Il giovane Antonio Canova ai suoi esordi

Dalla natia Possagno in provincia di Treviso, il giovane Antonio si trasferì a Venezia quando era ancora un ragazzino. Ecco come appare oggi la casa natale dello scultore, diventata sede museale insieme all’eccezionale Gipsoteca che contiene tutti i modelli originali delle sue sculture (ristrutturata in modo geniale dall’architetto Carlo Scarpa e restaurata di recente).

La parte della Gipsoteca di Possagno (TV) progettata da Carlo Scarpa
La scultura di Antonio Canova intitolata ad Orfeo ed Euridice, oggi al Museo Correr di Venezia, è la prima opera importante dell’artista, realizzata quando non aveva ancora vent’anni. Era stata scolpita per adornare un giardino, quello della Villa Falier ai Pradazzi di Asolo e il materiale prescelto era la pietra di Vicenza, un materiale meno nobile del marmo. Queste sculture sono ispirate al mito di Orfeo, contenuto nelle Metamorfosi di Ovidio e nelle Georgiche di Virgilio.

Lungo il basamento troviamo un’iscrizione contenente versi dei due poeti. Si tratta di due sculture distinte: Euridice fu eseguita per prima. Claudio Monteverdi aveva trattato il tema nella sua opera Orfeo all’inizio del XVII secolo e nella seconda metà del Settecento il musicista Christoph Willibald Gluck compose l’opera Orfeo ed Euridice, facendola rappresentare prima in italiano a Vienna, quando il direttore del Burgtheater era Giacomo Durazzo, e poi in francese a Parigi con maggiore fortuna.
Il conte Giacomo Durazzo era uomo di teatro e aveva una villa favolosa a Mestre.
Anche quest’opera scultorea di Canova è melodrammatica. Orfeo sta trasgredendo l’ordine ricevuto dagli Dei di non voltarsi a guardare l’amata e quindi la perde. Orfeo è cosciente del proprio errore ed è addolorato, si pente e vorrebbe tornare indietro, prova a trattenere Euridice. Lei si abbandona all’indietro, è straziata dal fatto che perde la libertà a pochi passi dal suo conseguimento e quasi lo rimprovera per la sua mancanza di fiducia e di pazienza. Il braccio destro della donna è inerte, afferrato da una mano che la trascina agli Inferi. Questa mano spunta da alcune volute di fumo, sembra proprio un’invenzione teatrale granguignolesca.

Un’altra scultura di Canova di altissima qualità si trova al Correr a pochi metri di distanza da quella appena menzionata. L’artista si misurò con il mito di Dedalo e Icaro (1779).

Gli fu commissionata dal nobile Pietro Vettor Pisani, procuratore di San Marco per essere esposta a Palazzo Pisani Moretta. Fu ammirata dai veneziani durante la fiera dell’Ascensione del 1777. L’artista guadagnò la somma di cento zecchini e quindi poté sostenere le spese per il suo viaggio di studio a Roma.

Per realizzare quest’opera, Canova lavorò magistralmente il marmo di Carrara, tanto da farci vedere distintamente la differenza tra la pelle di Dedalo e quella del giovane, efebico Icaro. Ai tempi di Canova il suo realismo estremo fu ritenuto volgare. Per quanto riguarda la composizione di questo gruppo scultoreo si evidenzia la dialettica tra le due figure, in cui emerge uno spazio vuoto tra le braccia di Dedalo e l’atto di ritirarsi di Icaro, che prefigura lo spazio celeste vacuo in cui l’uomo e il ragazzo andranno verso il loro triste destino per scappare dal Labirinto e dal Minotauro. Ai piedi di questo gruppo scultoreo troviamo gli strumenti di lavoro dello scultore e degli scalpellini, come il nonno Pasino che gli insegnò i primi rudimenti del mestiere.


Al Museo Correr ci sono molte altre testimonianze dell’opera di Canova che potremo facilmente illustrare nel corso della nostra visita guidata. Facile anche consigliarvi di visitare con noi le Gallerie dell’Accademia e a breve potremo anche vedere ai Frari il mausoleo restaurato contenente il cuore dello scultore nell’occasione dell’anniversario della sua morte. Tanti sono gli argomenti da trattare e i luoghi da visitare, questo post è solo un’introduzione!
Ringraziandovi per l’attenzione, vi lascio con l’immagine del sontuoso tempio canoviano di Possagno in cui è sepolto lo scultore Canova che fu una vera celebrità internazionale ai suoi tempi.

Stefania Colecchia
BestVeniceGuides
www.yourguideinvenice.it
Se desiderate prenotare una visita guidata con Stefania Colecchia, scrivetele a: colecchiastefania@gmail.com

