Barbara Tasca
Articolo di Barbara Tasca

Isabella Canali Andreini e il mestiere dell’attrice

 

Isabella Canali Andreini fu colei che diede veramente inizio al mestiere d’attore/attrice, nobilitando questa professione, spesso screditata ed osteggiata. Basti pensare ad un significativo decreto della Serenissima Repubblica, risalente al 1778, emesso dall’inquisitore Antonio Maria Tiepolo e rivolto proprio ai Comici: “Stasera se verze la porta al teatro, ma no se verze la porta al postribolo. Recordeve che vu altri comici se’ persone in odio a Dio benedeto, ma tolerai dal Principe per pascolo de la zente che se compiase dele vostre iniquità. … a vu altri co facilità ve se scalda la testa, ma el magistrato starà vigilante se falaré. Andé là, e operé da Cristiani co tuto che sié comici.”

Stasera si apre la porta del teatro, ma non si apre quella del postribolo. Ricordatevi, che voi Comici, siete persone in odio a Dio benedetto, ma siete tollerati dal principe per diletto della gente che si compiace delle vostre iniquità… A voi vi si scalda la testa facilmente, ma il magistrato vigilerà su di voi. Andate e operate da cristiani, nonostante siate dei comici”.

Colta e affascinante era Isabella. Il padre si chiamava Paolo Canali, di origine veneziana e di modeste condizioni, che tuttavia riuscì ad impartire alla figlia non solo una buonissima educazione, ma anche una vera “fame di conoscenza” che non l’abbandonò mai.

Isabella Canali Andreini, Enciclopedia dello Spettacolo, Casa Goldoni, Venezia

Isabella portava sulle labbra l’oliva di Pallade,
nella faccia gli orti di Adone,
nel seno il convito degli Dei,
nel petto il cinto di Venere,
e tra le braccia il castissimo Amore

Così viene descritta da un poeta del ‘600. Nata presumibilmente nel 1562, a Padova, centro universitario e filosofico di grande importanza per la città di Venezia e fucina di tanti attori, Isabella fu davvero un’attrice di grande talento e divenne famosissima, calcando le scene dei più grandi teatri europei. Quando morì, nel 1604, a soli 42 anni, fu sepolta con tutti gli onori. Si racconta che una folla immensa seguì a Lione il funerale di Isabella, che si svolse con una solennità ed un decoro pari solo alla sua enorme popolarità. Ed è molto importante sottolineare che il suo nome coincide proprio con un personaggio/un carattere preciso della Commedia dell’Arte, quello appunto di Isabella, “l’Innamorata” o l’Amorosa, frutto dunque della sua eccezionale bravura, della sua straordinaria capacità di dare spessore e credibilità al personaggio che interpretava in scena.

Isabella, Maurice Sand, Masques et buffons, 1860, Biblioteca Casa Goldoni, Venezia

La commedia dell’arte e le prime compagnie comiche

La commedia dell’arte, che iniziò la sua grande avventura nella seconda metà del ‘500 e si esaurì nel ‘700, trae il suo nome dal fatto che furono comici di mestiere a rappresentarla sulle piazze e presso le corti d’Europa. Conosciuta anche come commedia a soggetto o improvvisa, perché veniva improvvisata su trame e soggetti già predisposti, fu inoltre chiamata commedia delle maschere e commedia italiana. Nel 1545, si formò a Padova la prima compagnia comica costituita da soli attori maschi, ma la commedia dell’arte professionista portò un’importante novità, una novità scandalosa per l’epoca: l’introduzione delle donne in scena.

Si racconta che la prima donna a calcare le scene fu la veneziana Vincenza Armani, però, come spiega Pompeo Molmenti, nella sua splendida “Storia di Venezia nella vita privata”, Isabella fu sicuramente ammirata e lodata in vita e in morte dai principi, dal popolo e dai maggiori poeti, tra i quali Torquato Tasso, che scrisse per lei un sonetto di raffinata eleganza.

Isabella Canali Andreini, ne I comici italiani di Luigi Rasi, 1897, Biblioteca Casa Goldoni, Venezia

Isabella e Francesco Andreini

Isabella entra giovanissima nella Compagnia dei Gelosi, come Prima Donna Innamorata, che era la principale parte seria femminile. Si lega presto in sodalizio familiare e professionale (fatto ricorrente nella tradizione degli attori) a Francesco Andreini, anche lui nella Compagnia dei Gelosi e che sulle scene sostenne nei primi tempi la parte dell’Innamorato e poi creò il personaggio del soldato vanaglorioso e millantatore, il famoso Capitan Spavento di Vall’Inferna.

Capitan Spaventa, La commedia dell’arte di Laura Mangini, Filippi Editore, 1984, Venezia

“Andreini”, il cognome di Isabella e Francesco, potrebbe essere un nome d’arte, scelto dai coniugi stessi. Citando Siro Ferrone, drammaturgo, Isabella e Francesco sono “quasi sospesi nel vuoto della storia… le loro biografie o sono oscure o si perdono… nel cielo del mito”. La Compagnia dei Gelosi si esibì a Venezia nel 1574 di fronte al Re Enrico III e nel 1589 a Firenze per recitare La Pazzia definita “commedia d’Isabella commediante”, in occasione delle nozze di Ferdinando de’ Medici con Cristina di Lorena. L’espressione “d’Isabella” non significa che Isabella fosse l’autrice di questa commedia, bensì che ne aveva una tale padronanza scenica da farla sua e la sua interpretazione passò alla storia.

Isabella Canali Andreini, ne I comici italiani di Luigi Rasi, 1897, Biblioteca Casa Goldoni, Venezia

Nel 1585, Tommaso Garzoni esalta Isabella nella sua opera Piazza Universale di tutte le professioni del mondo: “la gratiosa Isabella, decoro delle scene, ornamento de teatri, spettacolo superbo non meno di virtù che di bellezza, ha illustrato ancora lei questa professione, in modo che ogni voce, ogni lingua, ogni grido risuonerà il celebre nome di Isabella.” Dopo una trionfale tournée, I Gelosi nel 1603 sono in Francia per la terza volta, sempre guidati da Francesco e Isabella, recitano acclamatissimi alla corte del re Enrico IV, la cui moglie è Maria de’ Medici e di cui Isabella diventa amica e protetta. Emerge, dunque, il mecenatismo dei reali di Francia e il fatto che i comici erano ormai diventati, come gli artisti, un prezioso segno da esibire a dimostrazione del proprio potere.

Ricordiamo, inoltre, che i due coniugi attori ebbero molti figli chi scrive sette e chi otto, di cui solo Giovan Battista seguì le orme dei genitori, entrando anche lui a far parte dei Gelosi con il nome d’arte di Lelio e divenne uno dei più importanti drammaturghi del secolo. La nostra Isabella Andreini, che si distinse anche come cantante di straordinaria bravura e musicista di talento, fu una madre premurosa, una moglie fedele e di tutte queste virtù si fece scudo per raggiungere, contro i pregiudizi dell’epoca, lo scopo di essere riconosciuta come donna onesta e virtuosa, cercando di sfatare quelle dicerie che legavano il mestiere di attrice sempre a quello di meretrice.

La sua personalità era veramente poliedrica: fu anche poetessa e letterata e, in qualità di letterata fu ammessa, una delle rare donne ad esserlo, all’Accademia degli Intenti, con il nome de l’Accesa. Nel 1603, Isabella pubblicò Le Rime, dedicate al cardinal Aldobrandini, nella casa del quale, in una singolare gara poetica Isabella fu talmente brava da posizionarsi solo dopo il Tasso. Postuma è invece la pubblicazione delle sue Lettere e dei Ragionamenti piacevoli. La Andreini scrittrice è forse ricordata soprattutto per la favola pastorale “Mirtilla”, in cui si esalta il matrimonio e l’amore coniugale.

Riguardo alla diffusione iconografica del ritratto di Isabella Andreini, trovo interessante quanto scrive Maria Ines Aliverti a proposito di un dipinto di Paolo Veronese, conservato al Museo Thyssen di  Madrid, dal titolo Ritratto di dama con cagnolino, che la Aliverti ritiene essere proprio un ritratto dell’attrice, databile all’incirca al 1583 o al massimo gli inizi del 1584. Questo ritratto “è un documento unico, non solo come testimonianza di una fase della vita e dell’arte di Isabella, ama anche come testimonianza di una fase della Commedia dell’arte… la giovane donna è ritratta in piedi, di tre quarti, lo sguardo pensoso… i capelli di un biondo dorato fittamente ricci e aderenti alla testa, secondo la moda veneziana, ma tanto da dare l’impressione di un taglio maschile; il piccolo libro retto nella mano sinistra e tenuto aperto rimanda all’abitudine intellettuale e riflessiva della giovane donna… l’abito che indossa sembra pensato per agevolare i movimenti… l’assenza di monili ne enfatizza il carattere di raffinata semplicità e misura “virile”. Infine la posa della donna ha un tratto energico… anche il cagnolino condivide l’attitudine vivace e attenta della sua padrona.”

Paolo Veronese, Ritratto di dama con cagnolino, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid

Isabella, bella di nome, bella di corpo e bellissima d’animousando le parole dell’inseparabile consorte Francesco, morì a causa di un aborto e alla sua memoria, pensate, fu coniata persino una medaglia con la sua effigie e con le parole Aeterna fama. “E di tentar fama mai non sarò stanca…”: il suo proposito era quello di rimanere nella memoria sia per altezza di virtù che per gloria e fama imperitura…

Isabella Canali Andreini, ne I comici italiani di Luigi Rasi, 1897, Biblioteca Casa Goldoni, Venezia

Barbara Tasca
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