Quando a Venezia c’era la peste

Lug 6, 2020chiese votive, sanità, società, storia0 commenti

 

Quante volte vi è mai capitato di sentire espressioni popolari quali: “un’odore pestilenziale” o “quel bambino è pestifero”, oppure ancora: “tenersi lontani da qualcuno o qualcosa come se fosse appestato”? Beh, a me moltissime volte: qui a Venezia sono frasi di uso quotidiano.

Alvise Zanchi, “La peste del 1630”, Scuola Grande di San Rocco, Venezia

Ebbene sì, la peste bubbonica, la cosiddetta “morte nera”, è stata un flagello per l’umanità nei secoli passati e ancora non è stata debellata completamente in varie parti del mondo. Era detta “bubbonica” perché si manifestava sotto forma di bubboni, pustole e lividi neri, spesso sanguinolenti, su tutto il corpo. Siete impressionati? Fatevi raccontare dalla vostra Best Venice guide quali misure sanitarie la Repubblica di Venezia aveva adottato per arginare l’epidemia. O meglio, le epidemie.

I portatori silenziosi della peste

Sì, perché ce ne sono state almeno tre di veramente devastanti. La prima, nel 1348, arriva dalla Crimea su navi veneziane in rientro dal Mar Nero. Erano in realtà le pulci dei ratti ad essere le portatrici del virus, che poi attaccavano l’uomo alla ricerca di nuovo sangue. Ma questo, all’epoca, non si sapeva. Si dava la colpa a scompensi nei fluidi corporei (se lo aveva detto addirittura Ippocrate ai suoi tempi, sarà pur vero, no?) o a una punizione divina.

La Chiesa del Redentore nell’isola della Giudecca. Architetto Andrea Palladio, Venezia

La seconda grande peste bubbonica è quella del 1576, che si portò via anche il grande Tiziano Vecellio. La terza e ultima è la peste descritta da Alessandro Manzoni nel suo capolavoro “I promessi sposi”, che si concluse nel 1630. Per la fine di queste due ultime pestilenze, in seguito a un voto fatto dal Senato, sono state costruite due chiese di straordinaria bellezza: la Chiesa del Cristo Redentore, nell’isola della Giudecca, frutto del genio palladiano e la Chiesa della Madonna della Salute, che si erge maestosa nelle sue linee barocche all’inizio del Canal Grande, non lontano da Piazza San Marco.

La Chiesa della Madonna della Salute e il ponte votivo. Architetto Baldassarre Longhena, Venezia

E ancora oggi, sono le due feste più sentite da noi veneziani. Chi mai potrebbe perdersi i “foghi del Redentor” ossia i fuochi artificiali che alla mezzanotte illuminano il bacino San Marco, la terza domenica di luglio? E chi non attraversa il ponte votivo installato nei pressi della Salute il 21 novembre per accendere una candela in chiesa? E affidare alla Madonna la salute propria e quella dei propri familiari, salvo poi mandare i valori alle stelle con l’immancabile scorpacciata di dolci tipici nelle bancherelle allestite per l’occasione?

Le bancarelle della festa della Salute

Fatevi portare dalla vostra Best Venice guide a visitare queste due chiese, fuori dai soliti circuiti turistici e chiedetele anche quali rimedi concreti la Serenissima aveva adottato per tutelare la salute dei propri cittadini. Ed ecco allora che vi spiegherà la figura del “medico della peste”; il brevetto della panacea universale capace di guarire da ogni male – da far invidia alle migliori case farmaceutiche del mondo – parlo della famosa “teriaca” o “triaca” veneziana; e ancora, l’istituzione dei lazzaretti – nuovo e vecchio – il magistrato alla Sanità, la quarantena delle merci, le leggi per il ripopolamento del centro storico a emergenza cessata.

Il medico della peste nel suo abbigliamento tipico

La “teriaca o triaca” veneziana

Fatevi portare in campo Santo Stefano, davanti alla statua di Nicolò Tommaseo, di fronte a quella che oggi è una gioielleria, ma per secoli era stata una farmacia, una “speziaria”, come si chiamavano a Venezia. Guardate i “masegni”, le pietre grigie che pavimentano la città. Ce ne sono alcuni, pochi, che hanno al loro interno un cerchio incavato. Cos’era? Era il punto che segnava dove veniva posizionato un grande mortaio per la lavorazione, a turno, da diversi “facchini” (noi diremmo oggi operai specializzati) della famosa “teriaca”.

Particolare delle pietre incavate in campo Santo Stefano, Venezia

La peste a Venezia è un argomento di notevole interesse per il turista curioso. Ci sono moltissimi aspetti da investigare e approfondire. Non solo le due chiese citate in precedenza, ma anche antiche farmacie, la Scuola Grande di San Rocco con i capolavori del Tintoretto. Non perdetevi questa occasione, la vostra Best Venice guide vi affascinerà con la storia tormentata della morte nera a Venezia e di come la città abbia saputo risollevarsi ogni volta.

Federica Gullino
Best Venice Guides
Federica.gullino@gmail.com