Loredana Giacomini
Articolo di Loredana Giacomini

Venezia, il vetro e gli occhiali (II parte)

 

Il vetro a Venezia e lo sviluppo degli occhiali da vista

Come promesso nel post precedente riprendiamo il discorso sugli occhiali che, dopo le prime creazioni avvenute a Venezia nel 13° secolo dove la conoscenza del vetro era a livelli molto alti, si diffusero velocemente in Italia, Europa e in Asia.

La forma dell’occhiale

La forma dell’occhiale nel 13° secolo derivò probabilmente dall’unione di due lenti di ingrandimento singolarmente note da tempo. La prima forma di occhiale fu infatti quella detta a snodo; si trattava di due lenti unite insieme da un chiodo ribattuto (figura 1). Questo tipo di occhiale, per non cadere, doveva essere tenuto con la mano anche se nei dipinti vediamo che i santi, i cardinali o i frati mentre scrivono o leggono, portano questi occhiali autonomamente sul naso e, in apparenza, senza bisogno di sostenerli.

Figura 1 copia del 1950 in legno di occhiali a snodo italiani del secolo 14°; Museo dell’Occhiale, Pieve di Cadore, Collezione De Lotto

Già nel corso del Quattrocento l’occhiale divenne ad arco (figura 2), forma nella quale rimase a lungo senza ulteriori sviluppi anche se si cercò di stabilizzarlo con delle cordicelle di seta fissate alla montatura da un lato e al padiglione dell’orecchio dall’altro (figura 3 e 4).

Figura 2 occhiali francesi ad arco in rame di fine 17° secolo circa, Museo dell’Occhiale; Pieve di Cadore, Collezione Bodart
Figura 3 occhiali in cuoio ad arco con cordicelle; Collezione Vascellari OAR31, Venezia
Figura 4 Geronimo Dutari, padre gesuita missionario del 18° secolo con occhiali a cordicella, stampa; Collezione Vascellari STM62, Venezia

Per non far cadere gli occhiali, oggetti molto preziosi, vennero fatti anche altri tentativi, per esempio si crearono dal 15° secolo quelli da cappello o da parrucca che ebbero maggior successo all’inizio del Settecento; consistevano nell’aggiunta di una stanghetta verticale curva, o simile, passante dal ponte dell’occhiale sopra la fronte fino a sotto il cappello o la parrucca (figura 5).

Figura 5 Alfonso de Ligorio con occhiale da cappello o parrucca, secolo 18°; Museo dell’Occhiale, Pieve di Cadore

Per quanto incredibile possa sembrare trascorsero quattro secoli dai primi occhiali a quelli con stanghette laterali rigide, dapprima limitate alle tempie (figura 6) e poi modificate in vario modo fino ad arrivare dietro il padiglione dell’orecchio (figura 7).

Figura 6 occhiali in argento con terminali a pera, Paesi Bassi; Collezione Vascellari OAST15, Venezia
Figura 7 esemplare tardo con stanghette, simile a quello donato alla Regina Margherita nel 1881 durante il suo soggiorno in Cadore; Museo dell’Occhiale, Pieve di Cadore, Collezione Bodart

Nel Settecento Venezia e la Francia si influenzarono reciprocamente per quanto riguarda la moda e l’occhiale divenne uno degli elementi importanti e vezzosi.

Arrivarono così gli occhiali da tenere in mano, i fassamano, dal francese face-à-main (figura 8), portati inizialmente dagli uomini, ma ben presto anche dalle donne pronte a farli diventare ulteriori oggetti della seduzione femminile. I fassamano o fassamani, erano tipicamente rococò e avevano manici centrali  — quando erano a forbice —  o laterali, e potevano essere racchiusi in un ventaglio o in un bastone (figura 9 e 10) o pendere da una collana o da una cintura.

Figura 8 fassamano a forbice degli Incroyables (i signori che per primi usarono questo tipo di occhiale per stupire le signore); Collezione Vascellari FF15, Venezia
Figura 9 bastone-fassamano (=con occhiale incorporato) e altro bastone-monocolo (=con lente incorporata); Museo dell’Occhiale, Pieve di Cadore, entrambi Collezione Bodart
Figura 10 impugnatura in argento di bastone da passeggio contenente un fassamano; Collezione Vascellari BP1, Venezia

L’ulteriore sviluppo degli occhiali avvenne a metà Ottocento con gli stringinaso o pince-nez (figura 11) e contemporaneamente con occhiali a stanghetta dalle montature sottilissime e leggerissime come quelli portati dallo statista italiano Camillo Benso conte di Cavour nel celeberrimo quadro di Francesco Hayez (1864 c.).

Figura 11 stringinaso (=pince-nez) con montature in metallo, tartaruga, madreperla, oppure a giorno; Museo dell’Occhiale, Pieve di Cadore, Collezione Bodart

Le montature

Le lenti per occhiali avevano naturalmente bisogno, fin dall’inizio, di montature, fatte possibilmente con materiali leggeri tra i quali nel 13°-14° secolo fu usato l’osso, il corno o il legno (spesso di bosso). A Venezia i “pettenèr”, artigiani che facevano i pettini, erano specializzati anche in queste lavorazioni sia per l’importanza che il legno ha sempre avuto in città, sia perché le corna bovine hanno bisogno nella lavorazione di molta umidità che a Venezia non manca mai. 

Nel 15° e 16° secolo si usarono metalli come il ferro, il rame, l’ottone, nel Nord Europa anche i fanoni di balena, e per i più ricchi ovunque l’avorio, l’argento e l’oro. Anche il cuoio leggero fece la sua comparsa intorno al 16° secolo. 

Il Settecento si sbizzarrì con gli smalti, le pietre preziose e la madreperla mentre in oriente si usarono anche la giada e le scaglie di tartaruga di mare.

Nell’Ottocento ci sarà il trionfo di nuove leghe metalliche, tra cui l’alluminio, e dei primi materiali plastici mentre nel Novecento saranno usati pure il titanio e altre resine sintetiche.

Il cannocchiale

Lo studio e lo sviluppo dell’ottica portarono dal primo Seicento a guardare a grandi distanze gli oggetti i cui particolari sarebbero risultati altrimenti invisibili ad occhio nudo. Il primo cannocchiale costituito da lenti, già intuito nel Cinquecento, fu realizzato in Olanda e Galileo Galilei lo perfezionò; sappiamo che Galileo venne a Venezia e dalla cella campanaria del campanile di San Marco, a circa 60 metri dal livello della Piazza, studiò la luna che diceva essere molto più vicina da quell’altezza. 

Lo sviluppo della produzione dei cannocchiali, ritenuti molto importanti non solo per ragioni astronomiche ma soprattutto militari e belliche, avvenne nel Seicento in Germania, Olanda e Inghilterra. Venezia si specializzerà invece nel Settecento nella produzione dei cannocchiali terrestri, le cui immagini risultano diritte e non capovolte; il materiale usato a Venezia per questi oggetti fu non a caso la cartapesta, lo stesso con cui si facevano le famose maschere della città. 

Sempre nel Settecento arrivarono dalla Francia a Venezia e in tutta Europa i cannocchiali corti (lorgnettes), anch’essi, come le lenti, mimetizzati in bastoni, ventagli e tabacchiere, o pendenti da collane, cinture, taschini di panciotti, oppure formanti impugnature di ombrelli (figura 12,13,14,15). Donne e uomini dell’alta società usarono i cannocchiali corti per osservarsi, per indagare i loro comportamenti a teatro, nei caffè, nelle passeggiate a distanza e in qualunque altra occasione ritenuta interessante e/o morbosa. 

Figura 12 ventaglio francese brisé (=privo di pagina, cioè senza carta o tessuto tra le stecche) con cannocchiale, inizio Ottocento; Museo dell’Occhiale, Pieve di Cadore, Collezione Bodart
Figura 13 ventaglio brisé in avorio con lenti, 1785; Museo dell’Occhiale, Pieve di Cadore, Collezione Bodart
Figura 14 ventaglio francese brisé con cannocchiale; Museo dell’Occhiale, Pieve di Cadore, Collezione Bodart
Figura 15 ombrello con cannocchiale per maniglia; Museo dell’Occhiale, Pieve di Cadore

Nell’Ottocento in Francia si sviluppò pure la produzione di binocoli, anche se un sistema per la visione binoculare era già stato studiato dall’ottico veneziano Domenico Selva nella prima metà del Settecento.

Il colore delle lenti

Per secoli i problemi degli ottici sono stati quelli di permettere ad artigiani, scribi ed amanuensi di prolungare la loro vita attiva quando insorgevano problemi per l’età, ma ad un certo punto si cominciò a parlare di “conservare” la vista, o di “confortarla”, cioè di proteggerla dalla polvere e dalla luce con lenti specifiche e diverse da quelle della cura dell’occhio (figura 16).

Figura 16 set di due occhiali ad arco in rame nel proprio astuccio; quello con le lenti più scure è fornito di lenti neutre “conservative” per evitare l’affaticamento durante la lettura; Collezione Vascellari OAR12, Venezia

Abbiamo già accennato al famoso smeraldo di Nerone, anche se è ignota la ragione per cui l’imperatore lo adoperava. Sta di fatto che numerosi aristocratici a Roma lo imitarono, anche dopo la sua morte.

Molti secoli dopo a Venezia vennero create da Angelo Barovier (come risulta da un manoscritto del 15° secolo ora al Museo Civico) delle lenti colorate e Angelo divenne famoso per la incredibile quantità di colori che traeva dal vetro.

Secondo vari autori nel corso dei secoli i colori da preferire, sia pur con motivazioni non scientifiche, erano il verde e l’azzurro (figura 17); altri studiosi invece li sconsigliavano. Neppure a Venezia si dava una risposta scientifica, ma empiricamente si preferirono occhiali protettivi di colore verde. Famosi nel Settecento quelli chiamati propriamente, al singolare, Vero (=vetro) da gondola (o da dama) le cui denominazioni derivano ovviamente dal fatto che erano usati in gondola dalle signore benestanti (figura 18). Il verde era di sfumature diverse a seconda del maestro vetraio che lo produceva e al quale adesso si può risalire.

Figura 17 occhiale ad arco in fanone di balena con lenti verdi solari; Collezione Vascellari OAR19, Venezia
Figura 18 vero da gondola o da dama settecentesco; è uno dei cinque veri da gondola trovati finora al mondo; Collezione Vascellari VG1, Venezia

Dall’analisi fatta nel 2012 dalla Sezione Sperimentale del Vetro sugli occhiali settecenteschi veneziani è risultato che il loro verde proteggeva gli occhi al meglio. Come hanno fatto i nostri veneziani a saperlo? Non in base alla scienza, ma all’esperienza, di cui erano indubbiamente maestri.

Oggi siamo certi dei danni causati ai nostri occhi dalla luce solare con i suoi raggi ultravioletti, scoperti nell’Ottocento: purtroppo Galileo nel Seicento non lo sapeva e insistendo ad osservare il sole fino ad individuarne le macchie, divenne quasi cieco. Soltanto due secoli e mezzo dopo di lui fecero la loro apparizione le lenti correttive colorate per la protezione degli occhi dagli ultravioletti. 

L’ultima fabbrica veneziana di occhiali

A Venezia l’ultima occhialeria, a San Trovaso in calle Occhialera appunto, chiuse alla caduta della Repubblica (figura 19). Non ci furono più fabbriche di occhiali vere e proprie in città, ma singoli artigiani in grado di costruirli continuarono la loro attività. Vicino al mercato di Rialto abbiamo, a testimonianza del passato, sia un ramo che una calle de l’Ochialer (figura 20 e 21).

Figura 19 nizioleto o ninzioleto della calle Occhialera; il nizioleto è in veneziano un riquadro rettangolare bianco, cioè un “piccolo lenzuolo” con il nome del campo, calle, corte o area interessata; Dorsoduro, Venezia
Figura 20 nizioleto del ramo de l’Ochialer; San Polo, Venezia
Figura 21 nizioleto della calle de l’Ochialer; San Polo, Venezia

Il Cadore e la nuova produzione  

L’oftalmologia, il ramo della medicina che studia la patologia dell’occhio e i disturbi della visione, si sviluppò solo a partire dall’Ottocento e portò ad approfondimenti scientifici con conseguenti perfezionamenti per la vista.

Nello stesso secolo si sviluppò la produzione di occhiali su vasta scala al di là delle Alpi fino a quando in Cadore un abile “pettenèr” di Rizzios (frazione di Calalzo), Angelo Frescura, che sapeva non solo vender di tutto ma anche fare quello che vendeva, iniziò, seguito presto da altri, a fare gli occhiali; poi nel 1878 inaugurò una piccola fabbrica nella quale lavorarono abitanti di quei luoghi, da vicini di casa a parenti ed amici. Questa attività venne poi sviluppata in tutto il Cadore e divenne straordinariamente produttiva per un periodo di molti decenni, fino a quando la globalizzazione vinse la partita. 

Ocularum: la Collezione Vascellari

La tradizione dell’occhialeria cadorina (il Cadore era veneziano dal 1420) continuò diffondendosi anche in altri contesti e una di queste famiglie arrivò a Venezia, dapprima aprì un piccolo negozio e ora ha una attività ben consolidata. Il capostipite è il signor Urbano Vascellari; il figlio Roberto, grande appassionato di storia dell’occhiale, ha una ricchissima collezione chiamata OCULARIUM di circa 1000 pezzi storici assolutamente rari o unici;  è proprio lì, preferibilmente accompagnati da una guida, che bisogna farsi ricevere per avere un’idea precisa dell’importanza di Venezia e del suo celeberrimo vetro per la storia dell’occhiale veneziano. 

Conclusioni

Abbiamo a Venezia molti riferimenti di lenti, occhiali, cannocchiali e binocoli, come abbiamo cercato di dire in questi due articoletti, ma non c’è un settore pubblico che abbia e possa mostrare tale ricchezza in modo concentrato. Mi piacerebbe quindi davvero molto che la meritoria collezione Vascellari potesse essere ospitata pubblicamente, sia pur temporaneamente, nei nostri Musei in modo da riempire un vuoto inspiegabile nelle nostre Istituzioni e essere apprezzata non solo dai cultori o dagli amanti della materia, ma da tutte le persone che visitano i nostri tesori veneziani.

Loredana Giacomini
BestVeniceGuides
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