La prima giornalista donna italiana: la veneziana Elisabetta Caminer Turra

Lug 25, 2021curiosità e tradizioni veneziane, lingua e letteratura, personaggi illustri0 commenti

 

Nella storia di Venezia molte sono state le donne famose ricordate oggi per aver lasciato un segno in ambiti di esclusivo dominio maschile. Ad esempio, nella politica, Caterina Cornaro, regina di Cipro; nella scienza, Elena Corner Piscopia, la prima donna laureata al mondo; nell’arte, la talentuosa pittrice Rosalba Carriera. Fra le molte altre che si sono distinte, ci soffermiamo su Elisabetta Turra Caminer, considerata la prima giornalista donna della storia: un’intellettuale operosa e non proveniente dal patriziato né dalla società benestante, condizioni sociali indispensabili per l’affermazione femminile ancor più che quella maschile.

Elisabetta, prima di cinque figli, nasce a Venezia il 29 luglio 1751 in una famiglia modesta, seppur di grande cultura. Può, infatti, essere considerata figlia d’arte, poiché il padre, Domenico Caminer, è uno storico e un giornalista dedito alla diffusione del sapere, che trasforma la sua casa nella redazione di giornali di successo come la Nuova Gazzetta Veneta (che in seguito prenderà il nome di Diario Veneto) e L’Europa Letteraria.

La madre, Anna Meldini, è una massaia di rigidi principi che impartisce alla figlia un’istruzione sommaria e la manda, dodicenne, presso una crestaia a imparare l’arte di cucire cappellini e cuffiette per signore attività appropriata per una giovane dell’epoca. La precoce intelligenza di Elisabetta, unita alla curiosità per i romanzi, soprattutto francesi, che trova nella biblioteca paterna, la spinge a proseguire gli studi da autodidatta, imparando poco a poco il francese e coltivando la sua vena poetica e letteraria. Mentre impara a cucire cappellini e a ricamare, legge avidamente di nascosto i classici come Omero e Euripide, i lavori filosofici di Voltaire e Montesquieu, i trattati di Leon Battista Alberti e i poemi di Angelo Poliziano e Jacopo Sannazzaro. Nel 1763 a soli dodici anni pubblica il suo primo sonetto celebrativo, seguito da altri componimenti.

Nuovo Giornale Enciclopedico, fascicolo marzo 1783. Vicenza, frontespizio

Non solo intelligente ma anche bella e vivace, attira parecchi ammiratori che la corteggiano cercando di incontrarla nei pressi della bottega della crestaia. È così che la madre decide di ritirarla dall’apprendistato di modista e di affidarla alla protezione del padre con il quale, dal 1768, comincia a lavorare al giornale come copista, imprimendo la svolta decisiva a quel futuro di oscura crestaia cui era stata destinata. Circondata da libri e dall’odore dell’inchiostro, dedicherà la sua intera vita a questo mestiere.

La sua collaborazione al giornale del padre L’Europa Letteraria è così intensa e preziosa, che dopo circa un anno, può seguirne il processo di composizione dall’inizio alla fine. Ricopre, infatti, funzione di direzione, decide le impostazioni di stampa, sceglie le collaborazioni e, quasi in piena autonomia, scrive articoli che spaziano dalla filosofia alla scienza, dalla storia alla letteratura, in uno stile accattivante, sagace e persuasivo, firmati con la sigla E.C.T.

Non va dimenticata la sua passione per le traduzioni di opere diverse, soprattutto dal francese di cui aveva una buona padronanza. Fortemente sensibile alle tematiche e ai valori del “secolo dei lumi”, incentra la sua attenzione su libri di pedagogia infantile e dedicati all’educazione della donna, proponendo traduzioni anche di opere che oggi definiremmo “femministe” e di scrittrici all’avanguardia come Madame de Genlis e Madame de Lambert.

Nel giugno del 1769 si sposa con lo scienziato e medico naturalista di fama europea Antonio Turra e si trasferisce a Vicenza. Il matrimonio non cambia la vita di Elisabetta che continua la sua attività letteraria con l’appoggio incondizionato del marito e trasformando il suo salotto in un centro letterario di spicco.

Nel 1777, la sede del giornale (che dal 1774 prende il nome di Giornale Enciclopedico) viene spostata a Vicenza ed Elisabetta assume formalmente il ruolo di direttrice, mentre il padre continua a scrivere articoli da Venezia. Goethe visiterà la nuova redazione durante la sua permanenza nella città palladiana e descriverà Elisabetta come una persona “garbata e fine”.

Il Giornale Enciclopedico, edito da Elisabetta Caminer Turra, Venezia

Non mancheranno le ostilità verso un giornale che, oltre a informare, diffonde idee di matrice illuminista attirando molte critiche da parte di benpensanti e conservatori, sia a Venezia che a Vicenza.

Con il grande entusiasmo che la contraddistingue, Elisabetta si interessa di teatro, schierandosi apertamente a favore dell’innovativa riforma proposta dall’inimitabile Carlo Goldoni; precorre i tempi diffondendo la commedia cosiddetta larmoyante, molto vicina per personaggi e ambientazioni alle opere di Goldoni, ma più commovente e lacrimevole e più proiettata verso l’imminente Romanticismo.

Sappiamo che è in contatto con gli intellettuali dell’epoca, come testimoniato dalle amicizie con la scrittrice Giustina Renier Michiel e con la letterata Isabella Teotochi Albrizzi o dagli scambi epistolari intrattenuti con poeti e drammaturghi come Vincenzo Monti, Ippolito Pindemonte e con Giuseppe Parini, l’abate classicista ed esponente dell’illuminismo italiano che le dedica alcuni versi dell’ode La Magistratura.

Nonostante condizioni di salute avverse, continua a dedicarsi con passione alla direzione del suo giornale fino alla morte, avvenuta a Orgiano il 7 giugno 1796 a causa di un tumore al seno. Finisce la sua vita oppressa dai debiti, poiché le sue occupazioni non le assicurarono mai il benessere economico, al punto che per far fronte all’operazione e alle cure, Elisabetta fu costretta a impegnare l’argenteria e la biancheria al Monte di Pietà. Viene sepolta nella chiesa vicentina di Santo Stefano senza alcuna lapide. Il giornale sopravvive di poco alla morte di Elisabetta e chiuderà alla caduta della Repubblica, nel 1792.

L’immagine che ci giunge è quella di una intellettuale occupata in un’attività quotidiana che richiede competenze tecniche, impegno costante e mestiere. Una donna che precorre i tempi non solo svolgendo un lavoro fuori dalle mura domestiche, ma eccellendo in un’attività allora interdetta alle donne, grazie alla libertà di pensiero, alla franchezza nel giudicare e alla capacità di emanciparsi da stereotipi e pregiudizi. Una donna, che con il suo instancabile lavoro quotidiano, la sua intelligenza e la sua tenacia, ha scritto una nuova pagina del giornalismo italiano della seconda metà del ’700.

Marta Gabassi
BestVeniceGuides
www.thinkvenice.com
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