Mar
2022
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Nicoletta Consentino
Articolo di Nicoletta Consentino

La pittura di Paolo Veronese nella chiesa di San Sebastiano a Venezia

 

La decorazione della chiesa di San Sebastiano fu una delle imprese più importanti di Paolo Veronese nel corso di tuta la sua vita. Egli cominciò a lavorare nella sacrestia della chiesa quasi subito dopo il suo arrivo a Venezia, nel 1555, chiamato dal nuovo priore della chiesa, Benedetto Torlioni, che Paolo aveva conosciuto a Verona, sua città natale.

Tra il 1555 ed il 1556 dipinse le tre tele del soffitto della navata principale e nel 1558 realizzò gli affreschi della parte superiore delle pareti della stessa navata. La pala per l’altar maggiore della chiesa fu dipinto nel 1565, così come le due grandi tele laterali del presbiterio. La relazione tra l’artista e la chiesa di San Sebastiano, la cui decorazione fu il primo trionfo veneziano di Paolo e che fu da lui scelta come luogo del suo eterno riposo, terminò solo con la sua morte, nel 1588.

Interno della chiesa di San Sebastiano https://www.italianways.com/it/paolo-veronese-torna-a-splendere-a-venezia/

L’insieme di tutte le opere realizzate a San Sebastiano ci permette di comprendere l’evoluzione dello stile del grande artista, considerato uno dei più importanti della scuola veneziana, il cui uso del colore e trattamento della prospettiva divennero indispensabile punto di riferimento per il maestro del barocco fiammingo Pietr Paul Rubens e per i pittori veneziani del XVIII secolo, tra i quali spicca Giovan Battista Tiepolo.

I primi dipinti realizzati, quelli del soffitto della sacrestia, ci sorprendono per i colori, chiari e luminosi, valorizzati dagli effetti cangianti che li rendono materia vibrante, viva, piena di riflessi, che conferiscono alla scena una profondità fittizia. Al centro trionfa l’ Incoronazione della Vergine, bellissima e lirica, però è soprattutto nelle quattro pitture rotonde che raffigurano gli Evangelisti e i loro simboli (San Matteo e l’Angelo; San Luca e il Bue alato; San Marco ed il Leone alato; San Giovanni e l’Aquila) che Veronese dilata l’angusto spazio della piccola sala: le tele, all’interno delle loro ricche cornici in legno dorato, danno l’illusione di essere molto profonde. I quattro Evangelisti sono figure poderose nella loro plasticità, si stendono o si siedono ai bordi delle tele contenuti all’interno dei loro limiti fisici, e spiccano su un cielo limpido e profondamente azzurro: per la prima volta nell’operato di Veronese si nota l’introduzione di un complesso schema compositivo che utilizza prospettive in trompe l’oeil nonché figure in posizioni fortemente contorte o in scorcio. Nei medaglioni situati ai quattro angoli appaiono cherubini, le quattro Virtù Cardinali ed episodi biblici, realizzati con l’intervento del fratello Benedetto Caliari.

Alcuni mesi dopo Paolo Veronese cominciò le tele per il soffitto della navata principale. Sono scene bibliche, narrate all’interno dell’Antico Testamento: il Ripudio di Vasti, Ester coronata regina ed Il Trionfo di Mardocheo sono soggetti insoliti nella decorazione di una chiesa veneziana, e nel loro insieme simboleggiano la prefigurazione della intercessione della Vergine durante il giudizio finale.

Paolo Veronese, 1555 – 56, Incoronazione di Ester , Chiesa di San Sebastiano, https://www.flickr.com/photos/hen-magonza/8054123429/in/photostream/

Ester, ragazza ebrea educata da Mardocheo, divenne sposa del potente re persiano Assuero dopo che egli ripudiò la prima moglie, Vasti. Il re non sapeva che la nuova sposa appartenesse al popolo che egli voleva distruggere, e per quel popolo ella rischiò la propria vita: chiamando a raccolta tutto il suo coraggio, Ester si presentò al suo sovrano, nonostante fosse proibito farlo senza essere convocati, e lo pregò di salvare il suo popolo. Assuero, ammirando il valore della donna, le concesse quanto richiesto.

Le caratteristiche principali di queste pitture sono il cromatismo risplendente e luminoso, e la presenza nello sfondo di grandi architetture che paiono impianti scenografici del teatro di quel tempo, e che anticipano gli sfondi delle fastose cene dipinte dal Veronese negli anni successivi. Gli elementi architettonici di queste tele non sono semplici mensole o cornici decorative, ma diventano co-protagonisti della narrazione, con scale piene di persone in prospettiva, scorci di colonne, facciate di palazzi e di templi classici, e tutto trae ispirazione dai libri di Sebastiano Serlio sul teatro e la scenografia teatrale, pubblicati nel 1545. In questi dipinti, l’artista dimostra la sua capacità di rappresentare strutture e prospettive, assemblando architettura, spazio e figure in una straordinaria unità compositiva.

Paolo Veronese, 1555 – 56 Il trionfo di Mardocheo, Chiesa di San Sebastiano: https://www.flickr.com/photos/hen-magonza/8054127309

Tra marzo e settembre 1558, Veronese tornò a San Sebastiano per decorare le pareti superiori della navata con diverse scene nelle quali dimostrò la sua grande fantasia: tutto attorno alla navata l’artista dipinse una galleria con colonne salomoniche, in parte scanalate, con le figure dei padri della Chiesa, profeti, personaggi biblici, sibille. Anche in questi affreschi, l’architettura dipinta sullo sfondo ricopre una funzione importantissima: ospita e sottolinea gli episodi principali, ed amplia illusionisticamente lo spazio.

San Sebastiano davanti a Diocleziano ed Il Martirio di San Sebastiano sono collocati sopra il coro dei monaci, e paiono davvero scene teatrali, in cui l’azione è solo frontale mentre sullo sfondo appare una maestosa scenografia dipinta con toni freddi e chiari: grigio, argento, azzurro e giallo.

I due affreschi raccontano episodi della vita del santo, considerato patrono contro la peste in quanto gli antichi credevano che questa malattia colpisse come i dardi di Apollo: Sebastiano era un soldato romano che fu condannato da Diocleziano perché non voleva abiurare al cristianesimo. Fu condannato ad essere ucciso da una pioggia di frecce, dalla quale fu però protetto grazie all’intervento divino. Veronese rappresenta il santo legato e picchiato dai soldati di Diocleziano.

Senza dubbio, le invenzioni più sorprendenti nelle quali lo spazio dipinto si mescola davvero con quello reale, sono l’affresco nel quale l’arciere lancia la sua freccia attraverso la navata fino a colpire Sebastiano, che è dipinto sulla parete di fronte, e quello con il Monaco ed il piccolo ragazzo di colore che paiono uscire da una porticina perfettamente simmetrica a quella dalla quale i monaci entravano nel coro. Stupenda è anche la Annunciazione, con l’angelo e la Vergine dipinti uno di fronte all’altra nei pennacchi dell’arco del presbiterio.

La grandiosità scenografica e figurativa è una delle caratteristiche anche delle ultime opere realizzate da Veronese per questa chiesa: le due tele del presbiterio, Marco e Marcellino condotti al martirio e Il martirio di San Sebastiano, e la pala per l’altar maggiore Madonna in maestà con i santi Sebastiano, Pietro, Caterina e Francesco. Nelle due scene di martirio, nonostante gli episodi descritti siano tragici, non è presente la rappresentazione patetica dei sentimenti come invece avviene in altre pitture dello stesso soggetto; risaltano i colori, che appaiono liquidi ed incandescenti. Lo stesso trionfo di colore, fastoso e risplendente, caratterizza la pala d’altare, dove la Vergine pare una regina, grazie alla sua posizione classica e alla espressione concentrata. Secondo la tradizione, il volto di San Francesco potrebbe essere quello di Bernardo Torlioni, il curato che commissionò a Veronese la decorazione della chiesa.

Nel 1570 le opere erano terminate, ma non terminò la relazione del pittore con la chiesa, dove, nel 1588, fu sepolto alla sinistra del coro.

Nicoletta Consentino
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