Il giardino Contarini Dal Zaffo

Lug 20, 2020arte, giardini, personaggi illustri, storia0 commenti

Sono passati più di 500 anni da quando Gasparo Contarini, uno degli intellettuali illuminati del Cinquecento, ha deciso di costruire, all’estremo nord della città, il suo Palazzo.

Una delle sue idee guida è stata probabilmente proprio quella di avere un giardino grande con un “ Casino” (=piccola casa), come da tradizione veneziana, per ospitare gli amici e, nel suo caso specifico, gli intellettuali della città.

Uno dei grandi temi del momento era quello della Riforma della Chiesa, per la quale Gasparo si è impegnato con tutte le sue forze, sia pur senza grande successo. Il suo sogno di evitare la rottura tra luterani e cattolici sarà destinato a rimanere tale con le note conseguenze della spaccatura dell’ “unica” chiesa in due diverse.

Tra gli intellettuali di spicco che frequentavano il casino, e discutevano di vari temi d’attualità, non mancarono Tiziano e Aretino.

Erano chiamati “spiriti” cioè “spiriti eletti”, e la (relativamente) “piccola casa” di allora si chiama ancora così “Casin dei Spiriti”; nella fantasia popolare, però, il rumore della risacca delle onde richiamava il rumore provocato dai fantasmi, così lo slittamento di significato da “intellettuali” a “fantasmi” fu breve.

In onore dunque alla tradizione popolare l’ultimo proprietario Mr Eggs ha organizzato delle feste in cui imponeva ai suoi ospiti, come pure ai camerieri e a tutti i partecipanti, di adeguarsi a questo tema nei costumi e nel comportamento.

Sarà proprio lui, che pure aveva molto a cuore il giardino, a doversi arrendere  -date le  dimensioni di quello spazio-  all’impossibilità di curarlo come voleva e di mantenerlo in buono stato.

La vendita dell’ originaria proprietà Contarini fu per lui difficile per cui Mr Eggs si vide costretto a dividerla in due e così due diversi acquirenti ne divennero gli attuali proprietari.

Dal portone si intravvedono entrambe le proprietà quella, a sinistra dell’entrata, detta Casa del Cardinal Piazza, con il giardino sviluppatosi principalmente come bosco con folti ed alti alberi, l’altra, a destra, detta Piccola Casa della Divina Provvidenza, Cottolengo, sviluppatasi soprattutto come giardino in senso stretto, con fiori, grandi spazi erbosi ed alberi sparsi. È incredibile come la natura può cambiare molto velocemente in pochi decenni.

In questo post prendo in considerazione solo la proprietà delle suore del Cottolengo alle quali sono rimasti il casino e l’interessante affresco settecentesco dell’attuale cappella (foto n. 1,2,3,4,5).

gli otto Dogi della famiglia Contarini, unica di Venezia ad essere stata rappresentata otto volte alla massima carica dello Stato; monocromo del soffitto

gli otto Dogi della famiglia Contarini, unica di Venezia ad essere stata rappresentata otto volte alla massima carica dello Stato; monocromo del soffitto

alcuni tra i “capitani da mar”, altro grande vanto della famiglia Contarini, rappresentati in uno dei monocromi del soffitto

alcuni tra i “capitani da mar”, altro grande vanto della famiglia Contarini, rappresentati in uno dei monocromi del soffitto

dettaglio angolare dell’affresco di scuola tiepolesca
parte dell’affresco centrale del soffitto con lo stemma Contarini arricchito dalla corona (per la nomina a Conte di Giaffa, cioè Zaffo, in Palestina, conferita da Caterina Cornaro Regina di Cipro a Giorgio Contarini nel 1473). Il titolo rendeva il Contarini primo dignitario dell’isola, ma dopo la conquista turca il titolo rimase solo onorifico, sia pur molto ambito

parte dell’affresco centrale del soffitto con lo stemma Contarini arricchito dalla corona (per la nomina a Conte di Giaffa, cioè Zaffo, in Palestina, conferita da Caterina Cornaro Regina di Cipro a Giorgio Contarini nel 1473). Il titolo rendeva il Contarini primo dignitario dell’isola, ma dopo la conquista turca il titolo rimase solo onorifico, sia pur molto ambito

dettaglio dell’affresco con Venezia riconoscibile dal corno ducale, affiancata dal leone marciano dai lunghi baffi, mentre nel cielo svolazzano i putti con la collana che la Repubblica conferirà -ad ulteriore riconoscimento del titolo di Conte- anche ai discendenti Contarini

dettaglio dell’affresco con Venezia riconoscibile dal corno ducale, affiancata dal leone marciano dai lunghi baffi, mentre nel cielo svolazzano i putti con la collana che la Repubblica conferirà -ad ulteriore riconoscimento del titolo di Conte- anche ai discendenti Contarini

Il giardino ha cambiato volto e non mantiene più i caratteri del giardino formale, all’italiana, come ci è stato tramandato da una bella veduta tardo settecentesca di Francesco Guardi, ma è piuttosto eclettico, ha una assurda collinetta dell’ Ottocento, più precisamente del periodo romantico, con al centro una piscina ricca di ninfee e pesci rossi “ornamentali” ovviamente diversi dalle molteplici specie della laguna veneziana (foto n. 6).

panorama dalla collinetta, verso est

panorama dalla collinetta, verso est

E’ subito evidente, entrando, la preoccupazione  -già presente nei proprietari precedenti-  di alzare alcune aree per isolarle dall’acqua alta.

Le suore manifestano con le rose la loro devozione alla Madonna; lungo tutto il sentiero parallelo al porticciolo c’è dunque una bellissima infilata di rose bianche Kosmos e rosse Sevillana (foto n. 7, 8).

Foto 7: vialetto con a destra le rose Kosmos e Sevillana e a sinistra le Penelope

Foto 8: rose Kosmos e Sevillana, dettaglio

Ma anche molte altre roselline coprisuolo allietano il sentiero, come la bianca Penelope (foto n. 9) e la rosa Satina.

Foto 9: rose Penelope dai seducenti stami dorati

D’inverno, quando ovviamente le rose riposano e ci privano delle loro fioriture, è la Nandina a farla da padrona, una delle piante con belle bacche rosse molto durature (foto n. 10).

Foto 10: siepe di Nandina domestica nella fase delle bacche rosso lacca

Non molto comune a Venezia, anche per lo spazio limitato della maggior parte dei nostri giardini, è la buddeleia qui di colori diversi, presente sia nel giardino sia nell’ex orto. Questo fiore è comune lungo i fossi, ma non nella mia città. Non manca neppure il profumatissimo filadelfo (foto n. 11) , fiore scelto spesso per i bouquets delle spose, che qui fa a gara con il salvione giallo che gli sta di fronte (foto n. 12).

Foto 11: fiori di Philadelphus, usati in alternativa a quelli d’arancio, grazie al profumo inebriante molto simile

Foto 12: Phlomis fruticosa, detta popolarmente salvione giallo sia per le foglie che per il profumo aromatico simili a quelli della salvia

Il giardino vanta pure una rosa antica, la Rosa Chinensis Mutabilis (foto n. 13), leggera come una farfalla, il cui fiore  -come dice il nome-  varia continuamente colore nel corso della sua vita; è una delle prime rose cinesi introdotte in Europa nel Settecento che, ibridata con quelle nostre, le ha trasformate permettendo loro una più lunga fioritura.

Foto 13: Rosa Chinensis Mutabilis dai fiori semplici, “spettinati” e cangianti dal giallo all’arancio al rosa ramato o al violetto intenso

Solo tracce del giardino Settecentesco, come ci è stato tramandato dal Guardi, sono rimaste nell’organizzazione degli spazi attuali: tra di esse chiaramente visibile il sentiero che formava un braccio dell’antica croce latina con l’apertura (foto n. 14) sull’attuale porticciolo da un lato e una grande edicola inglobata al recente corridoio dall’altro (foto n. 15).

Foto 14: apertura sul lato dell’attuale porticciolo con le bacche rosse del Viburno tino

Foto 15: edicola che segnava il sentiero del braccio corto della croce antica

Quest’ultimo fu edificato sì per dividere le due proprietà e renderle indipendenti (anche se a scapito della vista d’insieme), ma soprattutto per collegare la casa principale, cioè il Palazzo, con il casino (l’edificio di cui si è parlato sopra, ubicato alla fine di ogni giardino, spesso molto più piccolo del nostro, ed usato a seconda dei casi come biblioteca, sala da tè, luogo per incontri non ufficiali ecc.).

Il Casino è oggi l’area vissuta dalle suore, mentre il Palazzo è occupato da signore anziane non autosufficienti.

Al centro delle due grandi aiuole, ce ne sono due più piccole, circondate dalle stesse rose rosse e bianche viste lungo il sentiero il cui perno sono due alberi immancabili, il giuggiolo in una ed il melograno nell’altra (foto n. 16).

Foto 16: aiuola interna con giuggiolo bordata dalle rose note

Anche lungo le pareti del corridoio ci sono piante mediterranee come la cineraria e la santolina che, con le loro foglie argentee protette da peluria, trattengono la rugiada di notte per garantirsi la necessaria umidità di giorno (foto n. 17).

Foto 17: cineraria in primo piano seguita dalla santolina

Non mancano delle belle piante di mirto (foto n. 18) ed innumerevoli ortensie, sempre in difficoltà a Venezia per la mancanza di ferro nel terreno.

Foto 18: un mirto del giardino; pianta sacra a Venere, usata per le corone dei poeti che cantavano l’amore, collegata per estensione alla poesia e ai conviti in genere

E adesso qualche parola sulla parte precedentemente usata come orto (foto n. 19): c’è una grande magnolia grandiflora e quattro bei tassi potati; i tassi sono alberi dioici (maschili e femminili) e si vede bene la differenza in due stagioni dell’anno, perché i femminili hanno in primavera dei fioretti verde chiaro, ed in autunno gli arilli rossi, di cui gli uccellini sono particolarmente ghiotti.

Foto 19: scorcio dell’area tenuta, in passato, ad orto ed oggi così trasformata

In quest’area fa bella mostra di sé anche l’alberello dalle lunghe spighe bianche chiamato Prunus lusitanica (foto n. 20).

Foto 20: Prunus lusitanica detto anche Lauro o Alloro del Portogallo; il nome rimanda infatti alla “Lusitania”, provincia romana corrispondente in gran parte all’odierno Portogallo da cui ha origine

Tra le ortensie di colori diversi, timidamente nascoste, che allietano queste aiuole, oltre alla bellissima Ayesha, dai sepali a forma di piccole coppe o cucchiaini (foto n. 21), la Merveille Sanguine (foto n. 22) rosso porpora, e Suor Thérèse (foto n. 23), tutta bianca come simbolicamente si conviene ad una suora.

Foto 21: ortensia Ayesha

Foto 22: ortensia Merveille Sanguine

Foto 23: ortensia Suor Thérèse

C’è pure un albero che con Venezia non ha proprio nulla a che fare e nessuno sa come sia cresciuto qui: l’Araucaria (foto 24), originaria dell’America del sud (Cile) e precisamente dell’area in cui vivevano gli Araucani.

Foto 24: in primo piano l’Araucaria, spinosa nella corteccia ed all’apice delle foglie

Vicino alla piccola area dell’orto attuale (foto n. 25, 26) un pero e un  grande fico, ed all’interno qualche pesco ed un albicocco; nell’orticello sono alternativamente presenti, a seconda della stagione, qualche carciofo o pomodoro, qualche zucchina o ceppo di insalata ed alcune piante di peperoncino (foto n.  27). Ma solo fino a pochissimi anni fa intere aree, oggi di prato verde, erano ancora coltivate a pomodori di diverse qualità.

Foto 25: visione d’insieme del piccolo orto cintato

Foto 26: dettaglio interno del piccolo orto

Foto 27: Suor Gabriella ci mostra orgogliosa i peperoncini dell’orto

Le aiuole circostanti a seconda dei mesi e degli anni sono delimitate da fiori vari, quali i narcisi nani, i tulipani, i crochi ecc.

Sono rimaste ovunque le basi delle statue sparite nel periodo in cui il giardino ed il palazzo erano temporaneamente abbandonati ed in vendita.

Non possiamo lasciare l’orto senza dare uno sguardo alla laguna nord dalla terrazza del casino e lo spettacolo è mozzafiato: nelle giornate limpide si vedono le Prealpi (foto n. 28) e nelle altre si vede comunque la terraferma con l’aeroporto ad ovest, le isole di fronte  -a nord-  tra le quali Murano (foto n. 29) e S. Michele, unico cimitero di Venezia (foto n. 30), e ad est  le mura dell’Arsenale.

Isola di San Michele

Così, pur nella trasformazione della natura e della vita, rimangono le tracce degli uomini del passato, delle loro scelte spesso oculate e della nostra storia la cui ricchezza ricordiamo nei nostri balbettii con grande amore.

 

Loredana Giacomini
BestVeniceGuides
loredanagiacomini@gmail.com

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