Mar
2023
Monica Gambarotto
Articolo di Monica Gambarotto

Alla scoperta di un’isola poco conosciuta: il Lazzaretto Nuovo

 

Molti conoscono le isole più famose della Laguna di Venezia, soprattutto quelle della Laguna Nord, ovvero Murano, Burano e Torcello. Qualcuno magari si è avventurato per una pedalata al Lido oppure addirittura a Sant’Erasmo. Altre isole sono divenute note per la recente apertura di alberghi, come ad esempio San Clemente.

Esistono però innumerevoli isole ricche di storia a cui non molti fanno caso… isole recuperate dopo decenni di lavori e ricerche, ed in seguito aperte al pubblico. Ma non tutti sanno della loro esistenza e della loro fruibilità. Negli ultimi anni tuttavia hanno destato notevole interesse in un numero sempre crescente di persone.

È questo il caso del Lazzaretto Nuovo.

Breve storia del Lazzaretto Nuovo

Il Teson Grando del Lazzaretto Nuovo

Isola con probabile funzione strategica già dall’antichità, in seguito sede di monastero benedettino, nel 1468 diventa un luogo di fondamentale importanza per la Repubblica di Venezia, al fine di contrastare i contagi e limitare le catastrofiche conseguenze dovute alle frequenti epidemie, in particolare quelle di peste bubbonica.

Era già stato istituito nel 1423 un ospedale statale per ospitare gli ammalati conclamati: si trattava del Lazzaretto Vecchio. Lo Stato aveva quindi cominciato ad occuparsi direttamente delle condizioni sanitarie dei cittadini, attività che precedentemente era stata naturalmente affidata agli ordini religiosi, come opera di carità.

La Repubblica però, da un lato, intuisce che serve un intervento politico per arginare il più possibile i contagi; dall’altro, comprende che la causa della diffusione delle malattie sta nel movimento di persone e merci, nonché nelle caratteristiche ambientali.

Serve pertanto isolare anche coloro che, pur non manifestando alcun sintomo, provengono da luoghi sospetti. Viene identificata un’isola dove tali viandanti e mercanzie devono trascorrere un periodo di quaranta giorni, onde evitare ogni eventuale rischio di contagio. Nasce il Lazzaretto Nuovo, e con esso il concetto di quarantena.

Dopo la caduta della Repubblica, l’isola verrà utilizzata per scopi militari.

Vita nel Lazzaretto Nuovo

L’aspetto del Lazzaretto Nuovo nei secoli XVI-XVIII (foto dal sito www.lazzarettiveneziani.it)

La vita si svolgeva in modo piuttosto tranquillo.

Le persone erano ospitate in piccole casette, un centinaio circa, disposte lungo il perimetro dell’isola, che risultava circondata da un muro di cinta.

Una casa si distingueva dalle altre, per dimensioni e per il fatto di essere più confortevole: era l’abitazione del funzionario della Repubblica preposto al governo dell’isola.

Esisteva un forno dove cuocere il pane, si trovavano pozzi per l’approvvigionamento dell’acqua.

Teson Grando, interno

Grandi edifici, chiamati tese, erano preposti ad accogliere le merci: si trattava di strutture caratterizzate da ampi archi aperti su entrambi i lati lunghi, per far circolare l’aria. Oltre che arieggiate, le mercanzie, sollevate da terra su appositi supporti, erano anche esposte a fumi di erbe aromatiche oppure venivano disinfettate con l’aceto.

Un medico quotidianamente visitava coloro che temporaneamente risiedevano nell’isola.

Reperti archeologici e testimonianze storiche

Iscrizioni all’interno del Teson Grando

Il Lazzaretto Nuovo ovviamente ha subito profonde trasformazioni nel corso dei secoli, soprattutto nell’800 e nel ‘900. Molti edifici sono stati demoliti o modificati. La funzione militare è stata dismessa solo in tempi relativamente recenti, nel 1975. Da quel momento è iniziato un lento lavoro di recupero, grazie ad interventi di ricerca e restauro finanziati non solo da enti governativi, ma anche da fondazioni private. Di fondamentale importanza è stata a questo proposito l’attività delle associazioni Ekos Club ed Archeoclub d’Italia sede di Venezia, promotrici di un importantissimo progetto ecomuseale: senza la caparbietà e la determinazione dei membri di queste associazioni non si sarebbe accesa l’attenzione su questo luogo e non si sarebbero raggiunti  risultati così notevoli.

In questi decenni sono quindi venuti alla luce un numero considerevole di reperti, alcuni addirittura databili all’età del bronzo, a testimonianza del fatto che le isole della laguna furono abitate anche in un lontanissimo passato. Numerosi sono anche i ritrovamenti di età romana e alto medievale: brocche e svariati pezzi di ceramica, monete, nonché reperti umani. Molti di questi oggetti sono esporti nel museo allestito all’interno del Teson Grando.

Particolarmente interessanti sono soprattutto le iscrizioni che troviamo nel medesimo edificio. Si tratta di riferimenti a Dogi, eventi, arrivi di nuovi “ospiti” sull’isola, provenienze di merci e persone. Vi troviamo anche disegni, alcuni dei quali piuttosto evocativi, come quello che rappresenta indubbiamente una chiesa bizantina.

Iscrizione con chiesa bizantina

Sono tutte testimonianze di storia, vita, cultura di quest’isola.

Il Lazzaretto Nuovo ed il suo ambiente

L’ambiente del Lazzaretto Nuovo

L’isola è circondata da numerose barene, dalla specifica vegetazione e dall’eccezionale fauna, soprattutto ornitologica.

Possiamo percorrere il Sentiero delle barene: si tratta di una passeggiata lungo il perimetro del Lazzaretto, che ci permette di ammirare un ambiente molto particolare, facendoci apprezzare le bellezze naturali che tanto spesso passano in secondo piano rispetto alle meraviglie architettoniche di Venezia. Questo sentiero è stato allestito in collaborazione con il Museo di Storia Naturale di Venezia.

Oltre i boschetti, spiando tra i rami di allori, frassini, pruni selvatici ed altri alberi ed arbusti, possiamo intravedere la vegetazione tipica delle barene: salicornia, limonium,mangrovia

Nel viale che conduce al teson fanno bella mostra di sé gelsi secolari. Non mancano frassini, pioppi e alberi da frutto.

Nel lato nord, avvicinandoci ad un ghebo, possiamo notare pesci e crostacei lagunari.

La varietà di uccelli è notevole: gabbiani, aironi, garzette, falchi di palude… e magari si può pure intravvedere qualche fenicottero nelle vicinanze.

Vi accompagneremo volentieri per una visita guidata di questo angolo così insolito di Laguna: non ne rimarrete delusi!

Ringrazio i membri del progetto Ecomuseo dei Lazzaretti Veneziani (www.lazzarettiveneziani.it) per la competenza, la dedizione e l’infinita  pazienza.

Monica Gambarotto
BestVeniceGuides
www.guidedtoursinvenice.com

Se desiderate prenotare una visita guidata con Monica Gambarotto, scrivetele a: monica.gambarotto@gmail.com