Venezia, il vetro e gli occhiali (I parte)

Nov 25, 2021arte, artigianato0 commenti

 

Il vetro a Venezia e il primato della creazione degli occhiali da vista

Venezia è conosciuta in tutto il mondo per il vetro, le vetrerie e le produzioni di artigiani e artisti collegati a questo materiale. È forse meno noto che, tra i molti primati accumulati nel corso dei secoli, Venezia ha anche quello della creazione degli occhiali da vista. L’importanza di una buona vista e la soluzione dei suoi problemi è stata progressivamente risolta solo negli ultimi secoli.

Gli studiosi hanno discusso a lungo a chi spettasse il merito della costruzione dei primi occhiali correttivi. Oggi questo primato è tendenzialmente attribuito a Venezia in base a testimonianze, documenti e dipinti.

Ovviamente di ottica si era parlato da secoli e oggetti di ingrandimento e simili erano probabilmente conosciuti da lungo tempo, già dall’epoca greco-romana. Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) racconta che Nerone guardava gli spettacoli dei gladiatori attraverso uno smeraldo e Seneca, precettore di Nerone, sapeva che una bottiglia sferica piena d’acqua ingrandiva le immagini. L’arabo Alhazen (fine X secolo) aveva capito e scritto che anche un solo segmento sferico di vetro ingrandiva le immagini. Alhazen è stato tradotto in latino nel XII secolo e questo ha certamente aiutato a fare gli ultimi passi nella direzione che ci interessa.

Nella letteratura e nelle arti medioevali abbiamo informazioni dell’esistenza di lenti di ingrandimento prima del 13° secolo, ma la differenza tra una lente di ingrandimento e gli occhiali è grande essendo la lente riferita all’oggetto guardato mentre gli occhiali sono riferiti all’occhio. Diversamente da una lente gli occhiali non ingrandiscono gli oggetti, ma correggono i vizi dell’occhio.

Documenti per l’identificazione della paternità

Fondamentali per dirimere la questione della paternità (o maternità) dei primi occhiali sono i Capitolari delle Arti veneziane dell’anno 1300 custoditi nell’Archivio di Stato di Venezia. Alla voce “Cristalleri” (cioè cristallai, lavoratori del cristallo di rocca) essi distinguono chiaramente le “lenti per gli occhi” dalle “pietre per leggere” (erano dette “pietre” le lenti di ingrandimento fatte con cristallo di rocca). Nello stesso documento si proibisce la falsificazione con vetro di quanto i cristalleri facevano con cristallo di rocca.

Questo documento dell’Archivio di Stato di Venezia è il primo al mondo, trovato finora, riguardante gli occhiali. In un successivo Capitolare dei Cristalleri, del 1301, sempre dell’archivio veneziano, si permette invece ai cristalleri che adoperavano il vetro per gli occhiali di lavorare senza più essere accusati di falsificazione. Non dovevano vendere il vetro per cristallo di rocca ma precisare la differenza tra i due in modo da evitare la concorrenza sleale verso i colleghi lavoratori del cristallo di rocca.

Forse non è da escludere che il trasferimento delle fabbriche di vetro da Venezia a Murano nel 1289, oltre che per evitare gli incendi in città, sia stato imposto anche per facilitare la vigilanza sulle nuove invenzioni, tra cui quella delle lenti per occhiali fatta intorno al 1285.

La Toscana, regione in cui l’Ordine Domenicano ha avuto grande rilievo per la divulgazione iniziale di occhiali, fu l’altra regione importante per la loro produzione. Alcuni studiosi del passato hanno anche tentato di attribuire alla Toscana la paternità della loro creazione, ma mi sembra ora chiarito che l’origine è veneziana.

Nella Cronaca del Convento Domenicano di Santa Caterina di Pisa si dice che il frate Alessandro da Spina morto nel 1313 sapeva “rifare quello che vedeva fare” e “fece gli occhiali visti fare da altri” che volevano mantenere il segreto della fabbricazione mentre lui lo divulgò.

Un altro documento incriminato si riferisce alla predica, tenuta a Firenze nel 1305 da un suo confratello dello stesso convento domenicano, fra Giordano da Rivalto (borgo toscano), in cui il frate precisa che l’arte di fare gli occhiali fu trovata circa 20 anni prima da persona che lui conobbe e alla quale pure parlò. È da escludere che l’inventore fosse il suo confratello Alessandro perché fra Giordano lo avrebbe citato con fierezza.

Si può comunque dire che la diffusione avvenne contemporaneamente in Veneto e in Toscana, regioni ormai pronte, e da lì si estese in Europa, soprattutto in Germania e nelle Fiandre, grazie ad ambulanti prima (figura 1e 2) a commercianti internazionali poi, e in oriente grazie ai missionari.

Photo 1 acoramaglietti (= vendeur de bibelots) d'Annibale Caracci (ou Carracci), d’après une série d'environ quatre-vingts dessins représentant les métiers d'ambulants et d'artisans de rue dans sa ville natale, Bologne ; parmi les bibelots à vendre, miroirs et lunettes diverses ; Collection Vascellari STM33, Venise

Figura 1 acoramaglietti (=venditore di ninnoli) di Annibale Caracci (o Carracci), incisione da una serie di circa ottanta disegni raffiguranti i mestieri degli ambulanti e degli artigiani di strada della sua città natale, Bologna; tra le chincaglierie in vendita specchi e vari occhiali; Collezione Vascellari STM33, Venezia

Figura 2 venditore di occhiali di Nicolas de Larmessin II, 1700 circa; uno dei costumi grotteschi della famosa famiglia francese di incisori su rame e editori; Collezione Vascellari STM72, Venezia

Figura 2 venditore di occhiali di Nicolas de Larmessin II, 1700 circa; uno dei costumi grotteschi della famosa famiglia francese di incisori su rame e editori; Collezione Vascellari STM72, Venezia

Prime rappresentazioni di persone occhialute

La prima immagine di persona occhialuta al mondo, individuata finora, è di area veneziana, più precisamente trevigiana; Treviso, città vicinissima a Venezia e con cui Venezia aveva scambi commerciali importanti  -sale contro legno e ferro per le navi, o contro grano-  era diventata veneziana dal 1339.

I Domenicani del Convento di San Nicolò di Treviso vollero celebrare nella loro sala del Capitolo i più insigni dei loro frati tra i quali fra Ugone di Provenza, dipinto da Tommaso da Modena nel 1352 (figura 3). Fra Ugone, primo Cardinale dell’Ordine, morì nel 1262, e quindi visse un secolo prima dell’autore dell’affresco, quando gli occhiali non erano ancora stati inventati. Il pittore scelse tuttavia di rappresentarli sul naso del prelato per attribuirgli uno status symbol da studioso.

Figura 3 fra Ugone di Provenza, riproduzione sul pavimento di un negozio veneziano di ottica da affresco attualmente in restauro nella Sala Capitolare del Convento dei Domenicani; Chiesa di San Nicolò, Treviso

Figura 3 fra Ugone di Provenza, riproduzione sul pavimento di un negozio veneziano di ottica da affresco attualmente in restauro nella Sala Capitolare del Convento dei Domenicani; Chiesa di San Nicolò, Treviso

Nello stesso ciclo del 1352 è rappresentato dal medesimo pittore pure un altro Cardinale Domenicano, Nicolò di Rouen, con monocolo, cioè con lente da vista avvicinata all’occhio e non all’oggetto, con funzione simile a quella dell’occhiale (figura 4).

Figura 4 Nicolò di Rouen, fotografia da gigantografia; dal ciclo della Sala Capitolare (attualmente in restauro) nel Convento dei Domenicani di Treviso; Museo dell’Occhiale, Pieve di Cadore

Figura 4 Nicolò di Rouen, fotografia da gigantografia; dal ciclo della Sala Capitolare (attualmente in restauro) nel Convento dei Domenicani di Treviso; Museo dell’Occhiale, Pieve di Cadore

Per rimanere in Veneto, anche a Padova ci sono varie raffigurazioni di occhialuti; nella Basilica di Sant’Antonio (cappella di San Felice o di San Giacomo) per esempio, è rappresentato un Vescovo con occhiali di scuola o bottega di Altichiero da Zevio, precedente secondo gli studiosi al 1370 (figura 5).

Figura 5 Vescovo della seconda metà del Quattrocento nella Cappella detta di San Felice (per le reliquie di Papa Felice II) o di San Giacomo (per le storie della sua vita rappresentate negli affreschi). Tra coloro che hanno lavorato nella cappella risulta anche il vetraio Tommasino da Venezia; Chiesa di Sant’Antonio, Padova; foto di Fiona Giusto

Figura 5 Vescovo della seconda metà del Trecento nella Cappella detta di San Felice (per le reliquie di Papa Felice II) o di San Giacomo (per le storie della sua vita rappresentate negli affreschi). Tra coloro che hanno lavorato nella cappella risulta anche il vetraio Tommasino da Venezia; Chiesa di Sant’Antonio, Padova; foto di Fiona Giusto

Successivamente intorno al 1403-1404 la scenetta della Pentecoste dipinta da Konrad van Soest nell’altare della Passione di Wildung (Vestfalia) mostra un bellissimo apostolo occhialuto, Pietro. Anche un altro pittore tedesco Friedrich Herlin nel 1466 dipinge nel polittico di Rothenburg due figure con occhiali, sia il sacerdote Simeone nella scena della Circoncisione di Cristo, sia, nella predella, San Pietro (figura 6).

Figura 6 Friedrich Herlin: San Pietro con occhiale a snodo, foto della stampa dalla predella della Chiesa di San Giacomo a Rothenburg; Museo dell’Occhiale, Pieve di Cadore

Figura 6 Friedrich Herlin: San Pietro con occhiale a snodo, foto della stampa dalla predella della Chiesa di San Giacomo a Rothenburg; Museo dell’Occhiale, Pieve di Cadore

Nel corso del 15° secolo sarà splendidamente decorato il soffitto (restaurato nel 2011-12) della Sala dell’Albergo nella Scuola della Carità, oggi Gallerie dell’Accademia di Venezia; uno dei quattro evangelisti, San Giovanni, è rappresentato con un bel paio di occhiali a snodo sul suo scrittoio (figura 7).

Figura 7 San Giovanni Evangelista, dettaglio del soffitto ligneo figurato della Sala dell’Albergo; sala XXIV delle Gallerie dell’Accademia, Venezia

Figura 7 San Giovanni Evangelista, dettaglio del soffitto ligneo figurato della Sala dell’Albergo; sala XXIV delle Gallerie dell’Accademia, Venezia

Per vedere uno dei Padri della Chiesa, San Girolamo, con i suoi occhiali, sia pur non indossati ma vicini a lui nel suo studio, dobbiamo visitare la Chiesa della Mattarella, a pochi chilometri da Venezia (figura 8).

Figura 8 San Marco è rappresentato con il leone sopra l’armadietto e gli occhiali pendenti dal soffitto dello stesso, Chiesa della Mattarella, Comune di Cappella Maggiore (TV); foto di Franco Bianchi

Figura 8 San Girolamo è rappresentato con il leone sopra l’armadietto e gli occhiali pendenti dal soffitto dello stesso, Chiesa della Mattarella, Comune di Cappella Maggiore (TV); foto di Franco Bianchi

Più tarda è la raffigurazione di San Pietro con gli occhiali, come sempre anche questa volta in coppia con San Paolo, di Carlo Crivelli (1490 circa) alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dipinto attualmente non esposto. La figura di Pietro è purtroppo parzialmente perduta, ma si può vedere ancora benissimo la testa del Santo con gli occhiali. Crivelli, nato a Venezia, rappresenta ripetutamente i santi dotati della recente invenzione, o dell’astuccio relativo; si veda per esempio, esposta alle Gallerie, la tempera su tavola di San Emidio (figura 9), parte del polittico creato da Carlo con la sua bottega nel 1485 circa. 

Figura 9 Carlo Crivelli e bottega: Polittico di San Rocco, San Sebastiano, San Emidio e Beato Jacopo della Marca; tavola con San Emidio, 1485 circa; Gallerie dell’Accademia, Venezia

Figura 9 Carlo Crivelli e bottega: Polittico di San Rocco, San Sebastiano, San Emidio e Beato Jacopo della Marca; tavola con San Emidio, 1485 circa; Gallerie dell’Accademia, Venezia

Alla tentazione di rappresentare gli occhiali non si sottrarranno neppure autori successivi, quali Vittore Carpaccio nei Funerali di San Girolamo alla Scuola di San Giorgio degli Schiavoni dove tra gli astanti sia la imponente figura che legge, curva e con bastone, alla sinistra del Santo defunto, sia il frate sulla destra, sono entrambi provvisti di occhiali (figura 10). 

Figura 10 Vittore Carpaccio: Funerali di San Girolamo, dettaglio; il frate a destra del Santo legge con gli occhiali e dalla sua cintura pende l’astuccio per contenerli; Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, Venezia

Figura 10 Vittore Carpaccio: Funerali di San Girolamo, dettaglio; il frate a destra del Santo legge con gli occhiali e dalla sua cintura pende l’astuccio per contenerli; Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, Venezia

La tavoletta ad olio di Ludovico Mazzolino alla Collezione Cini (San Giorgio, Venezia) è posteriore di pochi anni. È la prima (1520 circa) delle tre Circoncisioni dell’autore (le altre due si trovano agli Uffizi e al Kunsthistorisches Museum) e mostra all’estrema destra una figura con occhiali.

Nel frattempo altre figure con occhiali erano state dipinte a Firenze e altrove, tra cui per esempio il San Girolamo di Domenico Ghirlandaio nella Chiesa di Ognissanti prima del 1470. Molte rappresentazioni diffonderanno in seguito la “magia” di lenti e/o occhiali, tra cui il famoso dipinto con Papa Leone X Medici di Raffaello Sanzio; ma siamo già al 1518-19. 

Nei secoli successivi le raffigurazioni di occhiali o occhialuti non si conteranno più. Neanche a Venezia mancheranno, come per es. quelle nei dossali in legno della seconda metà del Seicento di Francesco Pianta alla Scuola di San Rocco, individuabili sia nell’allegoria della Scienza che nella Libreria (figura 11), o quella scolpita in marmo nella prima metà del Settecento da Giuseppe Torretto (o Torretti) visibile nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo (figura 12). 

Figura 11 Francesco Pianta: la Libreria, dettaglio con occhiali appoggiati su un libro; Scuola di San Rocco, Venezia

Figura 11 Francesco Pianta: la Libreria, dettaglio con occhiali appoggiati su un libro; Scuola di San Rocco, Venezia

Figura 12 Giuseppe Torretto (o Torretti): Presentazione di Maria al Tempio, dal ciclo scultoreo di autori vari nel presbiterio della Cappella del Rosario (prima metà del Settecento); nonostante il rilievo sia stato danneggiato dall’incendio ottocentesco (1867), è ben visibile alla sinistra, la figura con occhiali, sul pulpito; Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, Venezia

Figura 12 Giuseppe Torretto (o Torretti): Presentazione di Maria al Tempio, dal ciclo scultoreo di autori vari nel presbiterio della Cappella del Rosario (prima metà del Settecento); nonostante il rilievo sia stato danneggiato dall’incendio ottocentesco (1867), è ben visibile alla sinistra, la figura con occhiali, sul pulpito; Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, Venezia

La rappresentazione degli occhiali era troppo gustosa per non essere utilizzata anche dai pittori del Settecento, per esempio da Giandomenico Tiepolo (Vecchio con mappamondo) e Pietro Longhi (Gli Alchimisti), come possiamo vedere a Ca’ Rezzonico.

Risposta sospesa…

Dopo aver visto alcune tra le rappresentazioni di occhiali in città, viene spontanea la domanda: c’è un posto a Venezia dove possiamo ammirare alcuni esemplari di occhiali veneziani e approfondire la loro storia?

Sì, la risposta è positiva ma… la troveremo nel prossimo post.

PS: Ringrazio il collezionista Roberto Vascellari per la disponibilità e la supervisione dei due post.

Loredana Giacomini
BestVeniceGuides
Se desiderate prenotare una visita guidata con Loredana Giacomini, scrivetele a: loredanagiacomini@gmail.com

Translations: English Français Deutsch Italiano