Gen
2022
Giovanna Gradella
Articolo di Giovanna Gradella

Le Gallerie dell’Accademia a Venezia

 

Ci sono almeno tre buone ragioni per visitare questo museo: l’arte, la storia, la città.

Non parliamo solo, dunque, della più importante collezione di arte veneziana al mondo ma anche, e soprattutto, del passato di Venezia. Cinque secoli di pittura, tavole, tele, colori, pennellate e velature, ma soprattutto immagini che, al di là delle iconografie, rivelano, o nascondono, vite, volti, storie personali, incontri tra culture diverse e dunque viaggi di mercanti, di artisti e delle loro opere. Tra le trame di queste testimonianze visive emerge Venezia, la città di ieri, non poi così diversa nelle architetture da quella di oggi, ma certamente unica per identità culturale.

Questo post intende tracciare una rapida panoramica delle principali opere conservate nel museo.

Gli edifici

I suoi edifici sono già di per sé storia, raccontano di stili e funzioni diverse e di una successiva forzatura che, durante le soppressioni napoleoniche, ne cambia la destinazione d’uso e li mette in comunicazione. Il museo, infatti, è ricavato all’interno di quelli che erano rispettivamente, una chiesa gotica, una Scuola (Confraternita laica) di origine tardomedivale ma rimaneggiata nel Settecento e un convento cinquecentesco. Giannantonio Selva prima e Carlo Scarpa poi li collegano e ne armonizzano gli spazi.

Gallerie dell’Accademia, Venezia, facciata
Canaletto, La Chiesa e la Scuola della Carità, dettaglio

Meglio di qualsiasi altra testimonianza una Veduta del Canaletto ci mostra questo angolo di Canal Grande alcuni decenni prima della sua trasformazione: manca il ponte naturalmente (il primo ponte dell’Accademia viene costruito dagli austriaci nell’Ottocento) e il complesso della Carità appare ancora integro, con il campanile e la vecchie facciate di chiesa e Scuola.

La collezione: dalle origini al Cinquecento

Al primo piano del museo sono conservate alcune delle opere più importanti che hanno fatto la storia della pittura veneziana. Nella Sala del Capitolo entriamo subito a contatto con alcuni splendidi polittici trecenteschi, su fondo oro, dalle evidenti valenze bizantine ma già pienamente veneziani, con quell’uso del colore ricco che poi diventerà la cifra dei pittori lagunari.

Lorenzo Veneziano, Polittico Lion, dettaglio, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Il primo Rinascimento irrompe a Venezia grazie al genio di Giovanni Bellini. Nelle sale a seguire alcune sue opere, come la Pala di San Giobbe o le numerose Madonne, aprono a una nuova dimensione più umana della pittura, a tratti intima, fatta di luce e colore, di velature cromatiche e stesure meticolose, immerse in contesti veneziani che, senza abbandonare la tradizione, già guardano alle novità della terraferma e d’oltralpe.

Giovanni Bellini, Pala di San Giobbe, Gallerie dell’Accademia, Venezia
Giovanni Bellini, Madonna degli Alberetti, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Accanto e dopo di lui, Cima da Conegliano,  Marco Basaiti, Vittore Carpaccio e poi Giorgione e Tiziano prolungano e arricchiscono il capitolo inaugurato da Bellini. Una sala in particolare rende omaggio a Giorgione raggruppando alcuni dei suoi capolavori come La Tempesta e La Vecchia, due opere di grande intensità visiva e ricche di riferimenti intellettuali, mentre le opere di Tiziano Vecellio, il pittore ufficiale della Repubblica di Venezia, sono state collocate in sale diverse a seconda del periodo compositivo. Una su tutte, la Pietà, opera concepita quale proprio cenotafio, riassume in modo emblematico, attraverso le pennellate sfumate e quasi monocrome, attraverso l’architettura e i dettagli compositivi, la grandezza di questo famoso interprete del Rinascimento veneziano.

Giorgione, La tempesta, Gallerie dell’Accademia, Venezia
Tiziano Vecellio, Pietà, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Capitolo a sé rappresentano i cicli pittorici della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista e della Scuola di Sant’Orsola. Veri e propri racconti per immagini, episodi delle vite e dei miracoli di santi trasferiti su tela con la grazia e la dovizia di particolari che solo, ancora, si travano a cavallo tra Quattro e Cinquecento.

Altro artista dalla forte personalità e già pienamente manierista è il Tintoretto. Numerose sue opere sono esposte alle Gallerie, tra queste alcuni potenti ritratti e i teleri dipinti per la Scuola Grande di San Marco che lasciano ben immaginare quale potente effetto avessero queste scene visionarie sui suoi concittadini.

Tintoretto, San Marco libera uno schiavo, Gallerie dell’Accademia, Venezia

La grande sala che ospita Il Convito in casa di Levi di Paolo Veronese è un tributo all’artista. Con la sua monumentale sceneggiatura trompe-l’oeil e l’accento mondano la tela ci porta verso la fine del secolo in una Venezia segnata dagli stravolgimenti politici dell’epoca e in particolare dalla Controriforma. Restano, a fare storia, i panneggi e le vivaci grazie femminili di Sante e Nobildonne che saranno così apprezzate, poi, nel Settecento.

Paolo Veronese, Convito in casa di Levi, dettaglio, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Le Nuove Gallerie: il Seicento e il Settecento

Nel 2021 sono stati inaugurati a piano terra i nuovi saloni del Seicento e Settecento che integrano e completano la panoramica della pittura ai tempi della Repubblica. Nel Seicento, accanto alle scuole che seguono la maniera di Bellini e Tiziano si affacciano in città nuove presenze ‘straniere’, da Genova, Roma, Napoli ma anche dalle Fiandre o dalla più vicina Padova. Attraverso il collezionismo veneziano da un lato e la necessità di rinnovamento dall’altro, passano, lasciando il segno, grandi pittori quali Bernardo Strozzi, Luca Giordano, Gianbattista Langetti ed è così che anche Venezia apre al neocaravaggismo.

Bernardo Strozzi, Ritratto di Giovanni Grimani, Gallerie dell’Accademia, Venezia
Luca Giordano, Deposizione di Cristo dalla Croce, dettaglio, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Ritrova invece una matrice tutta veneziana il Settecento, con i Tiepolo, i Guardi, i Longhi, famiglie che mettono in piedi vere e proprie imprese della pittura ma che ancora sanno inventare e interpretare in autonomia, con punte di vera genialità, il grande secolo di chiusura della storia della Repubblica.

Gianantonio Guardi, Erminia e Vafrino scoprono Tancredi ferito, Gallerie dell’Accademia, Venezia
Pietro Longhi, Il sarto, Gallerie dell’Accademia, Venezia

La visita alla Gallerie si conclude con alcuni modelli in gesso di Antonio Canova, aprendo una finestra sull’Ottocento e su quella che è la nostra storia recente.

Giovanna Gradella
BestVeniceGuides
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