Barbara Tasca
Articolo di Barbara Tasca

Venezia città del gioco: tra carte e dadi… una sfrenata passione!

 

Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione.
(Platone)

Venezia, città dalle mille sfaccettature, è stata, specie in passato, città del gioco e dello svago per antonomasia, con il suo Carnevale e il suo celeberrimo Ridotto, la prima casa da gioco pubblica, inaugurata dalla Serenissima nel 1638. “Vi si gioca allegramente dappertutto”, racconta Gemelli Careri, uomo di legge e viaggiatore, presente a Venezia, verso la fine del ’600: dalle botteghe, alle osterie, ai caffè, alle locande; persino sotto le Procuratie Vecchie, giorno e notte, si raduna gente di varia estrazione e condizione, come pure sotto le Procuratie Nuove. Già dalla fine del XVII. sec. Venezia è La calamita d’Europa, attrattiva de’ forestieri… “ , citando la guida della città, scritta dall’abate Diego Zunica. Ancor prima, nel 1608, il viaggiatore inglese Thomas Coryat, parlando di Piazza San Marco, accenna a quel famoso “Nicola Baratterius”, che, con sistema alquanto ingegnoso, nel 1172 riuscì a sollevare le due imponenti colonne della Piazzetta, ottenendo così dal doge, la possibilità di gestire il gioco d’azzardo proprio tra le due colonne, in deroga alle leggi e arricchendosi enormemente. 

Le due colonne in Piazzetta, San Marco, Venezia

Giocatori celebri… 

“La speranza è quell’unico bene, che un giocatore non perde mai. Anzi in esso lui moltiplica e cresce a proporzione delle sue perdite”, scriveva Pietro Chiari. E certamente un profondo conoscitore della psicologia del giocatore, in quanto giocatore lui stesso, fu Giacomo Casanova. Leggendo la sua autobiografia, potremmo compiere un vero e proprio tour del gioco nelle principali corti d’Europa. Il grande avventuriero cita 22 giochi diversi e descrive una famosa partita a “picchetto” durata ben 42 ore: è indubbiamente il rappresentante tipico di quel mondo ludico del ‘700, che aveva una grande dimestichezza con carte e dadi, partecipava a lotterie e usava svariati trucchi con straordinaria disinvoltura. Il gioco non era solo appannaggio degli uomini; anche le donne si lasciavano andare a questa passione ed era per loro indispensabile conoscere qualche gioco di carte, con il quale potenziare la propria capacità di seduzione. Il gioco d’azzardo era quasi esclusivamente maschile, ma alcune dame lasciarono vere fortune ai tavoli da gioco o vinsero grazie alla loro abilità nel filare, cioè nel “barare”, sfilando dal mazzo la carta favorevole. Tra gli assidui frequentatori del sopracitato Ridotto di Palazzo Dandolo a San Moisé figurano anche dogi, in particolare Bertucci Valier e suo figlio Silvestro e sicuramente Marco Foscarini. Un’altra celebrità fu il re di Danimarca Federico IV, che nel 1708, mascherato, com’era d’obbligo per i giocatori, si recò nel famoso Ridotto e vinse una somma ingente, ma arrivato il momento di andarsene… beh concedetemi di raccontarvi questo aneddoto, quando visiterete Venezia… ! 

Giocatore e tavoliere, scena ispirata alla commedia Il Giuocatore di Carlo Goldoni, Casa Goldoni, Venezia
Giocatore e tavoliere, scena ispirata alla commedia Il Giuocatore di Carlo Goldoni, dettaglio, Casa Goldoni, Venezia

Ecco alcuni tipici giochi a carte e dadi

Tra i giochi con le carte, che ebbero maggiore fortuna a Venezia, va segnalato il faraone, che ebbe un gran successo nei tavoli da gioco del ‘700: un vero fenomeno di costume e chi non lo conosceva, poteva ritenersi escluso dall’alta società. Simile era il gioco detto la bassetta, con una differenza importante: in questo caso, diversamente dal faraone, era il banchiere a decidere sull’entità delle poste e non i giocatori. Un altro gioco di puro azzardo, dove la fortuna gioca un ruolo determinante rispetto all’abilità del giocatore, era il biribiss o biribisso: il progenitore della roulette ed ebbe una diffusione molto ampia a Venezia, essendo parente stretto del lotto. Esclusivamente veneziano il gioco della meneghella, descritto in modo dettagliato da Carlo Goldoni nella sua commedia “Una delle ultime sere di Carnovale”.  E che dire del backgammon o tric trac, dalle origini antichissime, dove l’abilità del giocatore era essenziale, tanto quanto la buona sorte?! A Venezia si chiamava anche gioco dello sbaraglino. Tra i giochi con i dadi mi piace ricordare in particolare il “dilettevole gioco dell’oca” e “il nobilissimo gioco della mea”, spesso caratterizzati da ricche decorazioni e da una valenza educativa. 

Gioco del biribissi, Casa Goldoni, Venezia
Gioco del biribissi, dettaglio, Casa Goldoni, Venezia
Gioco della Mea, Museo Correr, Venezia
Scatole multigioco, Museo Correr, Venezia
Gioco dell’oca, credits: Fondazione Musei Civici di Venezia, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe

Casini o ridotti

Ed ora un accenno ai ritrovi da gioco per eccellenza: i cosiddetti casini o ridotti, peculiari di Venezia. In questi luoghi si incontravano compagnie di persone, soprattutto nobili, ma non solo, e il loro passatempo preferito era per l’appunto il gioco. Il primo casino nacque probabilmente nel 1282 a S. Basso, nei pressi della Piazza San Marco e, nel 1744, se ne contavano ben 118! Segretezza e divertimento, intimità e raffinatezza… Alcuni di questi luoghi sono ancora visitabili.

Leggi e divieti

Tra il XII e il XVIII secolo la Serenissima modificò più volte il proprio indirizzo legislativo e repressivo. Dalle pene generalmente pecuniarie degli inizi si passò alle pene corporali. Nel Seicento, si incisero le leggi, che vietavano giochi di ogni tipo, sul marmo, all’esterno di molte Chiese di Venezia, divieti che comunque vennero spesso elusi, soprattutto nel ‘700… e lo stesso governo si mostrava tollerante, pur nella sua severità.

Decreto contro i giochi, Facciata Chiesa di San Giacomo dell’Orio, Venezia

La Venezia del gioco nella pittura

Visitando i nostri musei civici, come Ca’ Rezzonico, Casa Goldoni, il Correr, come pure La Fondazione Querini Stampalia, avremo modo di approfondire questo aspetto interessante della civiltà veneziana. Sicuramente uno dei luoghi maggiormente immortalati dai pittori veneziani del Settecento è stato il Ridotto: da Francesco Guardi a Pietro Longhi a Gabriel Bella e numerosi altri pittori hanno rivolto la propria attenzione a questo ambiente, che, come casa da gioco, fu chiuso nel 1774. 

Gabriele Bella, Il nuovo Ridotto, dipinto che raffigura il Ridotto di San Moisé dopo la ristrutturazione neoclassica a cura di B. Maccaruzzi nel 1768, credits: Fondazione Querini Stampalia

… e nella letteratura

Illustri nomi hanno scritto di gioco e giocatori: da Dante a Pietro Aretino, da François Rabelais a Dostoevskij, ma restando in ambito lagunare, oltre al summenzionato Giacomo Casanova con la sua Histoire de ma vie, ritengo significativo ricordare un altro vivace protagonista del Settecento veneziano: Lorenzo Da Ponte, il celebre librettista di alcune delle più importanti opere di Mozart, che nelle sue Memorie fa spesso riferimento al fenomeno del gioco. E tornando a Carlo Goldoni, nelle sue commedie il carattere del giocatore e il vizio del gioco emergono in tutta la loro efficacia. Vi saluto pertanto con una piccola citazione da Il Giuocatore: “i zogadori se i perde, i pianze; se i guadagna, i se despera, perché non i ha guadagnà tuto quel che i voleva”.

Spero che questo mio post abbiamo suscitato in voi il desiderio di visitare luoghi della città lagunare che non conoscete ancora, magari avendo come fil rouge proprio il tema del gioco.

Barbara Tasca
BestVeniceGuides
www.thinkvenice.com
Se desiderate prenotare una visita guidata con Barbara Tasca, scrivetele a: barbara.tasca.ve@gmail.com

Bibliografia: Fanti e Denari, Arsenale Editrice