La festa della Sensa: una città che sposò il mare

Giu 25, 2021curiosità e tradizioni veneziane, storia0 commenti

 

“Ti sposiamo, mare. In segno di vero e perpetuo dominio.”

“Quello che dio ha congiunto l’uomo non separi” (Mt 19, 3-6)

Tutto nasce dal mare e tutto vi ritorna: luogo delle nascite, delle trasformazioni e delle rinascite; acqua in movimento perpetuo, il mare rappresenta uno stato transitorio, una situazione ambivalente d’incertezza. Gli antichi Greci e Romani offrivano al mare in sacrificio dei cavalli e dei tori, simboli di fecondità. Nel battesimo per immersione si moriva nell’acqua per rinascere. Ma dalle sue profondità potevano sorgere anche dei mostri, immagini dell’inconscio. Per questo il mare è sempre simbolo di vita e al tempo stesso di morte. Per questo un patto d’amore indissolubile con lui fu indispensabile per i Veneziani.

Infatti il rapporto di Venezia col mare è fondamentale per comprendere il senso di questa città che è potuta esistere solo grazie al suo luogo di nascita. Lo Stato, il popolo veneziano e gli artisti lo sapevano e al centro del soffitto della sala del Senato, in Palazzo Ducale, Venezia è personificata da Tintoretto come una regina, che riceve dai suoi sudditi, tritoni e nereidi, i doni del mare.

Jacopo Tintoretto, Trionfo di Venezia, regina del mare, Venezia, Palazzo ducale, sala del Senato

 Anche nell’ultimo secolo della Repubblica, quando lo “Stato da Mar” era quasi del tutto perso, nella sala d’attesa delle Quattro Porte sempre nello stesso Palazzo, ancora una volta si voleva ricordare che le vere ricchezze di Venezia arrivavano dal mare.

Giambattista Tiepolo, Nettuno offre i suoi doni a Venezia, Venezia, Palazzo ducale, Sala delle quattro porte

Un periodo decisivo, che aveva stabilito le basi del dominio veneziano sull’Adriatico, fu quello del dogado di Pietro II Orseolo (991-1008). I risultati della sua politica furono non solo la pace interna, la collaborazione con Costantinopoli e il mantenimento dei buoni rapporti con l’Impero d’Occidente, ma soprattutto l’affermazione della potenza veneziana in Dalmazia. Fu proprio con la spedizione militare del 9 maggio (giorno dell’Ascensione) dell’anno 1000 contro i pirati narentani, che assediavano le coste slave e le popolazioni dalmate, che il doge aveva potuto liberare Zara e altre città. Non fu una conquista, né una sottomissione delle popolazioni locali, ma un patto d’amicizia tra le città dalmate e Venezia. Il doge ricevette così il titolo di Duca della Dalmazia diventando il delegato imperiale in questa regione dell’Impero greco. Fu la prima tappa per la trasformazione dell’Adriatico in golfo veneziano.

Domenico Tintoretto, Il doge Pietro II Orseolo, Venezia, Palazzo ducale, Sala del Maggior Consiglio

Da allora ogni anno, il giorno dell’Ascensione, l’imbarcazione del doge attraversava la bocca di porto di San Nicolò per un omaggio alle acque del mare, che il vescovo a sua volta benediceva. A questo antico rito di benedizione si aggiungerà, dopo le conquiste della Quarta Crociata, quello dello sposalizio. Il simbolo per eccellenza del matrimonio, in quanto legame e unione indissolubile, è la fede nuziale. Ma chi avrebbe potuto dare al doge questo anello, e soprattutto il diritto di celebrare questo sacramento, il matrimonio con il mare Adriatico? Solo un’altissima istituzione religiosa avrebbe potuto rendere valido questo rito che affermava l’indissolubile legame tra la città lagunare e il mare.

La circostanza si presentò proprio a Venezia nel 1177 con l’incontro e la pace tra le due autorità più importanti del mondo occidentale dell’epoca: l’imperatore Federico Barbarossa e il papa Alessandro III, avvenimento che consacrerà Venezia come degna intermediaria nell’“Europa” dell’epoca. Il 24 luglio 1177 sotto il portico della Basilica di San Marco, l’imperatore si gettò ai piedi del papa in segno di sottomissione, rinunciando a intromettersi nell’elezione pontificia. Per ricordare quest’atto, sul pavimento del nartece della chiesa, c’è ancora la pietra in porfido che indica il luogo esatto dove l’imperatore si era inginocchiato.

Federico Zuccari, L’imperatore Barbarossa si sottomette a Papa Alessandro III a San Marco, Venezia, Palazzo ducale, Sala del Maggior Consiglio

Fu in occasione di questo avvenimento che il Papa avrebbe donato al doge Sebastiano Ziani, in segno di ringraziamento, l’anello nuziale, che riconosceva in modo ufficiale e sacramentale (quindi divino) il potere di Venezia sul mare.

Andrea Vicentino, Il Papa Alessandro III dona l’anello al Doge Sebastiano Ziani, Venezia, Palazzo ducale, Sala del Maggior Consiglio

Durante il XIII secolo i due riti, la benedizione e lo sposalizio, erano ancora separati. Poi l’unione di Venezia con l’Adriatico diventerà il rito centrale. E ogni anno, il giorno della Sensa (Ascensione in veneziano), la città rinnoverà l’unione indissolubile e intima con il mare Adriatico. Rito propiziatorio che il doge celebrerà a partire dal 1253 dalla sua imbarcazione da parata, il Bucintoro, una splendida galera in legno dorato e scolpito, facendo scivolare un anello d’oro lì dove il colore blu del mare si mescola all’acqua verde-smeraldo della laguna.

Giovanni Grevembröch, L’antico Bucintoro, illustrazione dalla raccolta Gli abiti dei Veneziani

La bocca di porto tra Punta Sabbioni e il Lido di Venezia dove l’acqua del mare si mescola con l’acqua della laguna

La bocca di porto tra Punta Sabbioni e il Lido di Venezia dove l’acqua del mare si mescola con l’acqua della laguna

“Desponsamus te, mare, in signum veri perpetuique dominii”, dichiarazione d’unione sacra e indissolubile tra Venezia e il mare e atto di possesso sull’Adriatico, “mare nostrum” per il Veneziani.

Si trattava di una vera festa e cerimonia di matrimonio: il Bucintoro era seguito da un corteo di barche decorate con tappeti, fiori e frasche, con nobili, cittadini, abitanti della laguna. Tutti accorrevano e ricoprivano l’acqua, dalla laguna al mare, poi dal mare alla Piazza San Marco.

Francesco Guardi, Partenza del Bucintoro il giorno della cerimonia dell’Ascensione per San Nicolò del Lido, Parigi, Museo del Louvre

Canaletto, Il Bucintoro al ritorno al Molo, il giorno dell’Ascensione (dettaglio), Milano, Collezione Aldo Crespi

E con questa festa aveva luogo anche la Fiera della Sensa: spettacoli e un mercato sulla piazza San Marco dove si trovavano oggetti di tutti i tipi, ma anche visitatori di ogni paese. E dunque si approfittava di questo momento per eventi che potevano avere una risonanza internazionale, come per esempio l’inaugurazione del Teatro d’Opera La Fenice, che ebbe luogo nel 1792, proprio durante le festività della Sensa.

Francesco Guardi, Piazza San Marco per la Festa dell’Ascensione, Vienna, Museo di Storia dell’arte

Gabriel Bella, La nuova Fiera della Sensa (dettaglio), Venezia, Museo Querini Stampalia

Nella storia della Repubblica, questa cerimonia fu la più importante, perché tutta la città andava sull’acqua per confermare e prolungare il suo potere in un legame indissolubile come il matrimonio cristiano.

Venezia è una citta dove lo spazio stesso dell’edificio è stato strappato all’acqua e questa stessa acqua sarà dominata dalla città attraverso la sua stessa creazione e le sue imprese commerciali. Quindi questo rito dello sposalizio ripetuto dai Veneziani fino alla fine del ‘700, quando ormai la Repubblica era diventata più uno “Stato da Terra” che uno “Stato da Mar”, continuava a ricordare al mondo che la sua gloria era stata conquistata sul mare.

Ancora oggi Venezia rinnova la sua unione tutti gli anni la domenica seguente il giovedì dell’Ascensione. Non c’è più il doge, ma il Sindaco con altre autorità della città in una bellissima imbarcazione, la Bissona “Serenissima”, lunga 17 metri e con 18 rematori, seguita da un corteo di barche tradizionali.

Festa della Sensa oggi (foto di Matteo Gabbrielli)

Festa della Sensa oggi (foto di Matteo Gabbrielli)

Anna Venier
BestVeniceGuides
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