Venezia e l’enigma della Baia del Re

Ago 31, 2020storia0 commenti

Venezia e l’enigma della Baia del Re

La divertente (ma non solo e non troppo) storia del nome di un luogo

Esiste un tranquillo e piacevole quartiere a Venezia, la Baia del Re, nel sestiere di Cannaregio, il cui solo nome sino a una trentina di anni fa evocava nella mente di ogni veneziano immagini di turpitudine, malaffare, delinquenza. Se qualcuno proveniva dalla Baia del Re, era immediatamente e irredimibilmente etichettato con lo stigma della delinquenza. Si nominava qualcuno, e si veniva avvertiti: “Ma se el ‘sta a la Baia del Re!”, e questo doveva bastare a togliere ogni dubbio sulla qualità della persona; se abitava lì, non poteva essere una persona perbene.

Sacca S. Girolamo, intervento arch. Bortoluzzi, anni ’90 del XX secolo

In effetti, prima che il Comune di Venezia realizzasse in quell’area negli anni ’90 case popolari, la Baia del Re era stata una sacca di emarginazione all’interno del tessuto urbano, “una sorta di frontiera interna alla città, terra di missione per i frati canossiani del vicino convento di S. Giobbe e insieme bubbone che periodicamente sprigionava per Venezia turbe di accattoni, monelli e teppisti”.

Come si era arrivati a questo? Tutto cominciò quando, nel 1923, una nuova legge che liberalizzava gli affitti autorizzò a Venezia una vasta campagna di sfratti, che coinvolse migliaia di persone. Molte famiglie trovarono alloggio nelle aree periferiche della città, altre furono ammassate in vere e proprie baraccopoli e altre ancora, quelle che furono definite “i peggiori elementi tra gli sfrattati”, furono sistemati nella caserma Manin, l’ex convento dei Gesuiti, da pochi anni divenuta residenza studentesca dello IUAV.

Ex Caserma Manin Venezia

Qui, e sono le parole del commissario prefettizio nel 1925,

le camerate della caserma furono tramezzate con assiti di legno e in parte con separazioni costituite da semplici tele di sacco, con una promiscuità invero adamitica. […] La maggior parte dei capi delle famiglie sono disoccupati, sicché quegli abnormi aggregati più umani che sociali, vivono quasi di regola coi magri guadagni delle madri di famiglia impiegate come avventizie o esercenti il mestiere delle domestiche, delle lavandaie o simili. I ragazzi e le ragazze in generale, meno eccezioni, passano la vita nella ozietà favorente le più pericolose tendenze.”

La caserma Manin si trasformò ben presto in una sorta di moderna corte dei miracoli, difficile da controllare dalle autorità, che ne erano tanto più inquietate, in quanto l’evidenza di questa miseria interferiva con il quadro della Venezia monumentale che si andava costruendo ai fini della promozione turistica della città.

Per questa ragione, i miserabili della caserma Manin furono trasferiti dal 1927, a piccoli gruppi, in altri baraccamenti, e poi nei nuovi alloggi che, in varie aree periferiche della città, l’Istituto Fascista Autonomo Case Popolari andava costruendo.

Sacca S. Girolamo, Case nuove, arch. Paolo Bertanza, dal 1929

Alcuni tra loro finirono nei sette edifici, per complessivi 224 appartamenti, costruiti a partire dal 1929 in Sacca San Girolamo. Accanto a queste case sorse nel 1937 l’Istituto San Marco, un ricovero per accattoni e senza tetto, sull’area ove dal 1990 sorge il nuovo complesso di abitazioni costruito dal Comune di Venezia.

La Sacca di S. Girolamo è il risultato dell’imbonimento, avvenuto all’inizio del XX secolo, di un’area barenosa posta al margine settentrionale del sestiere di Cannaregio, accanto al complesso delle Penitenti.

Localizzazione della Sacca S. Girolamo, all’estremo nord del Sestiere di Cannaregio

Ora, come si è passati da Sacca San Girolamo, che è sempre stato ed è il nome ufficiale della zona, alla denominazione Baia del Re, affibbiata all’area dagli abitanti e ancora restata nell’uso corrente?

Per anni mi sono interrogata in merito, e per anni ho interrogato persone, ricevendo le risposte più assurde e inverosimili. La migliore è stata: “Ma perché lì c’erano i pirati, era il re dei pirati!” E certo: così come in Malesia c’erano i tigrotti di Mompracem, quelli di Sandokan, a Venezia c’erano i pirati di San Girolamo, con tanto di re, plausibilissimo, no?

A pormi il problema non era comunque solo il re, ma anche la baia. Quella è una sacca, un imbonimento, non ha nulla di lontanamente somigliante a una baia, e allora?

E allora è proprio vero che la realtà supera sempre la fantasia: continuate a leggere, e l’enigma vi sarà svelato.

Ricordate le date: quelle prime case furono costruite a partire dal 1929.

L’aviatore Umberto Nobile con l’inseparabile Titina

Un anno prima, nel 1928, il celebre aviatore italiano Umberto Nobile era partito, insieme all’inseparabile cagnetta Titina, con il dirigibile Italia per la sua seconda spedizione al Polo Nord, che si sarebbe purtroppo conclusa tragicamente. La vicenda godette nell’Italia fascista di enorme risonanza, prima con ovvii toni trionfalistici, e poi drammatici, con gli strascichi di polemica legati alle lunghe e difficoltose operazioni di soccorso (so che ve lo state chiedendo: Titina fu tra i superstiti). Nel corso della spedizione, gli italiani furono ogni giorno tenuti al corrente delle tappe di questo viaggio.

Dirigibile Italia, 1928

Ebbene, l’ultima tappa, e la base dalla quale poi Nobile partì, fu nella Baia del Re, sulle isole Svalbard, che sono le più settentrionali tra le isole norvegesi nel Mar Glaciale Artico.

Isole Svalbard, Baia del Re

Un posto gelido, la Baia del Re, dove i rigori del clima rendevano ogni azione e ogni gesto difficili e terribilmente faticosi.

Localizzazione Isole Svalbard

E dove sono le case del 1929 alla Sacca di San Girolamo? Sono sul lato nord di una sacca tutta quanta esposta a nord: ci tira vento e ci fa freddo. Non è un caso se i veneziani vanno di preferenza a passeggiare alle Zattere (esposte a sud) invece che sulle Fondamente Nove (esposte a nord).

Ecco allora che i poveracci che, provenienti dalle camerate della caserma Manin, si ritrovarono assegnati questi alloggi, che certo erano molto migliori, ma evidentemente ci faceva un freddo cane, memori della recente impresa di Nobile, con la scanzonata e beffarda ironia tipica dei veneziani iniziarono a chiamare il quartiere Baia del Re.

Dirigibile Italia alla Baia del Re

Non so a voi, ma a me questa irruzione di un evento di cronaca nazionale avvenuto in una remotissima isola del Mar Glaciale Artico nell’immaginazione, nei discorsi e nelle risate delle prime 224 famiglie trasferitesi in quel luogo, nella sua vivida immediatezza sembra affascinante. Di colpo me la sono vista davanti, quella gente infreddolita che si stringe in logori scialli (le donne) e in altrettanto consunti pastrani (gli uomini) e che sghignazzando si dice: “Mària, varda dove che i ne gà mandà: semo a la Baia del Re qua, altro che San Girolamo!”

Maria Colombo
BestVeniceGuides
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Fonti:
Alessandro Casellato, I sestieri popolari, in Storia di Venezia. L’Ottocento e il Novecento, a cura di S. J. Woolf e M. Isnenghi, Istituto dell’Enciclopedia italiana, pp. 1581-1621
www.conoscerevenezia.it