di quanto era stato depositato per anni.

Manutenzione dei canali veneziani, ammodernamento delle condutture del gas, acqua ed elettricità, creazione di fosse settiche; da una pubblicazione di Insula SpA

A questo lavoro immane si accostò quindi la creazione delle fosse settiche ovunque questo fosse possibile. Oggigiorno si contano oltre 7.000 fosse settiche in città, quindi un sistema fognario parcellizzato, non centralizzato. Le fosse settiche permettono il trattamento dei reflui in modo che lo scarico liquido rimanga galleggiante e sia trattato prima di finire in canale. La parte solida, invece, necessita di essere rimossa tramite un intervento ad hoc. In città si possono vedere le varie barche che svuotano le fosse settiche un po’ ovunque.

Le fosse settiche sono obbligatorie per tutti gli esercizi come alberghi, ristoranti, caffè, musei, ospedali, uffici… ma si trovano anche nelle case private dove però non sono obbligatorie.

Di fatto, la soluzione della fossa settica a Venezia non è sempre praticabile. Le fosse settiche abbisognano di spazio e non si possono costruire su suolo pubblico o vicino ai muri portanti di una casa. Il volume della fossa settica è calcolato in base al numero di persone che possono abitare in un edificio e capita a volte che non ci sia lo spazio per costruirla.

E anche quando c’è lo spazio, capita che scavando nelle fondazioni delle case si scoperchino le palafitte che le reggono, nel qual caso ovviamente, non si costruisce una fossa settica che metterebbe in serio pericolo la stabilità dell’edificio. In questa eventualità, si ritorna quindi al “gatolo” rendendolo impermeabile e sistemando lo sbocco in canale ad un’altezza che rimane sotto acqua anche durante la bassa marea.

Un “gatolo” in un canale di Venezia presso Campo Santa Maria Formosa durante la bassa marea

Vivere a Venezia quindi implica anche accettarne la sua unicità e diversità. Detergenti biologici e carta igienica speciale possono aiutare molto l’ambiente. Certo, tutti noi vorremmo che Venezia fosse una città moderna, senza scarichi reflui che finiscano nei canali della città. Ma siamo sicuri che Venezia sia così antiquata? In fondo anche nelle città moderne dove si trova un sistema fognario, esistono delle acque reflue che raggiungono i fiumi e il mare. Solo, che lì non si vede. E questo è il paradosso di Venezia, dove quello che succede qui, succede anche nelle altre città. Con una sola differenza, che qui a Venezia lo vediamo e siamo paradossalmente più consci dell’impatto che i nostri scarichi hanno sull’ambiente di quanto lo siano gli abitanti delle altre città.

Luisella Romeo
BestVeniceGuides
www.seevenice.it

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