Apr
2022
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Luisella Romeo
Articolo di Luisella Romeo

Le campane di San Marco a Venezia

A cosa servivano le campane

Il suono delle campane di piazza San Marco è per tutti i veneziani qualcosa di molto familiare. Si sente in tutta la città e non solo. Una volta, parlando con un pescatore di Burano, mi raccontò che nel mezzo della notte mentre pescava in laguna, capiva che era arrivata la mezzanotte proprio dal suono delle campane di San Marco.

In passato, le campane non annunciavano soltanto specifici momenti della giornata o servizi religiosi. Ad esempio, avvisavano di attacchi pirateschi oppure informavano i residenti che era scoppiato un incendio. O annunciavano il coprifuoco. A questo proposito, la campana più grande del campanile di San Marco suonava ogni mattina e, fra le varie funzioni, fino al 1797 indicò ai guardiani del ghetto ebraico quando andavano aperti i cancelli.

Dettaglio di una delle campane di San Marco

I nomi delle campane di San Marco

Al momento nella cella in alto del campanile di San Marco si trovano cinque campane. Non sono sempre state cinque. Un tempo ce ne erano sei, anche sette. Quelle attuali sono chiamate come le antiche del XV secolo. Ossia Marangona per la più grande, Nona o Mezzana, la Pregadi, la Trottiera e il Maleficio. I loro nomi originariamente erano legati all’occasione in cui erano suonate. La Marangona è chiamata così perché indicava l’inizio della giornata lavorativa delle maestranze dell’Arsenale (i marangoni erano i falegnami). La Nona per l’ora nona, all’incirca mezzogiorno. La Pregàdi invece suonava alle riunioni dei senatori chiamati appunto “pregàdi” perché “pregati” di partecipare ai lavori del Senato. Trottiera sembra derivi il nome dai cavalli al trotto che portavano i membri del Governo a Palazzo ducale. Ed infine il Maleficio il cui suono annunciava le esecuzioni capitali.

Quanti anni hanno le campane di San Marco?

Nessuna di queste campane è effettivamente antica. Quando crollò il campanile —erano le 9:47 di mattina del 14 luglio nel 1902— quattro delle cinque campane andarono in pezzi. La più grande, la Marangona fu ritrovata intatta, ma anche in questo caso, non si tratta più della Marangona antica ma della campana fusa durante la dominazione asburgica.

Dettaglio di una delle campane di San Marco

Una curiosità: quando la basilica di San Marco divenne cattedrale nel 1807, il Patriarca si preoccupò che il campanile fosse dotato di nuove campane, grandissime. Così, al fine di fonderne di nuove, si utilizzò il bronzo delle campane esistenti al quale si aggiunse il bronzo di oltre 6000 campane provenienti dai monasteri, conventi e chiese, secolarizzati dopo l’editto napoleonico del 1807. Le nuove campane però risultarono troppo pesanti e alla fine non vennero mai usate. Così gli Asburgo fecero fondere nuove campane, tra cui la Marangona che si vede oggi, sopravvissuta al crollo del campanile nel 1902.

Come furono create le quattro campane di San Marco

Non fu semplice fondere le quattro campane considerato che dovevano essere intonate alla Marangona superstite. 

Formata una commissione di esperti —direttori delle cappelle musicali di San Marco a Venezia, del Santo di Padova, il direttore del Conservatorio di musica di Milano e Ermanno Secondo Barigozzi, che gestiva la fonderia omonima a Milano— si parte con il lavoro.

Barigozzi per prima cosa viene a Venezia per capire che nota suona la Marangona. Si tratta di un la, e quindi capisce che le altre campane devono suonare si, do diesis, re e mi. Barigozzi dunque recupera il bronzo delle campane distrutte e organizza sull’isola di Sant’Elena il luogo dove avverrà la fusione.

Dettaglio di una delle campane di San Marco

C’è qualcosa di speciale nel momento in cui il bronzo viene gettato in fonderia. Emozionante. Si prova timore. I fonditori, come il dio Efesto, stanno in piedi davanti al fuoco che proviene dalla terra e ripuliscono la superficie del metallo dalle impurità con una specie di mestolone, che immergono nel liquido incandescente. Pare di essere sulla bocca di un vulcano, con la lava pronta a eruttare e ad essere gettata per acquistare la forma che gli esseri umani vorranno dargli.

Bisogna scegliere il momento giusto, aspettare che il metallo raggiunga la temperatura esatta e poi… vai! Anche le forme delle campane di San Marco quel giorno, il 24 aprile del 1909, erano sotto terra per gestire la pressione metallostatica di ben 8 tonnellate di bronzo incandescente. 

A giugno il controllo del suono. Già, perché fino a quel momento, chi poteva dire che in mezzo a tutto questo fuoco, metallo e fumo, le campane avrebbero suonato la nota giusta? Non occorre dirlo, basta ascoltarle per sapere che tutto andò per il meglio.

Dettaglio di una delle campane di San Marco

Un’ultima curiosità: sulle campane si trova uno spazio vuoto dove avrebbe dovuto essere messo il nome di Barigozzi, il fonditore. Perché? Fu lo stesso Barigozzi che decise così, ma questa parte della storia e altro vi racconterò quando saliremo assieme sul campanile a osservare la bellezza delle campane e, naturalmente, anche quella di Venezia.

Vista di Venezia dall’alto del campanile di San Marco

Luisella Romeo
BestVeniceGuides
www.seevenice.it
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