Nov
2023
Fiona Giusto
Articolo di Fiona Giusto

La Giudecca e l’architettura industriale tra mattoni e comignoli

 

Una mattina di novembre decisi di fare una passeggiata nell’isola della Giudecca in compagnia delle mia macchina fotografica. La mia intenzione era scattare qualche foto, approfittando del cielo blu, a complessi industriali di fine Ottocento o primo Novecento ristrutturati o ricostruiti ex novo da vari architetti contemporanei.
Quindi già immaginavo nella mia testa foto di esempi di architettura moderna e contemporanea, non la Venezia classica, patinata delle cartoline, un po‘ kitsch.

la fotografa ed alle mie spalle gli edifici alle Zattere, riflessi in una finestra della Giudecca

Birreria – Ernst Wullekopf

Scesa alla fermata Palanca, passando accanto alla Chiesa di Sant’Eufemia con il bel soffitto stuccato e affrescato, mi incamminai verso la Birreria, progettata all’inizio del Novecento dall’architetto tedesco di Hannover Ernst Wullekopf.

All’epoca a Venezia esistevano 4 birrerie, la Birreria Bilotti era attiva fin dal 1836 nei pressi di Santa Chiara; divenuta poi Distilleria Veneziana (più tardi Birra San Marco, Pedavena Dreher) fece edificare questo complesso alla Giudecca.
Tuttavia questa birreria per me rimarrà sempre solo la birreria Dreher, da bambina Dreher suonava divertente; pensavo fosse un nome tedesco; non sapevo allora derivasse da Anton Dreher senior di origine ungherese.

Giuseppe Gambirasio

All’inizio degli anni Ottanta l’architetto bergamasco Giuseppe Gambirasio (1930-2016), per anni docente allo IUAV, trasformò il corpo di fabbrica principale, la Fabbrica degli Spiriti, per conto del Comune di Venezia in 44 appartamenti ad uso residenziale.

la facciata principale della birreria

La riconversione dell’edificio centrale in mattone (30 x 20 x 22 metri) con i grandi lucernari ed i muri portanti molto grossi poneva fin dal principio una serie di difficoltà. Attraverso la costruzione di un ballatoio e relative gallerie Gambirasio riuscì a progettare 44 appartamenti. La luce scivola attraverso le 3 piramidi di vetro verso l’interno. Queste piramidi sono la testimonianza visiva che sono stata apportate modifiche all’interno, pur avendo mantenuto intatta la struttura esterna.

parte posteriore del complesso ed uscita di emergenza nel comignolo

Passando davanti alla Fabbrica di tessuti Fortuny mi fermai a sbirciare nello show-room. Dal 1919 vengono stampate meravigliose fantasie su cotone secondo un procedimento inventato dallo stesso Fortuny ed ancora oggi rimasto segreto. Riflettevo come nel caso di una visita guidata con clienti in quest’isola avrei spiegato il motivo della presenza della bandiera americana che sventola accanto a quella italiana.

la fabbrica di tessuti Fortuny ed il Molino Stucky

E da lì procedetti verso l’estremità occidentale, verso il Molino Stucky, divenuto dopo un restauro conservativo Hotel Hilton.
Spesso in occasione di passeggiate lungo la riva delle Zattere dei clienti mi avevano chiesto cosa fosse quello strano edificio in mattone simile ad un castello (neo)gotico.

Visto dal basso verso l’alto, la mole dello Stucky è sicuramente imponente, specie in una giornata con il cielo terso come questa.

la facciata orientale del Molino Stucky

Giovanni Stucky ed il suo Molino – Ernst Wullekopf

La storia iniziò con il mugnaio svizzero Hans Stucky, originario dei sobborghi di Berna, che a metà dell’Ottocento giunse nel Veneto, a quei tempi la regione italiana con il maggior numero di mulini, in una società in cui i mugnai rivestivano un ruolo importante.

Si stabilì prima nella Marca Trevigiana e poi lavorò presso un tedesco di Augusta, Oexle, che gestiva il mulino San Girolamo a Venezia. Quando quest’ultimo morì, Hans si trasferì in terraferma e si mise in proprio.

Dopo un periodo di studio e formazione in Germania, Austria ed in Ungheria il figlio Giovanni Stucky tornò a Venezia ed aiutò il padre, prima di acquistare una proprietà all’estremità occidentale della Giudecca, sede di un deposito di legname e di un convento con annessa chiesa.

Il suo mulino a 6 piani era perfettamente posizionato di fronte al porto di Venezia, che andava sviluppandosi proprio in quegli anni. La sua idea geniale fu di sfruttare la vicinanza del porto per poter ricevere e lavorare velocemente il grano russo importato. I suoi macchinari di origine ungherese permettevano di lavorare maggiori quantitativi di grano e di ottenerne una farina fine, di ottima qualità.

Nel 1895 Giovanni Stucky, divenuto nel frattempo il veneziano più ricco (180.000 Lire il suo reddito annuo), diede l’incarico all’architetto Ernst Wullekopf di ampliare il preesistente complesso.

Il gigantesco orologio che si può ammirare tutt’ora sulla facciata divenne simbolo dell’architettura industriale italiana di quegli anni.

Giovanni e Ernst si erano conosciuti casualmente, in treno, dove avevano iniziato a chiacchierare, immersi nella conversazione avevano poi mancato la loro fermata… a lungo continuarono a ridere di questo episodio.

Mi avvicinai alla corte davanti al vecchio pastificio, dove al centro troneggia il busto di Giovanni Stucky.

busto di Giovanni Stucky

Giovanni Stucky, il principe dei mugnai, amava la musica classica, il valzer, il proprietario di Palazzo Grassi sul Canal Grande e la Villa Stucky in terraferma a Mogliano ci guarda con sguardo divertito e sicuro di sé.

Cementificio – Gino Valle

Raggiunsi poi la fabbrica che all’inizio dello scorso secolo era diventata fabbrica di cemento Casale Monferrato, poi deposito di legname Trevisan.

L’architetto e designer Gino Valle (1923-2003) di Udine progettò negli anni Ottanta ex novo il complesso IACP con 94 appartamenti. In qualità di designer aveva collaborato con Zanussi e Solari (il suo orologio Cifra 5 aveva vinto pure un compasso d’oro).

Qui progettò un complesso ‘a tappeto’ con un blocco centrale (100 x 30 metri) di 4 piani ed un edifico di 2 piani digradante verso la laguna, ai due lati le ‘torri’, 5 edifici a 4 piani

scala che conduce al corpo centrale progettato da Gino Valle

Valle tenne in alta considerazione l’ambiente circostante; l’imponente massa dell’edifico è davvero massiccia verso il mulino, mentre si alleggerisce verso la laguna, va a scemare verso la piatta laguna. Anche il materiale dialoga con l’ambiente, il mattone è il materiale del mulino e della fabbrica Fortuny, anche se qui più chiaro, rosato. La massa muraria viene contornata sotto e sopra da calcestruzzo armato.

il gioco delle linee nel corpo centrale

Quando intonacati, i muri hanno il colore verdolino dell’acqua della laguna.

corpo di fabbrica laterale, la torre, con la parete intonacata color verdolino

Nessun rumore proveniva dal canale della Giudecca, regnava il silenzio. Mi diressi verso il chiostro rinascimentale dei santi Cosma e Damiano, oggi sede di botteghe di artigiani che lavorano al piano terra, ed abitano in quello superiore.

Guardai l’orologio e mi resi conto che il tempo era volato. Mi ripromisi di tornare la mattina successiva per fotografare il complesso Junghans.

Fiona Giusto
BestVeniceGuides
www.venicetours.it
Se desiderate prenotare una visita guidata con Fiona Giusto, scrivetele a: fiona.giusto@alice.it